Antoine Zoelly | Mise en boîte

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Alain de Benoist | Réponses

Cos’è la metapolitica? Perché si è spezzato il legame sociale? Come rispondere alla logica del pensiero unico? E ancora: individualismo, sovranità popolare, indipendenza, democrazia liberale, decrescita, forma-capitale, ecologia tra modernità e postmodernità. Questi sono alcuni dei temi trattati in questo viaggio filmico alla scoperta del pensiero del filosofo francese Alain de Benoist.
Il progetto si divide in tre volumi, ciascuno dei quali costituisce un documentario autonomo.

volume 1 (FRA/ITA, 52min, 2017)
politica e metapolitica, identità, pensiero unico

volume 2 (FRA/ITA, 52 min, 2018)
democrazia, sovranità, indipendenza

volume 3 (in produzione)
ecologia, decrescita, forma-capitale

 

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Alain de Benoist | Réponses

AdB

ALAIN DE BENOIST – Réponses VOL. 1
(Fra/Ita, 52min, 2017)

–sommaire–
1 Politique et métapolitique
2 Lien social, hyperréalité, pensée unique
3 Identité
4 Individualisme

*

*

Personalmente mi sono tenuto sempre distante dall’azione politica. Beninteso, in quanto intellettuale mi interesso alla politica, la osservo. Ma non voglio esserne un attore, e ci sono varie ragioni. C’è una ragione di temperamento: io non ho il temperamento di un attore politico, non mi vedo calcare la scena pubblica per arringare le folle con quella o quell’altra tematica. Io sono un intellettuale, ma non ne faccio un modello. Una società interamente composta da intellettuali sarebbe sicuramente e totalmente invivibile; penso tuttavia che ci vogliano degli intellettuali in tutte le società, e particolarmente in quella in cui viviamo.

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Diorama letterario 328

Schermata 2016-02-28 alle 10.13.32

IL PUNTO
Nemici falsi, nemici veri (Marco Tarchi)
LABORATORIO
Le opinioni di Alain de Benoist su:
Valls, il sergente reclutatore di Sarkozy
Quando una misura eccezionale può diventare la norma
Produttivismo e fine del riscaldamento globale: l’equazione impossibile
I mezzi per esistere e le ragioni per vivere (e morire)
Non serve a niente sopprimere l’Isis, se non si sa con cosa sostituirlo
Francia e Germania: una storia piena di malintesi che non sono stati rimossi
DOSSIER
Il comunitarismo diffamato
Comunitarismo. Perché tanto odio?
Il dato comune (Alain de Benoist)
Insostituibili comunità (Alain de Benoist)
Dagli al “comunitarismo”! (Alain de Benoist)
Le ambiguità del “multiculturalismo” (Alain de Benoist)
Il ritorno in scena delle comunità è una bella notizia (intervista a Michel Maffesoli)
L’INTERVISTA
Interviste recenti di Marco Tarchi su:
Tanti rischi per il premier, più che rottamare medierà
Verso un’egemonia populista in Europa?
Una nuova fase per la Lega Nord?
Le grigie prospettive della destra italiana
OPINIONI
Lettera al Papa (Archimede Callaioli)
IDEE
Alain de Benoist: Il trattato transatlantico (Eduardo Zarelli)
Charles Robin: La sinistra del capitale e dell’alta finanza (intervista all’autore)
Ermanno Rea: Il caso Piegari. Attualità di una vecchia sconfitta (Marco De Troia)
LETTERATURA
Svetlana Aleksievic: Ragazzi di zinco (Iacopo Nappini)
Massimo Zamboni: L’eco di uno sparo (Francesco Bergomi)
SCIENZE UMANE
Christoph Turcke: La società eccitata (Alberto Giovanni Biuso)

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Fiorenza Licitra | L’estinzione della buona tavola: bande di inappetenti all’arrembaggio

Il divampare della polemica sulla nocività della carne – trattata o meno – è solo la punta d’iceberg del “vivere politicamente corretto”, i cui dettami stanno ammorbando ogni versante dello scibile umano. Il ventre della nostra cultura, la gastronomia, non fa eccezione. Così, a destra e a manca, si va diffondendo una sorta di “crociata in tavola”, che fa razzia delle beatitudini tutte: fritti e soffritti, pane e pasta, pesce e uova, carne e formaggi, dolci e alcolici.

