Charles Dickens diceva d'essere soggetto a sbalzi d'umore pazzeschi.
Passava da una disperazione immobilizzante ad una furiosa allegria.
Mi rimase profondamente impressa questa sua espressione. Furiosa Allegria. Ecco, è il medesimo stato d'animo che avverto io in questo momento.
Beijing, 30-10-2010
Appunto
Charles Dickens diceva d'essere soggetto a sbalzi d'umore pazzeschi.
Passava da una disperazione immobilizzante ad una furiosa allegria.
Mi rimase profondamente impressa questa sua espressione. Furiosa Allegria. Ecco, è il medesimo stato d'animo che avverto io in questo momento.
Quanto è bello l'uomo quando l'esigenza della socialità niente ha a che vedere con la vanità, l'interesse, l'opportunismo, ma solo con l'umana urgenza di essere insieme.
L'uomo può diventare meraviglioso quando non perde di vista la sua inguaribile precarietà.
Quello stupefacente languore di vitalità ed inconsapevolezza che vedo nei miei studenti. La stessa distanza dolorosa che intravvedo negli sguardi dei malati di mente con cui il sabato faccio qualche ora di teatro.
Là dentro c'è l'uomo e ci sono anche io.
Nel riconoscimento della propria vulnerabilità senza più la vergogna di sentirsi falliti.
Ragazzi e malati di mente hanno la medesima irrilevanza sociale che gli concede il privilegio esclusivo di poter essere sempre riconoscibili. Lo vedi immediatamente se sono tristi, incazzati, annoiati, felici, stanchi.
E allora acquista un senso compiuto quello che fai perchè le risposte le trovi nei loro volti.
Una quotidiana sfida senza spettatori, senza visibilità, senza clamore.
Qualcosa di completamente tuo.
E chissà se gli altri sarebbero in grado di capire la furiosa allegria che può generarti il Grazie professore del più indisciplinato dei tuoi studenti o il commovente Oggi è stato uno dei pomeriggi più belli della mia vita d'un distinto signore di cinquant'anni che vive in una casa-famiglia per malati di mente a Pechino.
Chissà se potrebbero capire questa sensazione viva che ho addosso in questo momento.
Così impetuosamente violenta.
Io non saprei proprio come spiegarglielo.
E quasi mi verrebbe da dire – e, forse, non sarebbe opportuno in tempi dove pare conveniente essere sempre dissacranti, polemici, cinici, vinti – che la poesia e la bellezza sono esperienze empiricamente possibili. Consistenti. Tangibili.
Ecco, l'ho detto.
E allora ringrazio la mia irrilevanza sociale, la mia inconsistenza, la mia totale assenza di certezze, la mia inquietudine, il perpetuo non avverarsi delle mie aspettative.
Tutto questo mi consegna alla meraviglia degli stupori collettivi e disinteressati.
Come capita ai ragazzi.
Come capita ai malati di mente.
Disappunto
Il fanatismo ideologico è sempre riprovevole anche quando si scaglia contro comuni avversari.