carlo palizzi | orfani di padre

gabbanelliAutore: Michele Gabbanelli
Titolo: Orfani di padre
Edizioni: PeQuod, Ancona 2007
Pagine: 154

Gli orfani di padre del libro di Gabbanelli sono coscienti della loro condizione; e non sono disperati. Ognuno di questi orfani ha una storia, ogni storia ha i suo personaggi e la loro funzione è quella di escludersi, diventare elementi di scena, non-protagonisti. Capita di perdersi nei salti temporali e nella costruzione del narrato, l’autore esige attenzione – e tornare indietro per recuperare un nome qualunque fa parte del gioco, è una regola non scritta. Continue reading

claudio ughetto | lettera a d.

gorzAutore: Andrè Gorz
Titolo: Lettera a D. – Storia di un amore
Edizioni: Sellerio, Palermo 2008
Pagine: 88

È stato attraverso Diorama Letterario e i libri di Alain De Benoist che sono venuto a conoscenza del pensiero di André Gorz, il filosofo francese suicidatosi con la moglie all’età di 84 anni lo scorso settembre. Il numero di Diorama in questione è di 10 anni fa (Lavoro e questione sociale)[1], mentre il libro è Comunità e Decrescita[2], nel quale De Benoist cita Gorz a proposito dell’“ideologia del lavoro”, considerata da entrambi “un’invenzione della modernità (che) appare in effetti solo con il capitalismo manifatturiero”. Al momento ho pensato che qualcuno avrebbe potuto trovare curiosa l’assonanza di vedute tra quello che stupidamente in troppi continuano a considerare un intellettuale di destra e colui che, subito dopo il suicidio, è stato definito dal presidente Sarkozy “grande figura intellettuale della sinistra francese europea”[3].  Di là delle facili classificazioni, degli schematismi che tanto piacciono ai poliziotti del pensiero e ai pigri di mente che preferiscono basarsi sui pettegolezzi, su voci e sentiti riguardanti presunte frequentazioni e amicizie anziché aprire i libri e leggerli, è chiaro che le persone intelligenti sanno bene che le idee non appartengono a nessuno. Le idee si evolvono in base all’analisi della realtà e talvolta riescono persino a modificare i comportamenti di persone e gruppi che possono essere indifferentemente di destra o di sinistra, o addirittura permettere di infischiarsene di tale barbara dicotomia. Continue reading

alessandra pigliaru | il ladrocinio dell’io, a margine di un libro

A loro il tentativo di chiudermi ametà è un resoconto, per stessa ammissione del suo protagonista Decimo Cirenaica, resoconto di cui si stabilisce un tempo preciso. Ad una prima lettura potrebbe sembrare un diario, io invece suggerirei un censimento puntuale di tutto ciò che il giovane Decimo decide di offrire all’occhio del lettore. L’esercizio di sottrazione che Simone Olla attua nei confronti della scrittura – asciutta  raffinata e tagliente – è lo stesso che viene messo in scena nei riguardi della relazione. Liberato fin da subito di orpelli e noiose romanticherie, dichiara l’intento (già chiaro dal titolo a dire il vero): il tentativo di chiudere a metà che è lo scacco del linguaggio, innanzitutto. Continue reading

franco berardi bifo | facebook o dell’impossibilità dell’amicizia

Capitalismo finanziario e lavoro precario, solitudine e sofferenza, atrofia dell’empatia e della sensibilità, impossibilità dell’amicizia e della solidarietà, sono i temi che emergono dal film di David Fincher The Social Network. Il film racconta la storia della creazione e della prima fase di lancio di Facebook: un’impresa nell’epoca del semiocapitalismo finanziarizzato, e al tempo stesso un’evoluzione decisiva di Internet. Ma nel film l’attenzione si concentra anche, e forse soprattutto sulle implicazioni psichiche dell’evoluzione della rete, in seguito all’accelerazione e all’intensificazione che l’avvento della banda larga ha reso possibile. Continue reading

gerardo e la signora arrivederci

Gerardo apre la porta della cabina 112, sul ponte Aurora. Il pavimento è di velluto blu; i suoi passi – dopo aver acceso la luce – non fanno rumore quando si dirigono verso il letto con la testiera a prua; se dovesse avere freddo – gli hanno detto alla reception – se dovesse avere freddo troverà una coperta nell'armadio. Gerardo, posata la valigia al centro della stanza, è la prima cosa che ha fatto, guardare se dentro l'armadio ci fosse la coperta; rassicurato dalla vista di questa si è disteso sul letto e ha liberato i piedi dalle scarpe bloccando le mani dietro la nuca, ha chiuso gli occhi qualche minuto, ha sentito la voce del comandante uscire dal soffitto della cabina: la voce ha salutato i passeggeri presenti nella nave diretta a Tangeri via Cagliari, informandoli dell'avvenuta chiusura delle sale d'imbarco.

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L’amore “maledetto” fra Martin Heidegger e Hannah Arendt

Sono ormai più di cinquant’anni che i biografi di Martin Heidegger e di Hannah Arendt si trovano a dover fare i conti con qualcosa di sommamente imbarazzante, sconveniente, scandaloso: la lunghissima, tormentata e tuttavia indistruttibile relazione amorosa che ha legato il filosofo in odore di nazismo, certamente antisemita, alla sua bella studentessa ebrea, decisa militante filosemita durante la seconda guerra mondiale e implacabile accusatrice del regime nazista.

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