Buenos Aires troppo tardi

Un romanzo dedicato a un luogo straniero che si ama (o che si odia) con intensità, a un posto e a una storia di cui si è conosciuta sulla pelle la contraddittoria complessità, nasce spesso dal rifiuto delle semplificazioni che operano in una guida turistica (pure, un genere di scrittura molto più redditizio…) e apre di necessità al viaggio, alla scoperta, alla delineazione di coordinate storiche, geografiche, letterarie, culturali sicuramente meno visibili, ma forse molto più profonde.

Autore: Paolo Maccioni
Titolo: Buenos Aires troppo tardi
Editore: Arkadia, Cagliari, 2010
Pagine: 228

Un romanzo dedicato a un luogo straniero che si ama (o che si odia) con intensità, a un posto e a una storia di cui si è conosciuta sulla pelle la contraddittoria complessità, nasce spesso dal rifiuto delle semplificazioni che operano in una guida turistica (pure, un genere di scrittura molto più redditizio…) e apre di necessità al viaggio, alla scoperta, alla delineazione di coordinate storiche, geografiche, letterarie, culturali sicuramente meno visibili, ma forse molto più profonde.
Eppure, in un viaggio privo di guida turistica queste coordinate possono facilmente essere smarrite… Ed ecco che con straordinario acume Paolo Maccioni, autore di “Buenos Aires troppo tardi” (Arkadia, 2010), coglie tutti questi punti e li mette insieme, ritraendo il cammino disorientato, e disorientante, di uno scrittore italiano intenzionato a scrivere una guida letteraria di Buenos Aires, il quale, una volta arrivato nella capitale argentina, è attratto da una serie di percorsi diversi e divergenti, che lo portano – ottemperando a uno dei bisogni principali del viaggiatore – a conoscere meglio se stesso, sfiorando la felicità, ma anche la frustrazione, la disperazione e la follia.
Maccioni scrive di questa differenza fondamentale, nell’esperienza dell’uomo-in-viaggio, con piglio sicuro e con soluzioni creative spesso magistrali, mantenendo una qualità di scrittura molto alta, che non si esplica tanto nell’esplicita meta-letterarietà del racconto di uno scrittore che vuole scrivere una guida letteraria di un luogo e si fa guidare, in questo suo percorso, dal fantasma di uno scrittore molto importante che c’è vissuto (e morto, assassinato dalla dittatura), Rodolfo Walsh – secondo un gioco di livelli ribadito un po’ surrettiziamente anche nel finale del romanzo – quanto piuttosto nell’attenzione sincera e autentica a ogni elemento della narrazione. Grazie a una passione che non è mai solo esterofilia, ma che sa condensarsi in parole lucide e precise – nella consapevolezza, cioè, che qualsiasi “discorso innamorato” non può permettersi di possedere pienamente l’oggetto della propria passione, pena la sua reificazione e il suo annichilimento.
E dunque “Buenos Aires troppo tardi” è un libro che si dirige sicuramente anche ai non “argentinofili”, non tanto per fornire loro una serie di conoscenze – a volte anche troppo enciclopediche, o, per contro, didascaliche – sull’Argentina, ma per riconoscere il percorso di una storia culturale transnazionale che ha segnato, e intrecciato, le storie di Italia e Argentina – come si potrebbe dire anche di molte altre storie, letterature e culture, mai monolitiche…
Libro necessario, dunque, per sondare i limiti della scoperta, di ciò che si chiama “Argentina”, ma non è mai solo l’Argentina, di qualsiasi cosa, per saper viaggiare, iniziando dal viaggio del pensiero.

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