carlo palizzi | essere antifascisti oggi è una specie di pesce d’aprile

[breve commento a un articolo di christian raimo dal titolo cosa vuol dire essere antifascisti oggi.]

essere antifascisti oggi non ha alcun senso. specie per uno che scrive. o che pensa. il fascismo è finito col suo capo appeso a milano, è finito con la guerra persa – o vinta, per dirla partigianamente. il fascismo è stato sconfitto, e noi ne abbiamo ereditato il risultato. se oggi, al bar del mio quartiere, un simpatico quarantenne continua a professarsi antifascista io gli offro da bere e ci scherziamo sopra. ma se questa professione di fede la fa, nel 2014, un quarantenne per brevità chiamato “scrittore”… io mi preoccupo per la mia curiosità intellettuale nei suoi confronti… e gli consiglierei di leggere di più e meglio sul fascismo e sul neofascismo del dopoguerra, di distinguerne i contorni più nitidamente, di inquadrarlo storicamente e abbandonarlo idealmente… i tempi che siamo condannati a vivere non hanno bisogno né di un fascismo romantico né di un antifascismo allo stesso modo romantico. hanno sempre più urgenza di mediterraneo, anche se non lo vediamo – schermati come siamo. il resto è un invito a discutere pubblicamente – e non qui – questi temi così… caldi (?) e così terribilmente antidemocratici… anche se poi è la democrazia rappresentativa liberale ad essere antidemocratica in quanto priva(ta) di sovranità popolare !

(se dovessi incontrare un anticomunista gli direi le stesse parole. la mia prospettiva è sarda. e supera così nettamente questo “discorso politico italiano”, lo eleva, o più semplicemente lo sposta sul campo della filosofia politica, o della metapolitica. parliamo di sovranità, per i sardi. gli italiani continuino a piangere sovranità in nome dell’antifascismo. o dell’anticomunismo.)

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alberto careri | geert

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marco tarchi | destra e sinistra senza europa

Fratelli d’Italia, capitanato da Giorgia Meloni, ha ricevuto in eredità il simbolo di Alleanza Nazionale. È la ripartenza giusta per la nuova destra italiana?

Può essere un elemento di richiamo per una parte dell’elettorato che a suo tempo aveva portato AN fino al 15,5% dei voti, ma bisogna tenere a mente alcuni importanti dati. Primo: da allora sono passati 18 anni, e con il tempo il peso di Alleanza Nazionale è andato diminuendo di un terzo. Secondo: la fusione nel PDL ha causato un rimescolamento d’immagine e legato una parte dell’elettorato originario a Berlusconi. Terzo: la diaspora di FLI prima, la non confluenza in Fratelli d’Italia di parecchi dirigenti post-missini di primo piano poi ed infine il passaggio di non pochi di costoro nel Nuova Centrodestra di Alfano hanno dato l’impressione di uno sgretolamento definitivo dell’ambiente “postfascista”, che sarà difficile dissipare. Quarto: sinora, far affidamento sul carattere calamitante di vecchi simboli si è dimostrato vano: scudi crociati e falci e martello profusi a piene mani sulle schede elettorali hanno procurato a chi li sbandierava poco più dello zero virgola. E già Rauti, con la sua fiamma tricolore stilizzata, ha mostrato i limiti di un’operazione di questo tipo. Continue reading

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alberto careri | lune

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Alberto Careri | Nato a Sassari nel 1982. Vive a Bologna. È uno dei bitumisti, corrente pittorica sorta in Italia all’inizio di questo secolo. Ha scritto il Libro n. 4 dell’Antiguida (Malicuvata E-Book 2014)

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decimo cirenaica | la versione di barney

barneyAutore: Mordecai Richler
Titolo: La versione di Barney
Edizioni: Adelphi, Milano 2000
Pagine: 490

Tre donne nella vita dissipata di Barney Panofsky, tre donne a scandirne equivoci, dimenticanze, oltraggi da vendicare e ferite da rimarginare: Clara che è Parigi, soffitte polverose anni cinquanta, taccuini, disegni a china e tradimenti; la seconda signora Panofsky che è «la tipica rappresentante di una schiatta, quella delle ereditiere ebree americane, che generalmente non gode di buona stampa»; e poi Miriam, adorata Miriam, che è celebrazione quotidiana di una mancanza, ammissione di colpa, morte in vita, versione di un amore. Tre donne oltre, in ogni caso, tre donne oltre la sua versione, di Barney Panofsky, ma dentro le storie che quella versione dei fatti hanno abitato, nei personaggi, oltre i finali ipotizzati, che non fanno una storia, semplicemente la concludono, oltre i sigari e whisky – quasi sempre Montecristo e Macallan, a volte Laphroaig – oltre gli scrittori e i loro libri, i figli e la famiglia, Parigi, Toronto e Montreal, oltre l’hockey e la televisione per sopravvivere, oltre quell’ultimo tip tap in ospedale, ancora un tentativo – dubi dubi da – prima di stramazzare sul pavimento, troppo debole di malattia, Barney Panofsky, l’ennesimo tentativo di vivere oltre, altrove, loop di errori da ripetersi periodicamente cambiando di volta in volta ambienti e persone, versioni dei fatti su cui ritornare (o che ritornano da sole) aggiungendo elementi di scena che comunque non cambiano gli eventi, l’evento: Boogie è sparito, ecco l’unico dato certo, e Barney lo aspetta, presto o tardi si farà vivo: «La mia ultima immagine di Boogie è quella del suo tuffo nel lago. Sono pronto a giurare sulla testa dei miei nipoti che è andata esattamente così; del resto Boogie era scomparso già un sacco di altre volte, e io non ho mai abbandonato la speranza. Ogni giorno, da allora, ho pensato che mi sarebbe arrivata una cartolina da Tašknet, o dall’Avana, o da Addis Abeba.»
[Invece… invece Bernard Moscovitch non è mai esistito, un po’ come quel francobollo celebrativo. Ma questa è la versione di Barney.]

