f. william engdah | agri-business

agribusinessAutore: F. William Engdahl
Titolo: Agri-business. I Semi della Distruzione
Edizioni: Arianna, Bologna 2010
pagine: 376

Introduzione
«Deteniamo circa il 50% della ricchezza mondiale, ma abbiamo solo il 6,3% della popolazione globale. Questa disparità la si nota particolarmente, se ci confrontiamo con l’Asia. In questa situazione, non possiamo evitare di diventare oggetto di invidia e di risentimento. Il nostro vero obiettivo, nel prossimo futuro, deve essere quello di lasciare intatto questo rapporto e di mantenere inalterata tale disparità con il resto del mondo, senza correre pericoli per la nostra sicurezza nazionale. A tale scopo, dobbiamo abbandonare ogni sentimentalismo e ogni posizione utopica e concentrarci unicamente sui nostri concreti interessi nazionali, in qualunque parte del mondo si trovino. Dobbiamo capire che non possiamo permetterci il lusso dell’altruismo e della beneficenza mondiale». Continue reading

alain de benoist | risposte al gruppo opìfice

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copertina: stella little points venturo
formato: 13×19
pagine: 88 + 8 di apparato iconografico a colori
euro: 14
CC BY–NC–ND 3.0 [IT]
libro stampato in 100 esemplari numerati

malicuvata – collana viola limited edition
info e ordini: redazione@malicuvata.it

Su Ultima Books, Bookrepublic e nelle migliori librerie online è possibile acquistare il volume nei formati Epub e Mobi a soli 4,99 euro.

Viviamo in un sistema politico-mediatico globale, dove è completamente vano sperare di acquistare una qualche influenza a partire dall’alto. Agire sulle scelte della società, modificare le mentalità, decolonizzare un immaginario collettivo oggi dominato da soli valori commerciali non si può fare che a partire dalla base, per mezzo di esperienze locali di vario tipo. L’attuale rinascita delle comunità offre a tale riguardo delle interessanti prospettive, allo stesso titolo della moltiplicazione delle “reti”.

 

Alain de Benoist

Alain de Benoist nello studio della sua abitazione a Parigi.

Alain de Benoist | Scrittore, giornalista, saggista, conferenziere, filosofo, ha pubblicato più di 70 libri, oggi tradotti in una quindicina di lingue differenti.
Tra le sue ultime pubblicazioni in lingua italiana, ricordiamo Comunità e decrescita (Arianna editrice, 2005), Identità e comunità (Guida, 2005), Terrorismo e guerre giuste (Guida, 2007), Come si può essere pagani (Roma, 2011), Sull’orlo del baratro (Arianna editrice, 2012).

Gruppo Opìfice | Si è costituito a Cagliari nel 2002 con l’obiettivo di coniugare pensiero e azione nella pratica metapolitica. L’attività dei 6 opificisti (Simone Olla, Simone Belfiori, Giovanni Curreli, Carlo Corsale, Fabrizio Bolognesi, Alberto Cordeddu) attraversa la filosofia e l’arte in ogni sua forma.

Simone Olla | Nato a Cagliari nel 1977, laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, nel 2002 ha contribuito a fondare il Centro Studi Opìfice. Il suo primo romanzo ha per titolo A loro il tentativo di chiudermi ametà (Cagliari, 2011).

daniele barbieri | ammazzarsi per sopravvivere

Autore: Iain Levison
Titolo: Ammazzarsi per sopravvivere
Edizioni: Socrates, Roma 2009
Pagine: 156

«Un moderno Tom Joad» come il protagonista di Furore (libro e film) che anche Bruce Springsteen ha cantato. Così si vede Iain Levison, con molte somiglianze e qualche dissonanza. Il suo Ammazzarsi per sopravvivere (edizioni Socrates: 156 pagine per 10 euri) mantiene fede al sottotitolo ovvero «le infinite fatiche di un precario americano». La scrittura piacevolissima ma anche la varietà delle esperienze lo collocano un gradino sopra la media di libri del genere (italiani e non). La consapevolezza politica invece è nebbia, un casino totale. “Americano”, nel bene e nel male. Continue reading

Buenos Aires troppo tardi

Un romanzo dedicato a un luogo straniero che si ama (o che si odia) con intensità, a un posto e a una storia di cui si è conosciuta sulla pelle la contraddittoria complessità, nasce spesso dal rifiuto delle semplificazioni che operano in una guida turistica (pure, un genere di scrittura molto più redditizio…) e apre di necessità al viaggio, alla scoperta, alla delineazione di coordinate storiche, geografiche, letterarie, culturali sicuramente meno visibili, ma forse molto più profonde.

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Un appello per la Libia

Mi proponevo di scadenzare i miei interventi a ritmi più lunghi, ma la crisi mondiale galoppa a tale velocità che non si può restare indietro. Poiché temo che siamo alla vigilia di una guerra, questa volta alle nostre porte, ritengo mio dovere dire cosa sta succedendo. Lo faccio non da solo, ma insieme ad altre persone che stimo. Forse contiamo poco, ma, per quel poco, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Per un dovere non solo politico ma soprattutto morale.

