marialuisa fascì spurio | quando verrai

Autrice: Laura Pugno
Titolo: Quando verrai
Edizione: Minimum Fax, Roma 2009
Pagine: 123

Tra letteratura fantastica e romanzo di formazione, Laura Pugno trova uno modo tutto particolare per raccontare l’età di passaggio e i suoi riti universali. In un’Italia in cui sono accentuati tutti gli elementi di marginalizzazione sociale e di degrado anche ecologico,  in un particolare Delta che sembra a sua volta un territorio già fantastico, straniante  e sfuggente,  si svolge la vicenda di Eva, una ragazzina con poteri soprannaturali, affetta da una strana malattia della pelle a cui pare non esserci rimedio. Tutto il romanzo è pervaso da una oscura sospensione magica e a volte crudele che con una lingua ipnotica mischia con estrema naturalezza fantastico e reale, inquietudine e candore. Continue reading

claudio ughetto | la casa in collina

Non avevo dei grossi strumenti letterari, 20 anni fa, quando m’appassionai di Pavese. Il più delle volte forzavo le mie interpretazioni servendomi di scarse conoscenze, disordinate letture e ossessive passioni. Di Pavese mi piaceva ciò che credevo d’intravedere in Joyce: la capacità di universalizzare le piccole vicende umane attraverso temi esistenziali riconoscibili, filtrati attraverso la quotidianità, l’archetipo e il mito. In realtà del mito sapevo poco, però partivo dalla convinzione che un romanzo regge quando lo scrittore riesce a far sì che alcuni dei temi in esso trattati, pur riguardando il suo tempo, si allarghino agli uomini di ogni tempo. Joyce, nell’Ulisse, narra il giorno di uomo, ma quel giorno è il giorno di tutti gli uomini. (Volendo restringere il campo, è il giorno dell’uomo della modernità, con tutti i suoi dubbi). Continue reading

Lo sposalizio del tempo

Siamo – noi lettori – di fronte a un’espressione dell’Uomo consapevole, matura, definitiva. L’Io narrante viaggia nelle molte dimensioni dell’Es, costruendo figure retoriche vissute attraverso il medium di una Parola fortemente simbolica. Il Poeta tende a cristallizzare le immagini nel tentativo ben riuscito di fermare nella Memoria i frammenti del quotidiano. Ecco: “talvolta / nella solitudine / davanti a me viene a sedere / una donna di sabbia / che le onde del tempo / non hanno / consumato”.

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Il Sexto

Il Sexto – romanzo moderno e attuale scritto nel 1961, per la prima volta pubblicato in lingua italiana, con la traduzione di Angelo Morino – come «la replica d’un blocco di loculi del vecchio cimitero di Lima», è diviso in tre piani. Al primo vagabondi e «pacchettari», al secondo stupratori, truffatori, ladri occasionali e omicidi, al terzo i detenuti politici, divisi tra comunisti e apreisti.

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Mostri per le masse

C’è qualcuno che ha premura di recapitare un video raccapricciante e poco credibile, mentre vengono evocate anche più colte dicotomie zaratustriane annoverando, tra le altre, le irrinunciabile location di Veio, Nemi e le esoteriche vallate boschive adiacenti. Inferno apodittico più che apocalittico, nonostante le tinte di conclamato orrore, a vincere è un’irrefutabile perdizione che si personifica nel protagonista, in una sorta di monologo sviluppato sul conflitto interiore e che attraversa la trama nel contesto più tradizionale del noir.

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Non dire madre

Così il termine madre che risuona così potente nel monito del titolo, è una ricerca costante di quella circolarità temporale prepotentemente spazzata via dal caso. L’ineluttabilità del destino di queste anime semplici che interrogano se stesse, si scontra col ghigno dell’imprevisto. Non dire madre ma ascoltarlo dal ventre, con la crudeltà dell’istinto e la consapevolezza della carne e con gli occhi rivolti all’accadere. Dora Albanese ci racconta quello che significa sguardo femminile, parlare in lingua materna, come accoglienza e ascolto dell’alterità (che non necessita certo di capacità riproduttiva). Un amore nudo e senza orpelli, una scrittura sferzante che sfrega fin dentro le ossa e spalanca la carne, senza infingimenti e soprattutto contro un certa anacronistica adesione di pulchrum et bonum.

