I giovani che, negli anni Settanta del secolo scorso, si accostarono alla politica sentendosi attratti dal suo versante destro – per ragioni che spesso non erano chiare neppure a loro e che, giudicate a posteriori, sulla scorta di una maturità faticosamente acquisita, appaiono magari risibili, pur avendo segnato, nel bene e nel male, intere esistenze – e che avevano qualche pretesa intellettuale, non accontentandosi di parole d’ordine, volantinaggi e attacchinaggi, si imbatterono, prima o poi, in due scritti di Adriano Romualdi molto famosi nell’“ambiente”, come allora si diceva, nel primo dei quali, La destra e la crisi del nazionalismo, non si esitava a denunciare, senza giri di parole, che «accenti, slogans, simboli e motivi di questa destra sono ormai qualcosa di superato, spesso di patetico e talvolta di ridicolo»
Il futuro della libert
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