f. william engdah | agri-business

agribusinessAutore: F. William Engdahl
Titolo: Agri-business. I Semi della Distruzione
Edizioni: Arianna, Bologna 2010
pagine: 376

Introduzione
«Deteniamo circa il 50% della ricchezza mondiale, ma abbiamo solo il 6,3% della popolazione globale. Questa disparità la si nota particolarmente, se ci confrontiamo con l’Asia. In questa situazione, non possiamo evitare di diventare oggetto di invidia e di risentimento. Il nostro vero obiettivo, nel prossimo futuro, deve essere quello di lasciare intatto questo rapporto e di mantenere inalterata tale disparità con il resto del mondo, senza correre pericoli per la nostra sicurezza nazionale. A tale scopo, dobbiamo abbandonare ogni sentimentalismo e ogni posizione utopica e concentrarci unicamente sui nostri concreti interessi nazionali, in qualunque parte del mondo si trovino. Dobbiamo capire che non possiamo permetterci il lusso dell’altruismo e della beneficenza mondiale». Continue reading

giuseppe gorlani | la seconda navigazione

Evoco accordi: mi affascinano i suoni delle parole e le immagini. Scrivo come cammino, a volte deviando attraverso i boschi, tra rovi ed erbe alte. Non c’è bisogno di conoscere la direzione. With no direction home, cantava Bob Dylan. Ora il bardo americano riceve premi dalle mani di Obama, pregiando, pur con indifferenza, la retorica lorda di sangue che nella sua ispirazione visionaria rigettava. Continue reading

stefano sissa | pensare la politica controcorrente

È lo stesso Alain de Benoist che ha spesso ricordato lusingato della attenzione ricevuta nel nostro Paese per il suo pensiero e la sua evoluzione teorica. I titoli tradotti (anche se da piccole, per quanto encomiabili editrici, a dimostrazione di una non cessata censura dei media per le personalità scomode e non classificabili) dell’intellettuale francese hanno un insolito primato comparativo con altri paesi europei. Anche le monografie, piuttosto che gli studi accademici non mancano. Si aggiunge ora questo approfondito lavoro di Stefano Sissa, Pensare la politica controcorrente. Alain de Benoist oltre l’opposizione destra/sinistra (www.ariannaeditrice.it, e-book; pp 364, € 5,90) che ha il pregio dell’obiettività e dell’onestà intellettuale che certo non abbonda nel circuito mediatico culturale e universitario. Sissa, insegnante di Scienze Sociali, non ha mai abbandonato la sua vocazione di originale sociologo tra antropologia culturale e filosofia politica. Dopo essersi interessato al dibattito moderno/postmoderno nell’elaborazione teorica di Jurgen Habermas, il tema dell’amore nella sociologia di Luhmann e l’uso politico del mito in Furio Jesi, ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Storia e Antropologia del mondo moderno e contemporaneo con una tesi in storia delle dottrine politiche dedicata ad Alain de Benoist, base della recente pubblicazione. Lo abbiamo incontrato a Bologna dove lavora, sua città d’adozione non lontana in linea retta dalla natia Reggio Emilia, per approfondire le ragioni del suo saggio. Continue reading

eduardo zarelli | il fallimento del sistemo del denaro

«Un uomo stava camminando nella foresta quando s’imbattè in una tigre. Fatto dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull’orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò un ramo sporgente di un albero a cui aggrapparsi. Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un’altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l’uno bianco e l’altro nero, che cominciarono a rodere il ramo. Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato. Fu allora che l’uomo scorse una fragola matura. Tenendosi con una sola mano la colse e la mangiò. Com’era buona!».
Koan Zen