Persino la Chiesa, un tempo, aveva trovato il modo di raggirare certi veti, approvando il consumo delle folaghe nei giorni di magro: erano, sì, uccelli, ma, bazzicando sulle acque aperte, potevano benissimo essere considerate alla stregua di “pesci volanti”. Più che un di peccato di gola, si trattò di una finezza per rendere onore alle creature.

Lo smantellamento della tradizione culinaria non è affatto iniziato con i vegani, i fruttariani, i sedicenti brethariani o i seguaci della paleodieta – queste bande di inappetenti sembrano esserlo più per sazietà che per fini spirituali – ma è cominciata la volta in cui un signore, o più verosimilmente una signora, pretese che nel suo piatto non vi fosse presenza alcuna né di aglio né di cipolla a guastarle il fiato. Ecco com’è stato servito l’inizio della fine. Continua a leggere

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Alberto G. Biuso | Su Stanley Kubrick

[Questo testo prende spunto dal bel libro che Enrico Ghezzi ha dedicato a Kubrick, pubblicato dal “Castoro Cinema” nel 1995]

Come Leonardo da Vinci: un’intelligenza onnivora ma anche unitaria, che trasforma ciò che tocca in pensiero, invenzione, apertura di possibilità. Questo è Kubrick con la sua opera. Sulla quale il regista esercita un controllo totale, dalla scelta del soggetto alla stampa delle copie. Continua a leggere

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Alberto G. Biuso | Lo scambio simbolico e la morte

baudrillard_scambio simbolicoAutore: Jean Baudrillard
Titolo: Lo scambio simbolico e la morte (L’échange symbolique et la mort, 1976)
Traduzione: Girolamo Mancuso
Edizione: Feltrinelli, Milano 2007
Pagine: 255

Nelle società avanzate il principio di simulazione ha sostituito il principio di realtà. Alla contraffazione della prima età moderna e alla produzione di quella industriale, segue la simulazione, intesa da Baudrillard in termini assai complessi, a partire dalla universale riproducibilità tecnologica, artificiale e mediatica di ogni ente, evento e processo: «Per le opinioni, come per i beni materiali, la produzione è morta, viva la riproduzione!» (pag. 78) e, con essa, una cultura impregnata della morte artificiale e della equivalenza generale di ogni cosa con ogni altra, fondamento dello scambio capitalistico che ha sostituito e distrutto lo scambio simbolico.
Lo scambio tra forza lavoro e salario si fonda sulla morte, «bisogna che un uomo muoia per diventare forza-lavoro. È questa morte che egli monetizza nel salario» (55). La morte diventa così l’equivalente generale della socializzazione. Nel passaggio «dallo scambio simbolico delle differenze alla logica sociale delle equivalenze» (188), reale diventa «ciò di cui è possibile fare una riproduzione equivalente. […] Al termine di questo processo di riproducibilità, il reale è non soltanto ciò che può essere riprodotto, ma ciò che è sempre già riprodotto. Iperreale» (87). Continua a leggere

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Fabio Secchi Frau | Le sedie di Dio

