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Alain de Benoist | Risposte dalla postmodernità

Il legame sociale si rompe, quindi, e si rompe dapprima sotto l’influenza dell’ideologia liberale che è un’ideologia individualista perché si fonda sul modello de l’homo economicus, e cioè su un uomo concepito unicamente come produttore/consumatore e che non ha altra ambizione nella vita che quello di cercare di massimizzare razionalmente e egoisticamente i propri interessi materiali. Dunque quest’idea che l’individuo sia egli stesso il proprio fine, che entra nella società come si entra in una competizione… o guardando i suoi vicini e quelli che gli sono attorno come dei competitori… o come dei nemici virtuali… tutto questo ha spezzato il legame sociale.

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Passaggi per il bosco

(tutti i crediti nei titoli di coda, quando sarà.)

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Gruppo Opìfice | Prepararsi alle nuove frontiere

La scelta del Gruppo Opìfice di pensare la società  e di pensarsi oltre le categorie Destra/Sinistra non deve essere rinchiusa nel recinto dell’antipolitica. Interpretare la complessità della società in cui viviamo è una scelta politica, prima che un dovere non più rimandabile, nonostante questa interpretazione avvenga al di là della destra e della sinistra e abbia come fine l’azione sulle coscienze di una data comunità. Le opposizioni politiche utilizzate per filtrare il groviglio di messaggi, relazioni, stimoli, urgenze della tarda modernità non sono capaci di fornire risposte adeguate. L’ecologismo è di destra o di sinistra? Il multiculturalismo è di destra o di sinistra? L’antieconomicismo è di destra o di sinistra? La partecipazione è di destra o di sinistra? E ancora, europeismo e americanismo dove si collocano? L’elenco potrebbe allungarsi, comprendendo al suo interno tutte quelle idee-forza che “vivono” nella nostra società complessa ma che non hanno rispondenza nella fragile e facile diade Destra/Sinistra. Continue reading

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Alain de Benoist | Réponses

Politica e cultura: vi può essere un dialogo fra politica e metapolitica?

Personalmente – ma questa è una scelta personale – io mi sono tenuto sempre distante dall’azione politica. Beninteso, in quanto intellettuale mi interesso alla politica, la osservo. Ma non voglio esserne un attore; e ci sono varie ragioni. C’è una ragione di temperamento: io non ho il temperamento di un attore politico, non mi vedo calcare la scena pubblica per arringare le folle con quella o quell’altra tematica. Io sono un intellettuale, ma non ne faccio un modello. Una società interamente composta da intellettuali sarebbe sicuramente e totalmente invivibile; penso tuttavia che ci vogliano degli intellettuali in tutte le società, e particolarmente in quella in cui viviamo.
Dunque non credo a questo dialogo con la politica per temperamento, e anche per convinzione: non credo che i politici possano diffondere immediatamente delle tematiche nuove, e la conseguenza di un tale dialogo sarebbe automaticamente un’inflessione demagogica o elettoralistica del discorso metapolitico.
Si pone allora il problema della strategia. Continue reading

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alain de benoist | jean baudrillard

Poco prima della sua morte, per riassumere il suo itinerario, egli diceva di essere stato «patafisico a 20 anni, situazionista a 30, utopista a 40, trasversale a 50, virale e metaleptique a 60». Nella sua opera, si parla di simulacri, di virus, di strategie fatali, di strani attrattori, di seduzione. Tanto per dire che la sociologia di Jean Baudrillard non è una sociologia come le altre.

Nato a Reims nel 1929, in una famiglia originaria delle Ardenne (ma suo padre era un gendarme), è segnalato nella scuola primaria dai suoi istitutori e integra il liceo beneficiando di una borsa di studio. Un professore di filosofia lo inizia alla «patafisica» d’Alfred Jarry, ciò gli servirà più tardi per «[rompere] avec tout un faux sérieux philosophique». Nel 1984, Jean Baudrillard si ritrova in hypokhagne (lettere superiori) al liceo Henry IV a Parigi, ma volta presto le spalle al concorso di ingresso alla Normale superiore per stabilirsi come operaio agricolo, e poi come massone, nella regione di Arles. Tornato nella capitale, termina i suoi studi alla Sorbonne, supera un concorso statale a cattedra per l’insegnamento del tedesco e diventa professore di liceo. Per qualche tempo lettore all’università di Tubingen, il giovane germanista traduce Peter Weiss, Bertolt Brecht, Karl Marx, ma anche dei poemi di Hölderlin, oggi che scrivo ancora inediti. Continue reading

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fiorenza licitra | cabaret voltaire

2778886-4526175_0Autore: Pietrangelo Buttafuoco
Titolo: Cabaret Voltaire. L’Islam, il sacro, l’Occidente
Edizioni: Bompiani, Milano 2008
Pagine: 225 
 

Che colpa ne ho se il nemico ha ragione?
Pierre Drieu la Rochelle

Ecco un buon libro da cui prendere spunto per riflettere ancora una volta, su ciò che ci circonda, o meglio, su ciò che non ci circonda.
Il libro in questione è Cabaret Voltaire, l’autore è il catanese Pietrangelo Buttafuoco, giornalista, scrittore, ed ex professore di liceo.
Buttafuoco analizza l’Occidente attraverso la lente dell’Islam, considerato  nemico capitale, proprio come può esserlo un peccato. Continue reading

