Il teatro dell’assurdo: Caligula di Albert Camus

Ne Il Mito di Sisifo Camus rimprovera a tutte le filosofie esistenzialiste di proporre l'evasione: "Con un singolare ragionamento, costoro, partiti dall'assurdo sulle rovine della ragione, in un universo chiuso e limitato all'umano, divinizzano ciò che li schiaccia e trovano una ragione di sperare in ciò che li spoglia".
Per Camus di contro, l'Assurdo sorge nel momento in cui "gli si dà vita", nel momento in cui si mantiene la tensione, straziante e necessaria ad un tempo, tra l'uomo e la sua stessa vita; questa tensione che Camus definisce come "divorzio" lo pone decisamente in antitesi con quanto detto da Sartre.

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Il martirio di una nazione

Il Libano che geograficamente conosciamo nacque allora, ritagliato dai francesi su una minoranza cristiano-maronita che era insieme garante e sovrana della maggioranza drusa musulmana. Nel secondo dopoguerra, il protettorato francese lasciò il posto a una nazione indipendente in cui la condivisione del potere fra le due comunità poggiava dunque su un compromesso, sino ad allora tutelato da una potenza militare straniera e ora elevato a dottrina di Stato: come tale, fragile.

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pugnimbocca

Mi hanno dato 18 anni. Significa che uscirò di galera nel 2027, a 86 anni, se non muoio prima. Ho rivoltato la musica moderna come un calzino e finirò i miei anni in galera per colpa di un’attricetta depressa che si è sparata in bocca a casa mia. Ho inventato il Muro del Suono e passerò i miei ultimi anni tra quattro pareti silenziose. Ho preso un pugnimbocca durante l’ora d’aria, e questa fa davvero ridere.

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Le ore blu

Sono sogni ad occhi aperti, emozioni, stati d’animo squisitamente tratteggiati con sensibilità tutta femminile e con quel ritroso, esigente senso di riserbo e di pudore, proprio di chi intuisce che il mistero della vita è una trama sottile di sogni, più fragile di una ragnatela, e che qualunque tentativo di circoscriverlo, definirlo o analizzarlo equivarrebbe a distruggerlo per sempre.

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Alain de Benoist oltre l

La ricerca metapolitica di Alain de Benoist va nella direzione di individuare un ambito specifico entro cui collocare la sua prospettiva di valore; ambito che non coincide più (anche se ha coinciso, in passato) con l’appartenenza ad un fronte politico preciso. Avendo distinto, a mo’ di presupposto della nostra ricerca, fra una «destra antropologica» e una «destra politica», che possono sì sovrapporsi, ma anche divergere, è interessante verificare quanto de Benoist possa porsi, ad esempio, su di un crinale caratterizzato dall’adesione ad una Weltanschauung di destra senza essere schierato politicamente con le forze di destra. De Benoist, in effetti, fin dagli anni ‘70, dichiarava che le sue idee si trovavano a destra, ma non erano necessariamente di destra. Vi è da dire, per il vero, che gli orientamenti espressi allora erano ancora piuttosto inequivocabilmente di destra, anche e sopratt utto in senso politico.
La sua produzione, però, ha mostrato, nel tempo, sviluppi molto interessanti, che ridefiniscono il suo quadro assiologico.

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Si intitola Mah

Vai a fare la spesa, qua nevica a marzo e non è per niente giusto che nevichi a marzo: abbiamo pasta e abbiamo sugo e ci manca tutto il resto, è finito anche il detersivo liquido per i panni, c’è gente adulta che non ha mai comprato un flacone di detersivo liquido per i panni in vita sua. Tu lo sai quanto costa un flacone di detersivo liquido? Marta lo sapeva. E la mia soglia d’attenzione è sempre stata bassissima.

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brad (con l

Hai presente la Metamorphosen di Strauss?
È una composizione per archi. Ventitrè archi. Ventitrè partiture diverse. Non c’è la sezione dei violini e la sezione dei violoncelli, no: ogni strumento ha una parte indipendente. Ogni. Strumento. Hai idea della densità di ventitrè archi indipendenti? Volevo fare un disco così. Ho scritto le parti di tutti, tranne quella di Joshua: lui non fa mai quello che c’è scritto, cosa glielo scrivo a fare? In generale, ho scritto un sacco: due dischi di materiale. E che materiale, vero Jon?

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La legge dei grandi numeri

L’aria delle tre del mattino in quella periferia residenziale è una sferzata di realtà, dissolve le nebbie della mente mettendo a nudo terminazioni nervose che trasportano pugni nello stomaco. I pochi passi necessari per raggiungere la macchina sono sufficienti per rivelare l’irritazione sotto la sua gonna, solo l’orgoglio le impedisce di assumere un’andatura goffa e scomposta per lenire il fastidio. Ci penserà più tardi l’acqua calda della doccia a spegnere il fuoco e lavare via le scorie di superficie, solo quelle, quanto basta per guardarsi allo specchio mentre asciuga i capelli prima di mandare giù le due pasticche che le permetteranno di dormire fino al pomeriggio del giorno dopo. Le forze per ricominciare da capo arriveranno per inerzia, come in qualunque altro domani uguale a qualunque altro disgraziato ieri.

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Il futuro della libert

I giovani che, negli anni Settanta del secolo scorso, si accostarono alla politica sentendosi attratti dal suo versante destro – per ragioni che spesso non erano chiare neppure a loro e che, giudicate a posteriori, sulla scorta di una maturità faticosamente acquisita, appaiono magari risibili, pur avendo segnato, nel bene e nel male, intere esistenze – e che avevano qualche pretesa intellettuale, non accontentandosi di parole d’ordine, volantinaggi e attacchinaggi, si imbatterono, prima o poi, in due scritti di Adriano Romualdi molto famosi nell’“ambiente”, come allora si diceva, nel primo dei quali, La destra e la crisi del nazionalismo, non si esitava a denunciare, senza giri di parole, che «accenti, slogans, simboli e motivi di questa destra sono ormai qualcosa di superato, spesso di patetico e talvolta di ridicolo»

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