Dovendo intervenire in una discussione dedicata all’idea di ribellione, la prima delle cose da fare è senz’altro quella di interrogarsi sulla definizione del ribelle, e il miglior modo di farlo è forse quello di paragonare la figura del ribelle a due altre figure, il cui nome comincia tra l’altro con la stessa lettera: il rivoltoso e il rivoluzionario. Queste tre figure hanno indubbiamente degli aspetti in comune. Il ribelle, il rivoltoso e il rivoluzionario, per esempio, incarnano tutti e tre una legittimità che si oppone alla legalità dell’ordine costituito. Ma tra di loro vi sono anche delle differenze. Continue reading
Monthly Archives: marzo 2011
stenio solinas | l’eleganza del disincanto
Nella foto che Henri Cartier-Bresson scattò nel 1952 all’allora ottantenne Paul Léautaud, c’è un concentrato di storia e di memoria. Il vecchio signore che si offre alla macchina fotografica senza degnarla di uno sguardo indossa gli abiti lisi e fuori moda degni di un barbone, se a nobilitarli non ci fosse un tocco di civetteria: un foulard annodato negligentemente intorno al collo, la catena dell’orologio che attraversa il gilet da un occhiello a una tasca, un cappello che mostra l’usura del tempo, ma anche la cura che nel tempo gli è stata riservata, la strisca di velluto che lo circonda lucida e ben spazzolata. Seduto su una sedia da giardino, il bastone da passeggio in grembo, gli occhi chiusi per riposare una vista che andava sempre più declinando, ciò che colpisce in quel corpo minuto, fragile all’apparenza, sono le mani: grandi, nodose. È grazie a queste ultime che dal 1893, e per più di mezzo secolo, giorno dopo giorno Léautaud ha raccontato la sua via in un Journal, un diario di pagine che, raccolte, fanno 19 volumi, una piccola biblioteca, in pratica. È sempre grazie a loro che il solitario scrittore ha in quell’arco di tempo fatto a meno di qualsiasi aiuto: dal cucinarsi il pranzo al lavarsi la biancheria, dal tagliare la legna per il riscaldamento ad aggiustare una poltrona, Léautaud ha sempre fatto tutto da solo, ha sempre mantenuto e difeso la propria indipendenza. Così, in quella foto c’è il ritratto di un uomo che ha fatto della scrittura una ragione di vita e della propria libertà fisica e intellettuale un comandamento. Continue reading
Sacerdotesse del quotidiano
Un libello che non deve ingannare per le sue dimensioni. Provoca un piacere inedito leggere pagine dense di poesia, profondità e di eleganza stilistica che omaggiano dignitosamente tre grandi poetesse: Emily Dickinson, Antonia Pozzi e Sylvia Plath.
L’autrice delinea in punta di penna i momenti più significativi della vita e dell’esperienza esistenziale di queste tre donne dotate di un animo delicato e coraggioso al tempo stesso.
gerardo e la signora arrivederci
Gerardo apre la porta della cabina 112, sul ponte Aurora. Il pavimento è di velluto blu; i suoi passi – dopo aver acceso la luce – non fanno rumore quando si dirigono verso il letto con la testiera a prua; se dovesse avere freddo – gli hanno detto alla reception – se dovesse avere freddo troverà una coperta nell'armadio. Gerardo, posata la valigia al centro della stanza, è la prima cosa che ha fatto, guardare se dentro l'armadio ci fosse la coperta; rassicurato dalla vista di questa si è disteso sul letto e ha liberato i piedi dalle scarpe bloccando le mani dietro la nuca, ha chiuso gli occhi qualche minuto, ha sentito la voce del comandante uscire dal soffitto della cabina: la voce ha salutato i passeggeri presenti nella nave diretta a Tangeri via Cagliari, informandoli dell'avvenuta chiusura delle sale d'imbarco.
fabrizio gabrielli | le bugie hanno le gambe corte, ma vedeste che caviglie
scritto per (e su) Madame Cloros
E poi niente: penserete sia una sciocca.
No, dico, crederete mica non gli abbia dato peso quando m’ha detto, [espressione stizzita] e dovevate vederlo come succhiava ogni lettera, neanche fosse di glucosio, con quel sorriso d’accondiscendenza caritatevole che s’incastra in faccia agl’uomini che vogliono farmi fessa ed io lì che sciocchèrrima ci casco ogni volta, [torna seriosa] no, dico, crederete mica non gl’abbia dato peso quando m’ha detto sai dove la cercava, Céline, la bellezza delle donne?: nelle caviglie.
E poi niente: m’ha guardato le caviglie. Continue reading
luned
dopo firenze, bologna e verona, il circus delire di casa lettrice malicuvata allestirà il tendone in casteddu, all'hancock di viale trieste, lunedì 7 marzo a partire dalle ore 21. verranno letti alcuni racconti tratti dai primi due libri di malicuvata: Racconti di periferie (2010) e Attraverso passaggi – annuario (2011).
all'interno tutti i dettagli.