Archistar?

Fisico, matematico e urbanista di origini greche, professore all’università del Texas a San Antonio, Nikos Angelos Salìngaros ci ha regalato nel volume No alle archistar un’ampia e organica riflessione a più voci su tematiche architettoniche. Le implicazioni del suo pensiero travalicano però scopertamente l’ambito disciplinare, e hanno una forte valenza filosofica, culturale e sociale. La tesi principe vuole che l’urbanistica e l’architettura oggi dominanti siano il frutto velenoso di una visione del mondo nichilista. Tale visione trionfa nelle archistar – Tschumi, Johnson, Eisenman, Gehry, Piano, Fuksas, Koolhaas, Liebeskind, Hadid… – nomi-marchio di un sistema globale di affari con copertura estetico-ideologica.

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alain de benoist | il gremlin dell’elisèo

Mal preparate, male impiegate, condotte in una totale approssimazione per loro obiettivi strategici a lungo termine, le operazioni militari in Libia hanno suscitato fin dall’inizio implicite reticenze o aperte critiche del tutto giustificate. La Germania non è favorevole, la Cina e la Russia sono contrarie, e la grande maggioranza dei Paesi arabi pure. E tuttavia le operazioni militari proseguono. Continuano perché l’ha voluto Nicolas Sarkozy: questa è diventata la sua piccola crociata personale. Ma perché? Continue reading

Libia: chi dice umanit

In Libia la comunità internazionale, per una volta, ha agito rapida e unita.
L'espressione "comunità internazionale" è totalmente priva di senso. Le Nazioni Unite non esprimono le aspettative di alcuna "comunità", poiché sono un'istituzione autocratica, che non rappresenta in alcun modo le popolazioni del mondo e che attribuisce il potere politico e militare alle cinque potenze che hanno vinto la Seconda Guerra mondiale. Oggi, di fatto, il potere di decidere all'interno del "Consiglio di Sicurezza" è un privilegio degli Stati Uniti d'America, che utilizzano costantemente il loro "diritto di veto" per fare valere i propri interessi.

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Peter Russel. This is not my hour

Il pressoché totale silenzio della critica, successivo alla scomparsa del poeta, certo conferma come la volontaria marginalità della vicenda di Peter Russell renda oltremodo difficoltosa la valorizzazione della sua figura ed opera, in questi nostri clamorosi tempi massmediatici. Si deve al coraggioso impegno editoriale di Gilberto Gavioli ed alle sue Edizioni del Foglio Clandestino, se il prolungato silenzio sull’opera del poeta inglese viene finalmente interrotto.

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La fine della sovranit

Trovarsi in guerra senza nemmeno sapere perché. Questo ormai tocca in sorte a milioni di persone, milioni di telespettatori che prima assistevano ai salamelecchi pro Gheddafi e ora vedono le immagini dell’attacco militare occidentale, poi vedranno una guerra ancora più grande e catastrofica. Era un’altra musica nell’ottobre 2008, quando Giulio Andreotti, Nicola Latorre, Vittorio Sgarbi, Beppe Pisanu, erano al cospetto del Colonnello con la loro brava fascia verde e il cappello bipartisan in mano, grati per il fresco impegno libico che salvava la banca Unicredit dal disastro innescato dagli scricchiolii finanziari dell’Impero in crisi. La spola di politici italiani per Tripoli era continuata per anni, sotto l’occhio benevolo di Re Bunga Bunga. Ma ora hanno tutti votato per la guerra. Perché?

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Un appello per la Libia

Mi proponevo di scadenzare i miei interventi a ritmi più lunghi, ma la crisi mondiale galoppa a tale velocità che non si può restare indietro. Poiché temo che siamo alla vigilia di una guerra, questa volta alle nostre porte, ritengo mio dovere dire cosa sta succedendo. Lo faccio non da solo, ma insieme ad altre persone che stimo. Forse contiamo poco, ma, per quel poco, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Per un dovere non solo politico ma soprattutto morale.

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massimiliano mazzotta | OIL_il potere e la dignità dei sardi

[Resoconto di una chiacchierata con Antonio Caronia]

In Oil c’è un passaggio in cui il responsabile della comunicazione della raffineria Saras esprime in modo irritante ma sincero una delle tattiche comunicative più subdole e pericolose del mondo industriale riguardo alle conseguenze delle produzioni inquinanti sull’ambiente. Questo signore non usa mai il termine propaganda, ma in effetti ne presenta un modello molto astuto. Continue reading

decimo cirenaica | l’italia è un segno linguistico

Che orgia patriottarda per le celebrazioni dell’unità d’Italia: da Jovanotti che canta in piazza l’inno di Mameli alle sedi leghiste assaltate di italianità, dagli autobus con il tricolore sul davanti ai concerti per strada dove i più distanti dal sentimento nazionale si accordano su Gaber e sul suo “io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”, la destra e la sinistra che quando c’è da distrarre festosamente il popolo che governano, mettono in moto una macchina mediatica/organizzativa che poi, alla fine, come fai a non sentirti anche tu un po’ italiano… Continue reading

Note sull’Italia (unita)

Secondo me ci sono tre cose che rappresentano l’Unità d’Italia. Una è Valentino Rossi. Ma se pensate che mi metto a parlare di un tipo che impenna in motocicletta avete sbagliato di grosso. L’altra è la nazionale di calcio, ma se vi illudete che adesso mi metto a sparare cazzate su quanto siamo forti o quanto non siamo forti e sul fuorigioco e il catenaccio all’italiana e su quella volta che Italia Germania due pappine e a casa eccetera, bè insomma non ne parlerò. L’ultima cosa che rappresenta l’Unità d’Italia è la Lega Nord. Cioè quei mostri col fazzoletto verde che quando parlano sembrano al mercato, e quando respirano lo senti che bevono grappa. Pensate che grazie a tanti vostri connazionali, quelli della Lega sono anche nel Parlamento. E grazie a quelli della Lega che ci stanno sulle balle, adesso siamo tutti fissati con la faccenda dell’unità, che siamo un popolo solo, un’anima sola, una lingua sola, tutto insieme, tutti uniti.

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alain de benoist | ribelli e ribellione

Dovendo intervenire in una discussione dedicata all’idea di ribellione, la prima delle cose da fare è senz’altro quella di interrogarsi sulla definizione del ribelle, e il miglior modo di farlo è forse quello di paragonare la figura del ribelle a due altre figure, il cui nome comincia tra l’altro con la stessa lettera: il rivoltoso e il rivoluzionario. Queste tre figure hanno indubbiamente degli aspetti in comune. Il ribelle, il rivoltoso e il rivoluzionario, per esempio, incarnano tutti e tre una legittimità che si oppone alla legalità dell’ordine costituito. Ma tra di loro vi sono anche delle differenze. Continue reading