Alain de Benoist | Réponses

Alain de Benoist. Réponses (FRA/ITA, 143′, 2017)

cos’è la metapolitica?
vi può essere un dialogo fra politica e metapolitica?
primato o autonomia del politico?
il popolo, i popoli.
internet, poi?
cos’è l’identità?
l’identità tra modernità e postmodernità: differenze e ripetizioni.
la democrazia liberale tra modernità e postmodernità.
sovranità popolare e sovranità nazionale.
perché votare?
individualismo e cristianesimo.
in che modo le democrazie liberali sono sempre a rischio della loro negazione totalitaria?
indipendentismo o autonomismo?

(questi sono alcuni dei temi presenti nel documentario “Alain de Benoist. Réponses”, che nel 2016 inizierà la fase di post-produzione)

Share

Fiorenza Licitra | L’estinzione della buona tavola: bande di inappetenti all’arrembaggio

Il divampare della polemica sulla nocività della carne – trattata o meno – è solo la punta d’iceberg del “vivere politicamente corretto”, i cui dettami stanno ammorbando ogni versante dello scibile umano. Il ventre della nostra cultura, la gastronomia, non fa eccezione. Così, a destra e a manca, si va diffondendo una sorta di “crociata in tavola”, che fa razzia delle beatitudini tutte: fritti e soffritti, pane e pasta, pesce e uova, carne e formaggi, dolci e alcolici.

Persino la Chiesa, un tempo, aveva trovato il modo di raggirare certi veti, approvando il consumo delle folaghe nei giorni di magro: erano, sì, uccelli, ma, bazzicando sulle acque aperte, potevano benissimo essere considerate alla stregua di “pesci volanti”. Più che un di peccato di gola, si trattò di una finezza per rendere onore alle creature.

Lo smantellamento della tradizione culinaria non è affatto iniziato con i vegani, i fruttariani, i sedicenti brethariani o i seguaci della paleodieta – queste bande di inappetenti sembrano esserlo più per sazietà che per fini spirituali – ma è cominciata la volta in cui un signore, o più verosimilmente una signora, pretese che nel suo piatto non vi fosse presenza alcuna né di aglio né di cipolla a guastarle il fiato. Ecco com’è stato servito l’inizio della fine. Continue reading

Share

Proiezioni Laterali a Bologna

4 dicembre 2015
Arterìa
Vicolo Broglio 1/E
Bologna

(a cura di Casa Lettrice Malicuvata. in collaborazione con Aplysia e Caucaso Factory)

20h
Una minima esposizione par Alberto Careri

15_fetus_particolare

ITA – Alberto Careri | Nato a Sassari nel 1982, vive a Bologna da oltre dieci anni. È uno dei bitumisti, corrente pittorica sorta in Italia all’inizio di questo secolo.

FRA – Alberto Careri | Né à Sassari en 1982, il habite à Bologne depuis dix ans. Il travaille avec de la poudre de café et aussi du  bitume. Il fait partie de “Les bitumistes”, un ensemble d’artistes basés en Italie depuis le début des années 2000.

POR – Alberto Careri | Nascido em Sassari em 1982, mora em Bolonha há mais de dez anos. Trabalha com pó de café e betume. Faz parte dos ‘betumistas’, corrente artística que surgiu na Itália no início deste século.

ENG – Alberto Careri | He was born in Sassari in 1982 and has been living in Bologna for longer than ten years. He is part of the painting movement called “The Bitumists”, which started in Italy at the beginning of the current century.

 

20h30
Antiguide – (26′, Fra/Ita, 2016)
un film-musique di Simone Olla
prodotto da Malicuvata e Aplysia

Un viaggio sonoro fra luce e oscurità, un Amleto impossibile da vedere, una distanza gelida che lenta, movimento dopo movimento, si accorcia. Una possibile uscita dai nostri occhi schermi. Une autre sortie.

 

21h30
LE SEDIE DI DIO (85’/FRA/2014)
di Jérôme Walter Gueguen
scritto da Simone Olla e Jérôme Walter Gueguen
con Enrico Masi, Jérôme Walter Gueguen, Simone Olla, Filippo Balestra
musica di Pierre Sangue, Zende Music e Zhi Li

Prodotto da Les films du Lemming
in collaborazione con Malicuvata, Caucaso, Aplysia, Isolavision, Forêt Bleue, K2scar

