Roma, lasciare il segno

La frontiera della progettazione scientifica (Smart Code, Pattern Language, Biofilia), lontana dal glamour delle archistar, guarda ai centri storici: organismi iperconnessi, autorganizzati, paradigmatici per le scienze della complessità e dell’intelligenza artificiale. In parole semplici: luoghi dov’è bello abitare, perché la conformazione stessa dello spazio risponde alla natura degli esseri umani, facilita la connessione e le relazioni fra le persone, collega le funzioni socioeconomiche.

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Registro dei fragili

Benché l’opera di Alborghetti si collochi a distanze siderali dalla poetica di Ceronetti – Fabio Pusterla, nella sua ottima prefazione, cita, con perizia, una linea riconoscibile di poesia civile, di inclinazione narrativa e di asciuttezza formale: Giovanni Giudici, Elio Pagliarani, Giampiero Neri e Tiziano Rossi (sull’ultimo, tuttavia, grava la stessa incertezza che si avverte nell’osservazione di Pusterla) – dal punto di vista ideologico, il registro si incastra perfettamente nelle parole sapienti e acuminate del grande torinese.

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Rive Gauche

Negli anni Trenta del Novecento, il 50 per cento della popolazione universitaria stava qui, e quasi il cento per cento di quella rappresentata dagli allievi delle grandes écoles. In un pugno di vie trovavi concentrata l’editoria di Francia: Gallimard aveva sede in rue Sébastien-Bottin, Grasset in rue de Saintes-Péres, Plon in rue Garancière, Flammarion in rue Racine… Un quarto d’ora a piedi era sufficiente per passare da uno scrittore all’altro: Malraux stava in rue du Bac, Gide in rue Vaneau, Chamson dietro al Pantheon, Cassou davanti alla chiesa di Saint Germain-des-Prés. Erano quelli della Rive Gauche.

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racconti di periferie :: la copertina

racconti di periferie

 

 

 

 

 

 

[progetto grafico a cura di Mattia Piano - dogonreview.org]
racconti di periferie è il progetto letterario a cura del Gruppo Opìfice collegato a Passaggi per il bosco2009

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Lisa ha gli occhi viola

Lei continuava a ridere. Fui costretto ad affacciarmi. Scostai gli arbusti, allungai una mano verso la sua per portarla via e invece, con forza, mi portò dentro verso di lei. L’assecondai per non farle male, per non piegare il suo braccino, ed entrai superando altri arbusti dentro quella macchia fino a ritrovarmi al centro di un ampio spazio. Tutto sembrava diverso ora. Non immaginavo ci fosse il bosco.

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sei proprio un scenio

Ecco, io sono qua per cantare le ragioni della Resa. Sai come si fa a costruire una barca di legno? Si prendono delle assi sottili e si piegano con il vapore, poi si incollano e si calafàtano, che è un verbo terribile per dire “impermeabilizzano”. Ma di acqua ne entra sempre un po’, e la calafatà è da ripetere spesso. Al che uno si chiede: non potrebbero costruire le navi con legna un po’ più dura? No: la legna dura non sa arrendersi.

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