costanzo preve | una visione controcorrente di un’epoca di paradossi culturali

1. II problema
Il lettore che mi ha seguito con attenzione fino a questo punto dovrebbe ormai essere preparato a prendere in considerazione critica punti di vista assolutamente estranei alla tradizione storiografica consolidata. Del resto, è questo lo scopo di un saggio filosofico. Infatti, se ci si limitasse a riproporre interpretazioni abituali al lettore conformista, pio e rispettoso dell’impersonalità maggioritaria (il Man heideggeriano), che senso avrebbe impoverire la natura tagliando gli alberi per fare carta su cui stampare dei saggi? Come il cacciatore primitivo che uccide la preda per nutrirsene, ma poi si scusa per averla uccisa, nello stesso modo credo che sia necessario scusarsi con gli alberi da carta, ed il solo modo per scusarsi veramente sia quello di scrivere cose nuove e stimolanti.

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2004–2014

DIECI ANNI DI OPIFICE.IT

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Disegno di Guy Morand

DIECI ANNI DI GRAZIE

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giuseppe giaccio | introduzione a “uomini e animali”

Front-Uomini-e-AnimaliAutore: Alain de Benoist
Titolo: Uomini e animali. Il posto dell’uomo nella natura
Edizioni: Diana, (NA) 2014
Pagine: 96

Se, come si fa nei giochi di società, ci chiedessero di salvare, a futura memoria, dalla non indifferente mole delle pubblicazioni di Alain de Benoist, quattro o cinque libri, non esiteremmo a includere nel lotto anche il lavoro qui presentato al lettore italiano ed il cui valore è inversamente proporzionale al numero delle pagine: breve, ma succoso, scritto con grande chiarezza espositiva, esso rappresenta una conferma, l’ennesima, che siamo di fronte a un autore che arricchisce la mente, fa venire voglia di approfondire, trasmette il gusto dell’elaborazione intellettuale, dà la sensazione di non aver perso tempo leggendolo. Lo spunto da cui  le pagine seguenti prendono le mosse, il saggio di Yves Christen L’animal est-il une personne? (Flammarion), ben presto si allarga fino ad assumere l’aspetto di una vera e propria chiave d’accesso al pensiero debenoistiano, spesso travisato o addirittura ignorato da chi pure ha la pretesa di parlarne. Ma proviamo a guardarlo più da vicino, sia pure per sommi (molto sommi) capi[1] e tenendo presenti i contenuti sviluppati in Uomini e animali. Continue reading

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simone olla | l’unione sarda

costretti a ingoiare in italiano, a vestirsi americano
costretti a guardare il nemico ingrassare…

vedo facce rassegnate e spiriti incattiviti che sfogano rabbia sul vicino di casa. poi gli sorridono, e stringono nella tasca il coltello del sangue che verrà. ci si uccide soprattutto con le parole, fra sardi, con la svogliatezza di un’assenza calcolata. noi sardi ci uccidiamo di indifferenza e invidia. isole dell’isola più grande: tanto c’è la sardegna, la sua centrale geografia, tanto c’è il mare, il sole, c’è perfino il vento che spazza via tutto. Continue reading

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fabio secchi frau | le sedie di dio

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Questo eccentrico lungometraggio sulle sedie, che segna il debutto sul grande schermo di un nuovo e innovativo regista francese, è in realtà una pellicola sulle rocambolesche avventure di un’equipe cinematografica alle prese con la propria vita e lo sviluppo del loro progetto audiovisivo. Con entusiasmo creativo, a tratti debordante, l’intellettuale Gueguen crea comunque un’opera originale giocata sul contrasto fra il genere documentaristico, i film a soggetto, i mockumentary, le videoinstallazioni, una filosofia morettiana del lavoro del regista e i temi della filmografia di 
Elio Petri, in un continuo altalenarsi fra modernità e classicità. Il nucleo della storia è infatti puro metacinema: come il regista Fernand di Effetto notte (1973), anche Gueguen tenta di realizzare un film – il suo ha come protagonista un ex operaio di una fallita fabbrica di sedie che vive l’angoscia della precarietà e della disoccupazione – facendo però fronte a tutti i problemi e le questioni riguardanti la definizione del soggetto, la sua messa in script, la produzione, il casting e la scelta di uno stile da seguire.

