opìfice | les réponses

“La politica è allo stesso tempo l’arte del possibile e l’arte di rendere possibile ciò che è necessario. Il realismo impone di prendere la società per quella che è, non certo per assecondarla, perché ogni progetto ha bisogno di basarsi sulla realtà, non sui fantasmi o sulla nostalgia. La tecnologia funziona «da sé» nel senso che il suo intrinseco principio dice che tutto ciò che è tecnicamente possibile verrà effettivamente realizzato. Per rapportarsi ad essa, ritengo che ci siano tre semplici regole da rispettare. La prima consiste nell’effettuare delle scelte riguardo alle nuove tecnologie, chiedendosi quali siano quelle di cui abbiamo realmente bisogno. Il computer mi è molto utile, la televisione decisamente meno. Riguardo al telefono cellulare, personalmente non lo possiedo – e non vedo per cosa potrebbe servirmi. Essere «raggiungibile in ogni momento» per me non è un vantaggio, quanto piuttosto un incubo.”
Alain de Benoist. Risposte al Gruppo Opìfice
Casa  Lettrice Malicuvata

I N D I C E
Il dubbio della metapolitica
Per una società della decrescita
Destra-Sinistra, una dicotomia stanca
Coscienze in letargo
Cina, Iran e 11 settembre
Dio è americano
Non volere è potere
L’inquieta assenza di limite

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martedì 14 maggio 2013
21H
ampurias
via savoia, 4
cagliari

con Simone Olla, Giovanni Curreli, Carlo Corsale, Aurelio Cocco
introduce Andrea Curreli

I quattro imprinting di Wikileaks

Ora che ci dicono che con le prime nuove soffiate di Wikileaks sta esplodendo «l'11 settembre della diplomazia» ovvero «l'11 settembre di internet», deve valere una premessa: non ci sono individui, e neanche organizzazioni, che siano in grado di leggere 250mila documenti in breve tempo. Quindi ci arriva solo un flusso filtrato di documenti. E chi lo filtra, per ora, è la vecchia fabbrica dei media tradizionali. Se di un 11 settembre si trattasse, saremmo nella fase del trauma mediatico iniziale, quella che ci dà l’imprinting, l’apprendimento base del nuovo mondo su cui ci affacciamo e delle nuove credenze sulle quali far fede. Una volta educate le menti con questo shock, le sue riletture successive andranno controcorrente e perciò partiranno sfavorite.

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Intelligence. Nuove minacce e terrorismo

In quasi tutti i Paesi occidentali, seppur con diversi gradi di coinvolgimento politico, ci si è adoperati nel ridefinire priorità, compiti e ruoli degli organismi di intelligence, riformando strutture e modalità operative, aumentando la dinamicità di un settore fortemente condizionato dalla burocrazia.

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Obama e le verit

Ho letto in questi mesi di attesa dell’entrata in carica, decine di commenti, variegati ma accomunati da un mantra: ecco, vedete, l’America in crisi riesce a scuotersi, si rialza, si rilancia, dimostra che non c’è alcun declino, che si tratta solo di una parentesi infausta, provocata dal disastro del suo predecessore.

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Gli spettri del Quarto Reich

Con le migrazioni dei cervelli del Terzo Reich, non saranno solo Stati Uniti e Unione Sovietica a giovare di accresciute prospettive di ricerca spaziale. Attraverso Richter, infatti, l’Argentina tenterà un’impennata da superpotenza entrando persino in programmi nucleari che falliranno prematuramente per mancanza di un’adeguata struttura industriale.

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alain de benoist | medio-oriente e 11 settembre

Gruppo Opìfice | Le vicende legate allo scontro tra Israele e Libano, con la spropositata reazione dello Stato ebraico, hanno per la prima volta aperto gli occhi a molti osservatori. Da più parti si è levato il coro di condanna nei confronti della politica di aggressione portata avanti dai governi israeliani. E’ troppo ottimistico pensare che queste vicende possano servire da apripista ad una decisa reazione contro il modello occidentale di cui Israele è un fulgido esempio?

Alain de Benoist | La recente aggressione israeliana contro il Libano è stata in effetti oggetto di numerose condanne, ma credo che non se ne debbano sopravvalutare le conseguenze. Se si fosse trattato di un altro Stato piuttosto che di Israele, le condanne sarebbero state senza dubbio ancor più numerose, e soprattutto più decise. Ciò che mi pare più importante è che questa aggressione si è rivelata come un totale fiasco: malgrado la rilevanza dei mezzi impiegati e l’elevato numero di vittime, principalmente civili, lo stato israeliano non ha raggiunto alcuno dei suoi obiettivi politici o militari. Si può in tal senso parlare di una più veritiera vittoria degli Hezbollah. Si tratta di un’ulteriore dimostrazione di come i massicci bombardamenti aerei sono totalmente impotenti per venire a capo di una resistenza ben radicata, ben organizzata e che gode del sostegno della popolazione. Detto questo, non bisogna illudersi: Israele non ha rinunciato a destabilizzare il Libano e le forze FINUL che sono state inviate nel sud del paese ben presto si ritroveranno prese in ostaggio in un conflitto, o le loro capacità di intervento rimarranno piuttosto incerte (in caso di fragrante violazione del cessate-il-fuoco, avranno il diritto di sparare?). Gli avvenimenti ai quali assistiamo sono in ogni caso da situare in un contesto più generale, ovvero il tentativo americano-israeliano di rimodellare il Medio-Oriente, tentativo che avrà chiaramente come risultato la generalizzazione della guerra civile ed il caos. Da questo punto di vista, senza dubbio bisogna interpretare l’aggressione israeliana del Libano come il primo round della guerra contro l’Iran. Continue reading