Pubblicazione dell’opera in cartaceo e derivati a cura di Malicuvata

PRESENTATO IN CONCORSO AL MILANO FILM FESTIVAL 2014
SEZIONE LUNGOMETRAGGI

Nota critica di Andrea Lavagnini – Milano Film Festival 2014
Jérôme è un regista che vuole fare un film importante, che incarni i nostri tempi e la sempiterna crisi del presente. Vuole fare un film che possa unire denuncia sociale e commedia, intimismo e surrealtà. Jérôme vuole fare un film sulle sedie. Oggetti simbolo di ogni ragionamento semiologico, strumenti quotidiani di utile semplicità, le sedie sono l’incarnazione perfetta di ogni processo produttivo, icona semplice per parlare di economia e di produzione. Ma, come una pila di seggiole accatastate, anche il film è una pellicola su più strati e più livelli. Nanni Moretti, Elio Petri, i mockumentary, le videoinstallazioni; Jérôme e il suo film sulle sedie attraverseranno ogni fase cinematografica, ogni genere, per diventare un film de-genere, de-strutturato, de-localizzato. Le sedie di Dio spinge lo spettatore a uno scarto: chi sono i personaggi? È reale quello che accade? Mentre le riprese del film di Jérôme avanzano, anche i confini stessi della pellicola che lo spettatore sta guardando iniziano a confondersi. Enrico produttore scettico, Simone scrittore spiantato, la Francia, l’Italia, la Cina. Appassionanti, impegnati, indecisi, irritanti o accattivanti, i personaggi sono ogni possibile declinazione del prodotto (artistico) cinematografico, e forse, come ogni buon prodotto che si rispetti, rischieranno di finire fuori produzione.

Share

Alberto G. Biuso | Su Stanley Kubrick

[Questo testo prende spunto dal bel libro che Enrico Ghezzi ha dedicato a Kubrick, pubblicato dal “Castoro Cinema” nel 1995]

Come Leonardo da Vinci: un’intelligenza onnivora ma anche unitaria, che trasforma ciò che tocca in pensiero, invenzione, apertura di possibilità. Questo è Kubrick con la sua opera. Sulla quale il regista esercita un controllo totale, dalla scelta del soggetto alla stampa delle copie. Continue reading

Share

Alberto G. Biuso | Lo scambio simbolico e la morte

baudrillard_scambio simbolicoAutore: Jean Baudrillard
Titolo: Lo scambio simbolico e la morte (L’échange symbolique et la mort, 1976)
Traduzione: Girolamo Mancuso
Edizione: Feltrinelli, Milano 2007
Pagine: 255

Nelle società avanzate il principio di simulazione ha sostituito il principio di realtà. Alla contraffazione della prima età moderna e alla produzione di quella industriale, segue la simulazione, intesa da Baudrillard in termini assai complessi, a partire dalla universale riproducibilità tecnologica, artificiale e mediatica di ogni ente, evento e processo: «Per le opinioni, come per i beni materiali, la produzione è morta, viva la riproduzione!» (pag. 78) e, con essa, una cultura impregnata della morte artificiale e della equivalenza generale di ogni cosa con ogni altra, fondamento dello scambio capitalistico che ha sostituito e distrutto lo scambio simbolico.
Lo scambio tra forza lavoro e salario si fonda sulla morte, «bisogna che un uomo muoia per diventare forza-lavoro. È questa morte che egli monetizza nel salario» (55). La morte diventa così l’equivalente generale della socializzazione. Nel passaggio «dallo scambio simbolico delle differenze alla logica sociale delle equivalenze» (188), reale diventa «ciò di cui è possibile fare una riproduzione equivalente. […] Al termine di questo processo di riproducibilità, il reale è non soltanto ciò che può essere riprodotto, ma ciò che è sempre già riprodotto. Iperreale» (87). Continue reading

Share

Fabio Secchi Frau | Le sedie di Dio

IMG_2553
Questo eccentrico lungometraggio sulle sedie, che segna il debutto sul grande schermo di un nuovo e innovativo regista francese, è in realtà una pellicola sulle rocambolesche avventure di un’equipe cinematografica alle prese con la propria vita e lo sviluppo del loro progetto audiovisivo. Con entusiasmo creativo, a tratti debordante, Jérôme Walter Gueguen crea comunque un’opera originale giocata sul contrasto fra il genere documentaristico, i film a soggetto, i mockumentary, le videoinstallazioni, una filosofia morettiana del lavoro del regista e i temi della filmografia di 
Elio Petri, in un continuo altalenarsi fra modernità e classicità. Il nucleo della storia è infatti puro metacinema: come il regista Fernand di Effetto notte (1973), anche Walter Gueguen tenta di realizzare un film – il suo ha come protagonista un ex operaio di una fallita fabbrica di sedie che vive l’angoscia della precarietà e della disoccupazione – facendo però fronte a tutti i problemi e le questioni riguardanti la definizione del soggetto, la sua messa in script, la produzione, il casting e la scelta di uno stile da seguire.

Continue reading

Share

Alain de Benoist | La pace è fragile

Nicolas Gauthier | “Questa volta è la guerra”, titolava Le Parisienne il giorno dopo gli attentati del 13 novembre. “Siamo in guerra”, ha dichiarato Manuel Valls. È anche il vostro avviso?