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andrea lavagnini | le sedie di dio

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Jérôme è un regista che vuole fare un film importante, che incarni i nostri tempi e la sempiterna crisi del presente. Vuole fare un film che possa unire denuncia sociale e commedia, intimismo e surrealtà. Jérôme vuole fare un film sulle sedie. Oggetti simbolo di ogni ragionamento semiologico, strumenti quotidiani di utile semplicità, le sedie sono l’incarnazione perfetta di ogni processo produttivo, icona semplice per parlare di economia e di produzione. Ma, come una pila di seggiole accatastate, anche il film è una pellicola su più strati e più livelli. Nanni Moretti, Elio Petri, i mockumentary, le videoinstallazioni; Jérôme e il suo film sulle sedie attraverseranno ogni fase cinematografica, ogni genere, per diventare un film de-genere, de-strutturato, de-localizzato. Le sedie di Dio spinge lo spettatore a uno scarto: chi sono i personaggi? È reale quello che accade? Mentre le riprese del film di Jérôme avanzano, anche i confini stessi della pellicola che lo spettatore sta guardando iniziano a confondersi. Enrico produttore scettico, Simone scrittore spiantato, la Francia, l’Italia, la Cina. Appassionanti, impegnati, indecisi, irritanti o accattivanti, i personaggi sono ogni possibile declinazione del prodotto (artistico) cinematografico, e forse, come ogni buon prodotto che si rispetti, rischieranno di finire fuori produzione.

PROIEZIONI
07-09-2014 h17:00 / Spazio Oberdan
09-09-2014 h20:30 / Teatro Strehler
12-09-2014 h15:00 / Spazio Oberdan

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leggi la scheda del film Le sedie di dio in concorso al Milano Film Festival 2014

net : http://leschaisesdedieu.com/it/

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aleksandr dugin | il mondo multipolare e l’idea di postmodernità

1. La concezione multipolare come visione del futuro e la Terra nell’Era Postmoderna

Il Multipolarismo come nuova categoria concettuale

La teoria multipolare rappresenta un unicum che non può essere qualificato in termini di contrapposizione “progresso vs. conservazione”, “vecchio vs. nuovo”, “sviluppo vs. stagnazione”. La visione globalista ed unipolare della storia immagina il processo storico come un movimento lineare “dal peggio al meglio”, dal sottosviluppo al progresso e così via. In questo caso la globalizzazione è vista come un naturale punto di approdo, e tutto ciò che lo impedisce rappresenta il vecchio, il retaggio del passato, ciò che ciecamente cerca di preservare a tutti i costi lo status quo. In virtù di tale rappresentazione, il globalismo ed il potere marittimo stanno cercando di interpretare il Multipolarismo come una posizione conservatrice che cerca di opporsi all’ineluttabile cambiamento. Se la globalizzazione è il post moderno (la società globale), il Multipolarismo è solo pura resistenza che contiene ancora residui di Modernità e addirittura di Pre Modernità. Continue reading

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FSP /// ritorno a laforgue

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emile olivadi | il cinema del disincanto

Le sedie, la sedia. È un soggetto l’industria, dice il produttore del film di JWG.
E potrei continuare a memoria – quindi il film è sempre e solo nella mia testa.
Il regista JWG afferma di lavorare alla sceneggiatura da tre anni. Ma è un altro trucco.
Parliamo di un film di parole che non è stato necessario scrivere, quindi di un film che si è scritto da solo e continua a farlo. Ci diamo appuntamento per l’ennesimo riascolto, sediamo in tre attorno allo schermo e agli strumenti del nostro suono. Siamo a un soffio dal cimitero di Père Lachaise, e ascoltiamo quest’orazione. Poi torneremo sull’immagine.
La mia smodata religiosità dev’essere curata, ma non avrò problemi lì dentro: l’erba da fumare mi verrà allungata sottobanco dal Professor Bernard, padre di quella che chiameremo Vergine Maria Numero 1. L’uomo rendeva visita a sua figlia tutte le mattine, verso le dieci; veniva fatto sedere in corridoio, e in attesa di sua figlia si esercitava a Sudoku. Bernard è in pensione da quasi dieci anni, insegnava statistica alla Facoltà di Matematica di Marsiglia. Continue reading

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simone olla | appunti su identità, indipendenza, indipendentismo

La Sardegna come laboratorio di sperimentazione politica italiana e mediterranea – perfino atlantica! O una pentola che sbuffa fratture: elettorali, civiche, partecipative, democratiche. Il blocco destra/sinistra – dati alla mano – si spartisce l’intera rappresentatività politica in Sardegna: fanno il pieno di rappresentanza e di stabilità – ci dicono – lasciando inespressi più di centomila voti, quindi di votanti, quindi di teste, quindi di cittadini che hanno votato per l’indipendenza! Una legge elettorale banditesca “consente la non rappresentanza” a più di centomila sardi. (E centomila sono tantissimi se pensi che alle ultime elezioni regionali hanno votato solo il 52% degli aventi diritto, settecentomila votanti su un totale di un milione e quattrocentomila iscritti. Allargando laicamente il campo a tutti quei voti/votanti che alle scorse regionali si ponevano come alternativa indipendentista al blocco destra/sinistra ci rendiamo conto che tutti – nessuno escluso – sono fuori dalla rappresentanza.) Continue reading

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