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Questo eccentrico lungometraggio sulle sedie, che segna il debutto sul grande schermo di un nuovo e innovativo regista francese, è in realtà una pellicola sulle rocambolesche avventure di un’equipe cinematografica alle prese con la propria vita e lo sviluppo del loro progetto audiovisivo. Con entusiasmo creativo, a tratti debordante, Jérôme Walter Gueguen crea comunque un’opera originale giocata sul contrasto fra il genere documentaristico, i film a soggetto, i mockumentary, le videoinstallazioni, una filosofia morettiana del lavoro del regista e i temi della filmografia di 
Elio Petri, in un continuo altalenarsi fra modernità e classicità. Il nucleo della storia è infatti puro metacinema: come il regista Fernand di Effetto notte (1973), anche Walter Gueguen tenta di realizzare un film – il suo ha come protagonista un ex operaio di una fallita fabbrica di sedie che vive l’angoscia della precarietà e della disoccupazione – facendo però fronte a tutti i problemi e le questioni riguardanti la definizione del soggetto, la sua messa in script, la produzione, il casting e la scelta di uno stile da seguire.

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Alain de Benoist | La pace è fragile

Nicolas Gauthier | “Questa volta è la guerra”, titolava Le Parisienne il giorno dopo gli attentati del 13 novembre. “Siamo in guerra”, ha dichiarato Manuel Valls. È anche il vostro avviso?

Alain de Benoist | Certamente. Ma perché dirlo se è così evidente? Tutta la questione è là: siamo in guerra, ma molti francesi non lo capiscono. Agli attentati del 13 novembre che, a differenza di quelli del gennaio scorso, non colpiscono nessuno in particolare ma tutto il mondo indistintamente, essi rispondono nei termini convenuti che appartengono principalmente al registro umanitario (“tristezza, orrore”), lacrimale (“abbiamo un pensiero per le vittime”) e materno (“proteggerci dai cattivi”). Osservano dei minuti di silenzio e accendono candele come avremmo fatto in occasione di un omicidio perpetuato da un folle in una scuola, di una catastrofe aerea o di un terremoto. Proclamano même pas peur, scappando via come dei conigli al minimo falso allarme. Paura, insicurezza, psicosi. In fin dei conti, gli attentati ci riportano a un livello di violenza incomprensibile del quale sono responsabili “coloro che amano la morte” e del quale sono vittime “quelli che amano la vita”. Questo vocabolario, questa attitudine, queste reazioni non sono quelle di persone che hanno capito cos’è la guerra. Gli attentati hanno colpito uomini e donne che non avevano il sentimento di essere in guerra o di viverne una. Continua a leggere

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Diorama letterario n. 326

Schermata 2015-11-23 alle 15.50.18

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

IL PUNTO – Apologia della fuga (Marco Tarchi)

LABORATORIO – Front national 2.0: perché Philippot ha ragione; Il pentimento non ha assolutamente niente a che fare con la politica; Nella logica capitalista, i disoccupati sono diventati uomini superflui; Con la postmodernità, l’individualismo si trasforma in egocentrismo narcisistico; Il voltafaccia di Tsipras è spiegabilissimo; Papa Francesco contro il sistema capitalista; Lo “scontro di civiltà” tra farsa e malinteso; Migranti: gli interventi umanitari in genere non fanno altro che aggravare le cose; Isis: barbari, non idioti; La Chiesa ha sempre criticato il regno del denaro (Alain de Benoist)

OSSERVATORIO – La polveriera ucraina e lo scenario internazionale: L’Ucraina, la Russia, l’Occidente e il destino dell’Europa (Pierre Bérard); L’asse Parigi-Berlino-Kiev, vicolo cieco? (Jean-Robert Raviot); La questione ucraina (Giuseppe Ladetto); Quando il popolo dice no (Alain de Benoist); Occorre uno sguardo realistico sulle prospettive dell’immigrazione (Giuseppe Giaccio).

POLITICA – Henry Kissinger: Ordine mondiale (Giuseppe Ladetto)

STORIA – Franco Cardini e Sergio Valzania: La scintilla (Archimede Callaioli)

L’INTERVISTA – Ancora su Grillo e populismo
Grillo è populista. Il M5S sempre meno; Renzi è un populista addolcito; Renzi non ha cambiato la politica. Ecco perché Grillo può vincere; Paura o commozione: l’immigrazione non si governa così (articolo e interviste di Marco Tarchi)

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