Alain de Benoist | Certamente. Ma perché dirlo se è così evidente? Tutta la questione è là: siamo in guerra, ma molti francesi non lo capiscono. Agli attentati del 13 novembre che, a differenza di quelli del gennaio scorso, non colpiscono nessuno in particolare ma tutto il mondo indistintamente, essi rispondono nei termini convenuti che appartengono principalmente al registro umanitario (“tristezza, orrore”), lacrimale (“abbiamo un pensiero per le vittime”) e materno (“proteggerci dai cattivi”). Osservano dei minuti di silenzio e accendono candele come avremmo fatto in occasione di un omicidio perpetuato da un folle in una scuola, di una catastrofe aerea o di un terremoto. Proclamano même pas peur, scappando via come dei conigli al minimo falso allarme. Paura, insicurezza, psicosi. In fin dei conti, gli attentati ci riportano a un livello di violenza incomprensibile del quale sono responsabili “coloro che amano la morte” e del quale sono vittime “quelli che amano la vita”. Questo vocabolario, questa attitudine, queste reazioni non sono quelle di persone che hanno capito cos’è la guerra. Gli attentati hanno colpito uomini e donne che non avevano il sentimento di essere in guerra o di viverne una. Continue reading

Share

Diorama letterario n. 326

Schermata 2015-11-23 alle 15.50.18

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

IL PUNTO – Apologia della fuga (Marco Tarchi)

LABORATORIO – Front national 2.0: perché Philippot ha ragione; Il pentimento non ha assolutamente niente a che fare con la politica; Nella logica capitalista, i disoccupati sono diventati uomini superflui; Con la postmodernità, l’individualismo si trasforma in egocentrismo narcisistico; Il voltafaccia di Tsipras è spiegabilissimo; Papa Francesco contro il sistema capitalista; Lo “scontro di civiltà” tra farsa e malinteso; Migranti: gli interventi umanitari in genere non fanno altro che aggravare le cose; Isis: barbari, non idioti; La Chiesa ha sempre criticato il regno del denaro (Alain de Benoist)

OSSERVATORIO – La polveriera ucraina e lo scenario internazionale: L’Ucraina, la Russia, l’Occidente e il destino dell’Europa (Pierre Bérard); L’asse Parigi-Berlino-Kiev, vicolo cieco? (Jean-Robert Raviot); La questione ucraina (Giuseppe Ladetto); Quando il popolo dice no (Alain de Benoist); Occorre uno sguardo realistico sulle prospettive dell’immigrazione (Giuseppe Giaccio).

POLITICA – Henry Kissinger: Ordine mondiale (Giuseppe Ladetto)

STORIA – Franco Cardini e Sergio Valzania: La scintilla (Archimede Callaioli)

L’INTERVISTA – Ancora su Grillo e populismo
Grillo è populista. Il M5S sempre meno; Renzi è un populista addolcito; Renzi non ha cambiato la politica. Ecco perché Grillo può vincere; Paura o commozione: l’immigrazione non si governa così (articolo e interviste di Marco Tarchi)

Share

Marco Tarchi | Il nemico dell’Europa non è l’islam

David Allegranti | Ha ancora senso tenere distinto l’islam politico dall’islam tout court?
Marco Tarchi | Sì, soprattutto se per “islam politico” si sottintende il fondamentalismo, perché se è vero che il secondo può essere un terreno di proselitismo per il primo, lo è altrettanto che molti musulmani – per ora, una larga maggioranza – non condividono affatto i propositi dei dirigenti dello Stato islamico e tantomeno il suo progetto di una guerra tra civiltà. Né va dimenticato che Isis ha sinora massacrato molti più musulmani che cristiani (o “crociati”, come preferisce definirli). Fare d’ogni erba un fascio porterebbe a ridurre la distanza tra i fedeli al Corano e il califfato e a spingerne un numero maggiore, per reazione, contro i paesi in cui oggi vivono. Continue reading

Share

Alberto G. Biuso | Massacri

Una immensa allucinazione collettiva. Questo è la società dello spettacolo nel XXI secolo. In essa può accadere che una sola immagine cancelli il significato di milioni di altre simili, diventando uno strumento di ciò che l’immagine stessa dice di combattere. Il bambino che alcuni mesi fa è stato trovato morto annegato sulle spiagge turche ha monopolizzato sentimenti comprensibili ma parziali, nascondendo milioni di vittime delle guerre scatenate dall’imperialismo finanziario che mai si riposa nella sua ansia distruttiva. È infatti «difficile trovare nella memoria qualche traccia di una altrettanto viva partecipazione emotiva alla sorte di quel milione di bambini che, a detta di organizzazioni collegate all’Onu, sono deceduti per le conseguenze dirette o indirette (prima di tutto l’embargo esteso a medicine e generi alimentari) della guerra a suo tempo mossa dagli Stati Uniti d’America e dai loro alleati-vassalli all’Iraq» (M.Tarchi, in Diorama letterario, n. 326, p. 1). Quanti sono soliti criticare i ‘populismi’ per il loro parlare ‘alla pancia e non alla testa’ utilizzano a man bassa immagini come quella del bambino annegato, in modo da indurre a loro volta a pensieri e atteggiamenti che nulla hanno di razionale e argomentato. Tanto è vero che molti altri bimbi sono morti allo stesso modo ma di essi lo spettacolo non ha parlato. Le medesime immagini, infatti, se ripetute annoiano, non fanno vendere giornali, non inducono al ‘mi piace’ sui social network.

Continue reading

Share