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massimo fini | le due ucraine

La storia dell’Ucraina pone una questione di principio importante. Fino a ora per le democrazie occidentali era pacifico che era legittima la rivolta armata contro i dittatori, come è stato in Tunisia con Ben Ali, in Egitto con Mubarak e in Libia con Gheddafi, anche se lì, per la verità, più che la popolazione a cacciare il Rais furono i missili francesi. In Ucraina la situazione è questa: Yanucovych era stato eletto in elezioni con il 51,8 per cento dei voti. Continue reading

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alain de benoist | l’ideologia del lavoro

L’ideologia del lavoro sembra avere origine nella Bibbia, dove l’uomo è definito, sin dal momento della creazione, dall’azione che esercita sulla natura: «Fruttificate, moltiplicatevi, riempite la terra, sottomettetela (Gen., 1, 28). Dio ha collocato l’uomo nel giardino dell’Eden ut operatur, perché lavori» (Gen., 2, 15). Questo brano precede il racconto del peccato originale; il risultato di quel peccato non è quindi il lavoro, come troppo spesso si dice, ma solamente la condizione più penosa in cui esso dovrà da quel momento in poi essere svolto. Dopo il peccato, l’uomo si guadagnerà il pane “con il sudore della fronte”. Continue reading

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marco tarchi | pensare davvero oltre la destra

La storia non è nuova; anzi, anche se chi vi ha avuto parte fatica a rendersene conto, ha dietro di sé ormai più di un trentennio. È quella di un piccolo gruppo di eretici e sognatori che nei primi anni Ottanta, dopo essersi staccati da un ambiente politico che si erano illusi di poter radicalmente modificare, si raccolsero sotto un’etichetta ingannevole – ma utile a farli conoscere – per lanciare la propria ambiziosa sfida allo spirito del tempo in cui si erano trovati a vivere. A muoverli non erano soltanto la passione, la delusione verso le esperienze recenti e il disgusto per le bassezze della propria epoca, ma anche la convinzione che quella partita si potesse vincere, perché i segni annunciatori della riscossa delle idee in cui si riconoscevano si erano chiaramente manifestati in un paese vicino, e l’esempio della strada da percorrere era a portata di mano. Da alcuni anni, in Francia, un uomo di rara intelligenza e caparbietà – Alain de Benoist – aveva, con i suoi libri, le sue riviste Nouvelle École e Éléments e i convegni periodicamente organizzati dal Grece, il Groupement de recherches et d’études pour la civilisation européenne, smosso le stantie acque di quello che ci si ostinava a definire “radicalismo di destra”, proiettandolo nella contemporaneità e, soprattutto, rivoluzionandone l’immagine e rivisitandone criticamente la sostanza. Quasi dieci anni di frequentazione transfrontaliera si erano trasformati in ammirazione e poi in collaborazione, attraverso incontri, partecipazione a seminari e corsi di formazione, traduzioni di articoli. C’erano tutte le premesse per replicare quel boom di interesse mediatico che aveva imposto all’attenzione del pubblico d’Oltralpe de Benoist e soci. E c’era, appunto, un’etichetta pronta, coniata dai giornalisti parigini e adatta all’esportazione: Nouvelle droite, ovvero Nuova Destra. Continue reading

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emile olivadi | honfleur, 14600

Con DC andiamo a trovare un filosofo sardo, Serge Garoux, raccoltosi a Honfleur, in Normandia, per riflettere sull’industrialismo. La sua casa troneggia sulla collina che guarda il mare; oltre c’è il petrolchimico di Le Havre. Le fiamme degli inceneritori non smettono il loro ciclo continuo, la loro produzione, e le case arrampicate sulle colline dattorno assistono al circo della crescita: il fuoco dell’industria scalderà ancora le nostre seduzioni fino alla fine del legno. Nella sua morte l’industria si mantiene perfettamente, come una mummia.

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marco tarchi | la terza presidenza extraparlamentare (intervista)

[intervista al professor Marco Tarchi apparsa oggi sul Corriere Fiorentino]

David Allegranti | Riuscirà Renzi a reggere con il suo governo fino al 2018 senza aver ricevuto un mandato popolare attraverso le elezioni?
Marco Tarchi | Lo ritengo improbabile. Al di là dell’impressione di incoerenza che questa sua improvvisa accelerazione può suscitare, credo che gli verrà spesso rimproverata, dagli avversari esterni ma anche da quelli interni, la mancanza di un crisma elettivo. Come molti hanno fatto rilevare, dopo Monti e Letta siamo a tre presidenze del Consiglio di origine extraparlamentare. È un’anomalia eccessiva. Inoltre non capisco a chi gioverebbe, se non a lui stesso, consentire a Renzi di completare la legislatura senza intoppi, avallandone qualunque scelta. Significherebbe, per tutti gli altri soggetti politici, consegnarsi senza combattere a una sconfitta elettorale certa.

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