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Hu Jintao a Washington

Prima di arrivare a Washington per incontrare Obama, Hu Jintao si era fatto precedere da una dichiarazione poco conciliante: “il sistema valutario internazionale dominato dal dollaro è un prodotto del passato”. Il presidente cinese ha così ribadito che la volontà del suo Paese è quella di creare, nel medio periodo, una “valuta sintetica” basata sulle principali monete, compreso lo yuan. Togliendo agli Stati Uniti l’“esorbitante privilegio” che il dollaro mantiene come valuta di riserva mondiale e strumento di pagamento delle materie prime. Un gesto non certo amichevole, inoltre, era stata la decisione dell’esercito di testare il primo bombardiere invisibile cinese l’11 gennaio scorso, proprio mentre era in visita a Pechino il segretario della Difesa Usa Gates.

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L’eterogenesi del Fini

È dunque già finita la troppo breve stagione dell’Idillio tra Gianfranco Fini e la sinistra? E si sono già esaurite le stesse speranze degli italiani di buona volontà (non solo di destra…), i quali hanno per qualche settimana avuto l’impressione  che una ventata di rinnovamento potesse sul serio nascere da colui ch’era stato – dopo Tatarella – il più politico tra i complici di Berlusconi, mentre gli altri erano una banda di gangsters, di bandoleros, di maneggioni, di puttanieri, di dipendenti aziendali, di politicastri di eterogenea origine, di professorucoli montati e mantenuti a colpi di università private,  di “segnorine” e di ballerini di fila convinte di aver la stoffa della  Madame De Pompadour? “Mi vergogno di aver collaborato con lui”; “Mi pento di aver fuso il mio partito col suo”: si può dire e pensare quel che si vuole, ma frasi come quelle erano inequivocabili e irreversibili. Fini le ha pronunziate. Suonavano coraggio, umiltà, chiarezza. Ci avevano illusi.

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WOM 4

Non esiste una società senza l’opinione. L’opinione è il collante degli individui. Fornisce ad essi ciò di cui parlare, e più importante ancora, fornisce loro dei nemici e amici comuni. Allarmanti giungono in Europa e America le notizie sui pestaggi e le rivolte in Iran, ma molto meno risalto prendono quelle, non certo dissimili (sempre di manganeli e sbirri si tratta) , in Europa. Quando la repressione di una manifestazione di belanti supporter dell’opposizione di Stato scende nelle strade, ecco che le pattuglie in massa s’assiepano in armi. Ma se il pestaggio avviene in Iran allora sono “atti illeciti”, “chiari segni di intolleranza”, “il male” ecc, mentre quando lo stesso avviene in Europa, sono dei tafferugli che hanno degenerato, i quali vengono paternalisticamente redarguiti dal ministro di turno che si premura, alla tv, di lanciare la sua costernazione e ricordare come lo Stato (che ora ormai diventa sempre più Il Governo) abbia sempre lavorato per il meglio (ed infatti i manganelli e i fumogeni in dotazione, hanno funzionato a perfezione).

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marco tarchi | a chi giova l’occidentalismo

L’ostilità verso gli Stati Uniti d’America che si era fortemente diffusa nell’opinione pubblica di molti paesi europei dopo l’avvio della guerra irachena, si legge sui giornali e si sente dire in tv, è in via di attenuazione. Il favore per una politica “transatlantica” delle classi dirigenti del Vecchio Continente, mai venuto meno nella sostanza, riscuote maggiori consensi. L’uso martellante della parola “Occidente” da parte dei mezzi di informazione, che adoperandola vogliono instillare la sensazione di una comunanza originaria di interessi e valori fra le popolazioni e gli Stati collocati sulle due sponde dell’Oceano, e nel contempo sottolineare la loro diversità rispetto a quelli del resto del mondo, sembra dare i frutti sperati. Quel che più colpisce è che il favore per la vulgata occidentalista che cola quotidianamente in dosi massicce dai canali di comunicazione si espande soprattutto fra i reduci di quelle che fino a pochi anni addietro apparivano come le fedi ideologiche più tenaci e diffidenti verso lo strapotere nordamericano: gran parte degli ex comunisti e degli ex fascisti si immedesimano nel ruolo di difensori del nuovo status quo e trovano uno dei rari punti d’incontro nella predisposizione a volerne essere vigili sentinelle. Continue reading

Non lo so

Due autorevoli professori cinesi incominciano un'appassionante conversazione intorno al futuro del loro paese. Lu chiede a Wang la sua opinione in proposito e Wang gli risponde con piglio risoluto:
"Io credo che la Cina in questo momento sia come un paziente sottoposto ad una operazione chirurgica. Per curarlo è necessario fargli un'anestesia, sottoporlo a delle violenze fisiche. Ma mentre tutto questo avviene si possono osservare anche dei miglioramenti. E questo mi rende fiducioso."

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