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giuseppe giaccio | terrorista

terroristaAutore: John Updike
Titolo: Terrorista
Edizioni: Guanda, Parma 2007
Pagine: 293

All’indomani dell’11 settembre 2001 dopo il quale, secondo la retorica ufficiale, il mondo non sarebbe stato più quello di prima, gli statunitensi scoprirono con sgomento che il sogno americano continuava ad avere dei nemici. La sconfitta militare del nazismo prima e quella incruenta del comunismo sovietico poi, l’aprirsi della Cina al capitalismo e al consumismo occidentale, la globalizzazione descritta dai suoi aedi come un gioco a somma positiva, non erano bastati ad estirpare dalla faccia della Terra la mala pianta che si opponeva al “destino manifesto” che assegnava al paese a stelle e strisce il compito di rendere felice l’umanità intera, a condizione, ovviamente, che si facesse illuminare dalla fiaccola che si vede brillare a Manhattan. Di qui la domanda proposta, all’epoca, da tutti i mass media americani e riecheggiata ai quattro angoli del pianeta: “Perché ci odiano? Cosa abbiamo fatto di male per meritarci una simile tragedia?”. Dietro questo interrogativo si intuisce lo smarrimento di chi si sente sinceramente innocente e dà per scontato che le colpe, proiettate all’esterno, siano sempre e solo degli altri, incapaci di comprendere la missione salvifica affidata agli americani. Lo schema sottostante è quello classico: noi/loro, dove il primo termine della coppia costituisce il polo positivo, rappresentato dagli statunitensi e dalla loro way of life, il secondo quello negativo, rappresentato dall’islamismo. Pochi giorni dopo il crollo delle Torri gemelle, Richard Brookhiser riportava sul New York Observer il punto di vista della destra repubblicana in questo modo: “I perdenti del mondo ci odiano perché siamo potenti, ricchi e bravi (o almeno migliori di loro). Quando coloro che hanno agito spinti da quell’odio saranno stati ripagati sette volte sette, ricostruiremo le World Trade Towers, e con un piano in più, perché si rodano il fegato”. I democratici, a parte il linguaggio più sfumato, non dicono cose molto diverse. Continue reading

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diorama n. 325

COPERTINA DIORAMA 325
IL PUNTO
Realtà virtuali (Marco Tarchi)

LABORATORIO
L’opinione di Alain de Benoist su:
L’economia è anche cultura, morale, politica
L’ossessione del pedagogismo
La strategia del caos degli Usa e la mancanza di una politica estera europea
Quando un po’ più di giustizia sociale?
L’igienismo è l’inizio del controllo sociale

CONFRONTO
L’Europa è entrata in una logica di sottomissione? (Alain de Benoist e Jean Arthuis)

OSSERVATORIO
Il sistema (Alain de Benoist)
La svolta? (Alain de Benoist)
Sul sistema tecno-capitalista (Jean de Juganville)
L’impossibile quadratura del cerchio (Giuseppe Ladetto)

IDEE
Stenio Solinas: Gli ultimi mohicani (Giuseppe Del Ninno)
Alain de Benoist: I demoni del bene (Giuseppe Giaccio)
Alen Loreti: Tiziano Terzani. La vita come avventura (Luigi De Anna)
Diego Fusaro: Antonio Gramsci, la passione di essere nel mondo (Iacopo Nappini)

OPINIONI
L’Euro(pa) e la crisi (Archimede Callaioli)

L’INTERVISTA
Interventi di Marco Tarchi su:
Mattarella e il suicidio delle sinistre Pd
Il futuro dei Cinque Stelle
La crisi del centrodestra
Tutti i segnali al premier
Alla Lega conviene stare da sola. Forza Italia è al capolinea

RIVISTE
Eléments 153, 154 e 155
Krisis 40

PROFILI
George Orwell libertario e ribelle (Emmanuel Lévy)

info e abbonamenti : www.diorama.it

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franco cardini | ricordo di mario senesi

Da tre o quattro giorni, qui in Brasile dove mi trovo per il mio lavoro, la sempre gradita voce dell’amico carissimo Amerino Griffini mi ha raggiunto per mettermi però stavolta a parte di una triste notizia: quella della scomparsa – ne ignoro il giorno esatto – di un comune amico, uno dei nostri, della cerchia di quella ventina più o meno di persone che forse non sono, ma che comunque si stimano happy fews, che sono più o meno coetanei (ma in una fascia che comprende una ventina circa di anni: diciamo la generazione dei nati fra un po’ prima del ’40 e un po’ prima del ’60), che hanno fatto esperienze analoghe o parallele e che si riconoscono, con qualche variabile, nella medesima Weltanschauung. Diciamo una generazione i più anziani della quale, nei primi Anni Sessanta, percorrevano inquietamente la cultura marginale del Kulturpessimismus (i nipotini squinternati di De Maistre e di Donoso Cortés; i figliastri indisciplinati di Spengler e, perché no?, perfino di Giuliotti; magari i cuginastri di Guénon e di Evola), mentre i più giovani – pseudosessantottastri a modo loro – restano, sono e saranno per sempre (per quanto tra loro ci siano degli illustri cattedratici) degli orfanelli di John Ronald Reuel Tolkien e di Clive Staples Lewis. Continue reading

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