1000 parole di SOLITUDINE #2
Nel bagno poco asettico del vecchio ospedale inizio a piangere: rabbia malcelata verso me
stessa… rabbia verso quel padre e quella madre… abbandoni recenti.
Annunciata la Liberazione di mia madre per un tragico e tossico destino di veleno ambientale, accettai passivamente con la deprivazione delle emozioni. Metabolizzo malamente, ma lo deglutisco l’insano destino.
Lacrime senza ritegno scorrono, ricordando un padre dolcissimo fuggito subito dopo a se stesso cercando con la rabbia la sua autoeliminazione: ne sentii i suoni reconditi e lo rividi un attimo prima.
Accadranno altre volte queste mie strane “illuminazioni sgradevoli”, senza preavvisi apparenti. Sono un piccolo cucciolo senza radici e a singhiozzi rumorosi lascio scorrere le cataratte della mia anima. Sentimenti implosivi, esplosivi, sono lancinanti. Il mio io non ha alternative: dovrebbe accettare. La paura è dirompente e mi manca il sorriso delle mie radici, il volto di mia madre e il suo tenero abbraccio. Sono piegata su me stessa in posizione fetale accovacciata sul bordo della vasca poco assertiva, in bilico con il mio io.
Senza forze fisiche e mentali: le ho perdute tutte con le lacrime.
…vedo davanti ad uno specchio senza immagine me stessa… non so chi sono!
Vorrei tornare nel grembo materno, sono sola: un feto.
Mi aiuterà la voce petulante e chiassosa di quel figlio che amo senza limiti e si insinua nel mio neurone stanco.
…domani mi attenderà il verdetto?
a volte, si vorrebbe “implodere” e sparire per non soffrire cercando l’ambiente più sicuro per noi… essere di nuovo “feto” sotto protezione!
un altro dei miei momenti di allora…
magari, si potesse tornare in una “alcova” sicura, che anche con il passar del tempo è sempre una sorta di contenimento e protezione dalle emozioni…