Un uomo nella notte

L’uomo della notte, stretto nel suo azzurro cappotto, ormai corre senza un perché, vuoto come i fondi a perdere e solo come un ago perso in un pagliaio: solleva polvere e pensieri in questa ricerca e domande e dubbi sorgono nelle formiche che scansano i suoi ansiosi passi.

Passi sleppati si odono nel lungo e assordante silenzio della notte.
Urto di suole contro il lavico pavimento, scosse e vibrazioni di freddo e paura nella corsa verso casa, nel tentativo di salvezza, dietro l’angolo di un domani sempre più incerto.
Gorgheggi d’acqua sincera bagnano copiose le infangate strade, ululati di vento, conati lontani giungono frutto di bevute solitarie.
Stretto nel gelido cappotto, appeso all’impolverata sciarpa, un uomo nella notte lascia se stesso per sempre, si dirige verso un dove cancellando ogni forse.
Il bavero alzato cela velatamente la punta minuta e rovente della sigaretta accesa mente gli sleppati passi diventano sempre più convulsi, sempre più di fretta alla ricerca forsennata dell’indizio, d’una notte solita  e patetica che avvolge di mistero ogni uomo per bene e lo fa simile ai macellai della notte.
Lo stesso macellaio da cui la mattina compriamo la carne da consumare: cannibali del sistema mondo.
L’uomo della notte, stretto nel suo azzurro cappotto, ormai corre senza un perché, vuoto come i fondi a perdere e solo come un ago perso in un pagliaio: solleva polvere e pensieri in questa ricerca e domande e dubbi sorgono nelle formiche che scansano i suoi ansiosi passi.
Vede una luce in fondo al viottolo, faro e sapienza d’un uomo solitario nella notte, s’incammina furiosamente cancellando le piccole e penose pause che attraversavano i tiri dell’ormai mozzicone di sigaretta e dritto e raggelato raggiunge lo scopo.
La sua mano imperante bussa dietro la vetrina colorita di magica luce e si ferma in attesa di una risposta deciso ormai al tutto per tutto.
Butta il mozzicone, mastica i residui di tabacco e sputa copioso il catarro bronchiale sino all’apertura del luminesciente uscio.
Una mano grinzosa e pesante passa da lontano un fagotto, quasi un ciarpame, una voce roca dice: “Eccolo” e l’uomo afferrandolo risponde “Grazie”.
La porta si richiude in fretta e il gatto, con vago miagolio, si strofina al suo padrone.
Alla fine del suo turno, il netturbino, riprende il suo amico e lo riporta a casa.

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