alain de benoist | globalizzazione e quarta teoria politica

Alla caduta del Muro piansi d’emozione. Il Muro non era una frontiera. Le frontiere possono essere un luogo di scambio: filtrano, non fermano i flussi. Ma non ci sono scambi dove c’è un muro. Nei decenni il Muro di Berlino mi parve un’orribile cicatrice. Vederlo crollare fu una vera gioia, così come sentire i manifestanti delle due Germanie gridare in coro: Wir sind ein Volk! (Siamo un solo popolo!). Le delusioni vennero dopo.
Innanzitutto la riunificazione tedesca non fu superamento dei sistemi della Repubblica federale di Germania (Brd) e della Repubblica democratica tedesca (Ddr), ma assorbimento della Germania est nella Germania ovest. I tedeschi orientali divennero «occidentali». Passarono dalla Ddr, sotto influenza sovietica, alla Germania, sotto influenza «atlantica». Continue reading

Hippie e tradizione#1

L’hippie prefigurato in William Blake, poeta e artista visionario, rappresentò per i giovani degli anni '60 e '70 un importante punto di riferimento. Il suo poema A Song of Liberty (“Un Canto di Libertà”) si conclude con il celebre verso: «For every thing that lives is Holy!», (“Poiché ogni cosa vivente è Sacra!”)[3]. Il punto focale attorno al quale ruota l’arte di Blake è la “libertà”; egli oppone l’era della legge a quella della libertà, la tigre all’agnello, la caduta nell’ipocrisia e nell’artificio all’innocenza originaria, l’Era dell’Oro. Allen Ginsberg si dichiara erede della sua «antica voce» e Theodore Roszak, nella sua polemica con la ratio tecnocratica, riducente l’uomo entro gli angusti confini della banalità quotidiana, si rifà in modo esplicito a Blake. Aldous Huxley titolò un suo libro The Doors of Perception, ispirandosi a A Memorable Fancy (“Memorabile Apparizione”): «If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is, infinite», (“Se si pulissero le porte della percezione, ogni cosa apparirebbe all’uomo come essa veramente è, infinita”).

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Born to be wild

Era un luogo lontano e notoriamente malfamato dove, tra rifiuti e quant'altro, in un costante raffermo olezzo si guarniva qua e là il paesaggio di anfratti bui, silenziosi della sola desolazione rotta dallo scricchiolio di soffici tappeti di preservativi e siringhe in cui s'incorreva al passaggio. Nico, quella sera, si acquietò presto, nonostante il freddo, mentre stringeva a sé le esili forme di Ketty in un angolo di quelle disfatte cavità in cemento armato, trattenendo ancora, con gli occhi socchiusi, il mozzicone della sigaretta: un moncone irto di cenere che, nel sopraggiungere del torpore, pendeva sempre più vistosamente dal labbro inferiore.

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levi-str… yawn

Il pensiero magico è il modo di pensare degli sciamani. Non è un’alternativa alla scienza: piuttosto si alterna alla scienza, cedendole in alcuni momenti quell’inventiva e quell’apertura all’indeterminato che la rigidità di un Metodo talvolta non concede. Il pensiero magico non è una proto-scienza abbozzata e informe, utile solo per i risultati che (casualmente?) suggerisce alla scienza “vera”: pretendere di ridurre lo sciamanesimo a una tappa primitiva dell’evulozione tecnica e scientifica significherebbe rinunciare a ogni possibilità di comprenderlo.

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Il Club Bilderberg: un’introduzione

In oltre cinquanta anni di convegni non è stato mai consentito alla stampa di assistere, non sono state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni dei partecipanti, né è stata resa pubblica un’agenda di un convegno Bilderberg. I leader del “Gruppo Bilderberg” sostengono che questa discrezione è necessaria per permettere a quanti partecipano ai dibattiti di parlare liberamente, senza che le proprie dichiarazioni siano registrate o riportate pubblicamente. Altrimenti, affermano i membri del Bilderberg, sarebbero costretti a parlare nel linguaggio di un comunicato stampa. Senza dubbio, questa discrezione consente al “Gruppo Bilderberg” di deliberare più liberamente, ma in questo modo non si risponde alla domanda fondamentale: di che cosa parlano, in questi convegni, le persone più potenti del mondo?

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Si resta in Afghanistan per l’unit

E così per ragioni di "faccia" e di "prestigio" continuiamo ad ammazzare, a migliaia, e decine di migliaia, uomini, donne, vecchi e bambini, ogni giorno (le notizie sulle morti in Afghanistan vengono pubblicate dai nostri giornali solo quando è coinvolto qualche italiano). Gente che vive a 5000 chilometri di distanza, che non ci ha fatto nulla di male e che mai che ne farebbe se non pretendessimo di stargli sulla testa. Per la verità una ragione seria, anche se sottaciuta, per restare in Afghanistan almeno gli americani che l’hanno. Perché se la Nato perde in Afghanistan si sfalda.

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Che cos’

Utopia e distopia, totalitarismo e libertà: diadi storicamente non confutabili e letterariamente feconde. Totalitarismo che, come un prisma, possiede molte facce: violento e brutale, come in Zamjatin e Orwell, persuasivo e dissimulatore (ma non per questo meno coercitivo) come in Pohl e Dick oppure totalitarismo che nasce dall’illusorietà di vivere in un mondo giudicato reale dietro cui, tuttavia, si celano ulteriori, maligne, realtà. Inquietanti multiversi infiniti, responsabili di un’alienazione e di una demolizione dell’ego di irredimibile malvagità (si pensi allo “gnostico” Daniel Galouye e alla sistematica decostruzione di ogni certezza ontologica presente in tutte le sue sottovalutate opere).

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Vedi Cuba e poi muori

L’Avana è la città della fame, dell’illegalità, dei contrabbandi, del sesso a pagamento. E questa vetrina di esseri umani negati alla legge è comunque l’isola della felicità, degli amori clandestini, delle fortune che si fanno e che si perdono, dei colori e degli odori, delle sbronze di rum, della musica caraibica e dei sigari Montecristo e Partagás.

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Tre Io

Fuga e salvezza sono componenti caratterizzanti della narrazione: il trio protagonista del romanzo di Mario Rossi muove in direzione ignota, e il mezzo d’evasione – alcol o trip – amplifica la necessità del fuori che, se per Dante assume i contorni del disprezzo, per Sandra/Giulia diviene ricerca di sé, ritrovo. Quanto ad Andrea, fuga e salvezza sono fatti di carne da piegare e possedere: «Voglio vivere come dico io. E andassero affanculo mio padre, la fabbrica, la cassa integrazione. Se crolla tutto me ne vado in Germania o in Svizzera, che ci vuole. Io stasera voglio solo spassarmela.»

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