La riservatissima A. M. Homes (praticamente nessuno conosce il suo vero nome) allontana qualsiasi etichetta quale autrice postmoderna o femminista e trova in questa accattivante storia il modo di raccontarci un’adolescenza della provincia americana che ancora non si scontra del tutto con il surreale cinismo dei suoi personaggi successivi, ma che ridefinisce comunque, con quel suo sguardo dissacrante e malinconico, il significato di famiglia.
Autrice: A.M. Homes
Titolo: Jack
Edizioni: Minimum fax, Roma 2004
Traduzione: Adelaide Cioni
Pagine: 228
Di lei non si sa praticamente niente, eppure A. M. Homes è considerata una delle figure più innovative della letteratura statunitense, non a caso, infatti, il New Yorker la include nella lista dei “venti scrittori per il nuovo secolo”. E allora dopo le coraggiose raccolte di racconti La sicurezza degli oggetti (da cui l’omonimo film con Glenn Close) e Cose che bisognerebbe sapere, la Minimum fax torna alla Homes diciannovenne e pubblica il suo romanzo d’esordio, Jack, che l’autrice, allora ancora al college, aveva scritto come esercitazione e che invece adesso è tradotto in una decina di lingue (in Belgio è adottato come libro di testo nelle scuole). La riservatissima A. M. Homes (praticamente nessuno conosce il suo vero nome) allontana qualsiasi etichetta quale autrice postmoderna o femminista e trova in questa accattivante storia il modo di raccontarci un’adolescenza della provincia americana che ancora non si scontra del tutto con il surreale cinismo dei suoi personaggi successivi, ma che ridefinisce comunque, con quel suo sguardo dissacrante e malinconico, il significato di famiglia. Così Jack, tra i 15 e i 16 anni, un normale ragazzo che gioca a basket, deve fare i conti con una rivelazione scioccante, e se è già difficile a quella età accettare la separazione dei genitori, quella strana gita in barca gli spalanca di fronte una realtà troppo grande a cui doversi rapportare: “Stavolta era anche peggio perché non stava parlando di qualcuno che era malato o roba simile. Stava cercando di dirmi qualcosa su se stesso. Ha smesso di remare”. Il padre di Jack sta per dirgli che è gay, che da quando è andato via da casa vive con Bob e soprattutto sta per chiedergli anche di capirlo. Ma come fa Jack che non ha ancora 15 anni a capire una cosa così? Come fa, lui che ha sempre pensato ai gay come qualcosa da disprezzare, ad accettare suo padre? Per lui gay era solo un soprannome da evitare: “Incantevole, veramente incantevole: perché le cose che odi di più, cose tipo i soprannomi cretini, durano per sempre? Mi sono visto Max alla festa del mio cinquantesimo compleanno che faceva un discorso sul suo vecchio amico, il compare, il finocchio”. No, Jack non potrà carpirlo fin da subito, non riuscirà ad accettare quel padre, finora eroe da sembrare un divo di Hollywood, così facilmente. Jack avrà bisogno di tempo, avrà bisogno di chiedersi un sacco di cose, così come avrà bisogno della madre nevrotica, ma affettuosa, che davanti ai dubbi del figlio riesce ad ammorbidirsi perfino nei confronti di quell’uomo che tanto l’aveva fatta soffrire; jack avrà bisogno di molte persone, del nuovo compagno della madre, un ex-hippy che pacatamente gli spiega che suo padre è un tipo in gamba e avrà bisogno anche di Max, l’amico strano e complessato con quella sua famiglia che in fin dei conti non è così poi tanto “normale” come jack ha sempre creduto. E soprattutto avrà bisogno di Maggie, la ragazza più bella della scuola, con la quale riuscirà a trovare la tenerezza e la complicità di chi vive il suo stesso identico sentire.
Questo è Jack, buffo, commovente e delicato, più morbido rispetto ai toni a cui la Homes ci aveva abituato, ma che anticipa i suoi temi prediletti – la famiglia, l’identità, i bambini – e che lucidamente si spiega in una storia che potrebbe essere, ancora abbastanza lontana da quelle Cose che bisognerebbe sapere. Questo è anche il cammino di Jack, un ragazzino che sogna di essere “normale”, ma che si scontra con un’altra normalità, forse meno consolante, ma che lo porterà dopo un lungo elaborare ad una conciliazione e a quello che forse significa adesso diventare grandi.