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Perle ai liberisti del turismo

Stiamo parlando di un settore strategico per l’economia italiana, sul cui mantenimento si gioca buona parte della nostra ricchezza. Eppure, aggiungendosi al problema degli abusivi e dei disonesti (che riguarda purtroppo l’intero comparto turistico, dalla ristorazione ai trasporti), torna in Italia lo spettro del principio europeo della libera prestazione dei servizi (artt. 49 e 50 del Trattato CEE, e successivo Decreto Bersani), e il rischio che, nel Decreto di recepimento della Direttiva Europea 123, da approvarsi entro il 15 dicembre, le abilitazioni provinciali diventino automaticamente valide su tutto il territorio nazionale.

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sono solo ricerche linguistiche?

La mia impressione (perché, appunto, è di questo che si tratta) è che più che la mancanza di una volontà o di una capacità di sperimentazione ci sia una specie di fortissima interiorizzazione, da parte degli autori, dei meccanismi del mercato editoriale. Cioè: mi sembra che molti autori si pongano il problema di utilizzare moduli alternativi alla narrazione tradizionale e che riescano magari a portare avanti, in alcune sedi, una ricerca di questo tipo. Tuttavia, nel momento in cui si pongono la questione di “pubblicare un libro”, ecco che sentono come strada obbligata la scrittura di un romanzo o di una raccolta di racconti. Come se davvero non ci potesse essere altro! Ed è in questo che vedo un’interiorizzazione delle regole di un mercato editoriale che è sempre più irrigidito su alcune distinzioni che, a loro volta, più ancora che di genere letterario mi sembrano merceologiche, con una specifica targetizzazione del pubblico.

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Hippie e tradizione#2

È stato constatato come gli effetti delle droghe non siano oggettivi e costanti ma varino da soggetto a soggetto, da situazione a situazione. Persino l’intento con cui vengono assunte influisce profondamente sulle risposte che offrono. In pratica esse funzionano come amplificatori o stimolatori di potenzialità presenti nello sperimentatore; non possono cioè dare qualcosa che questi non abbia già, sebbene sopito. C’è chi vive l’esperienza con le sostanze psicotrope parlando di calcio o di trattori e chi, immergendosi negli imi della coscienza, accede a stati contemplativi o di anamnesi più o meno intensi. Evidentemente esse agiscono non soltanto a livello chimico sul corpo fisico dello sperimentatore, ma anche, e soprattutto, su quello sottile-energetico che sfugge ad analisi di tipo scientifico. Ecco perché nello Yoga e in altre discipline esoteriche è di fondamentale importanza avere conoscenza preliminare di una fisiologia o struttura sottile, esulante dal dominio della percezione densa, con centri di coscienza (cakra), canali conduttori di prana (nadi), ecc.; dedicarsi ad una simile indagine equivale a studiare una mappa.

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alain de benoist | globalizzazione e quarta teoria politica

Alla caduta del Muro piansi d’emozione. Il Muro non era una frontiera. Le frontiere possono essere un luogo di scambio: filtrano, non fermano i flussi. Ma non ci sono scambi dove c’è un muro. Nei decenni il Muro di Berlino mi parve un’orribile cicatrice. Vederlo crollare fu una vera gioia, così come sentire i manifestanti delle due Germanie gridare in coro: Wir sind ein Volk! (Siamo un solo popolo!). Le delusioni vennero dopo.
Innanzitutto la riunificazione tedesca non fu superamento dei sistemi della Repubblica federale di Germania (Brd) e della Repubblica democratica tedesca (Ddr), ma assorbimento della Germania est nella Germania ovest. I tedeschi orientali divennero «occidentali». Passarono dalla Ddr, sotto influenza sovietica, alla Germania, sotto influenza «atlantica». Continue reading