Un tempo si diceva che il battito d’ali di una farfalla in Polinesia poteva provocare una catastrofe nell’emisfero opposto. Era una classica iperbole della complessità, per esprimere il concetto che l’ecosistema Terra è integrato e ogni sua componente è interdipendente. Nel sistema mondo capitalista, l’iperbole si è realizzata patologicamente in economia, attraverso il denaro che, essendo virtuale, non conosce i limiti del contesto fisico ambientale. Enormi masse di denaro si spostano ogni giorno, ogni ora, ogni minuto da una parte all’altra del mondo senza trovare ostacoli. In un mondo integrato e globale, la spregiudicatezza locale nell’elargizione di mutui ipotecari – per restare alla nostra metafora – può avere conseguenze devastanti in ogni angolo del Pianeta. Continue reading

eduardo zarelli | dalla dipendenza energetica alla sostenibilità

Transition è un movimento culturale nato in Inghilterra dalle intuizioni e dal lavoro di Rob Hopkins, ora apprezzabile anche dai lettori italiani (Manuale Pratico della Transizione, Arianna Editrice). Tutto avviene quasi per caso nel 2003. In quel periodo Hopkins insegnava a Kinsale, in Irlanda e con i suoi studenti creò il Kinsale Energy Descent Plan: un progetto strategico che indicava come la piccola città avrebbe dovuto riorganizzare la propria esistenza in un mondo in cui il petrolio non fosse stato più economico e ampiamente disponibile. Voleva essere un’esercitazione scolastica, ma quasi subito ci si rese conto del potenziale rivoluzionario di quella iniziativa. Quello era il seme della “Transizione”, il progetto consapevole del passaggio dallo scenario attuale a quello del prossimo futuro. Continue reading

giuseppe giaccio | la critica alla forma capitale di alain de benoist

Titolo: Sull’orlo del baratro
Autore: Alain de Benoist
Edizioni: Arianna editrice, Bologna 2012
Pagine: 182

Le fibrillazioni che hanno caratterizzato, negli ultimi anni, la vita del capitalismo (la crisi dei subprimes e del debito sovrano), con ripercussioni negative e spesso drammatiche sulle esistenze di milioni di persone, appartengono alla fisiologia e non alla patologia di questa formazione economico-sociale. Lasciato a se stesso, alla coltivazione delle sue spontanee inclinazioni, il capitalismo tende, per sua logica interna, obbedendo alla sua intima ratio, a produrre il modello della cosiddetta società a clessidra, espressione con la quale ci si riferisce a una aggregazione umana in cui la ricchezza si accumula nella parte alta della scala sociale (come succede, appunto, in una clessidra, dove la maggiore quantità di polvere o acqua si trova nella parte superiore dell’ampolla), diminuendo, fino a produrre una strozzatura, a mano a mano che se ne scendono i gradini. Il capitalismo, come, del resto, suggerisce il suo nome, è un modo di produzione sbilanciato in direzione del capitale. Cos’altro dovrebbero fare i capitalisti se non accrescerlo ad ogni costo, a spese della terra e del lavoro? Questo è il loro mestiere, il loro dna, e non ha senso attendersi da essi qualcosa di diverso. Continue reading

costanzo preve | comunismo e/o comunitarismo

1. Riferirsi congiuntamente al comunismo ed al comunitarismo è una relativa novità nel panorama culturale e politico italiano ed europeo-occidentale. Sono esistiti in passato i cosiddetti nazionalcomunisti e nazionalbolscevichi, ma noi non abbiamo letteralmente nulla a che fare con loro, perché non ci collochiamo sul terreno delle rivendicazioni di una nazione contro altre nazioni. Sono esistiti ed esistono i cosiddetti eurasiatisti, ma il nostro profilo culturale e politico prescinde interamente dalla geopolitica, comunque concepita, in quanto si fonda su di un profilo economico, politico e culturale del tutto estraneo alla geopolitica, di difesa o di offesa che sia. Continue reading

alain de benoist | da marx a heidegger

A Karl Marx sono state rimproverate molte cose: il carattere sistematico del suo pensiero, l’economicismo (sensibile soprattutto nei suoi epigoni, giacché in lui il primato dell’economia si situa molto più nell’ordine delle cause che nell’ordine dei fini), la definizione quasi metafisica della classe sociale, l’incapacità di uscire dalla filosofia di Hegel, di cui pretende soltanto di “rimettere sui suoi piedi” l’interpretazione dialettica, la filosofia della storia nella quale il comunismo primitivo prende il posto del giardino dell’Eden e la società senza classi quello della Parusìa, l’atteggiamento ambivalente nei confronti della borghesia (da un lato nemico da combattere, dall’altro classe che ha svolto nella storia un ruolo “eminentemente rivoluzionario”), l’adesione all’ideologia del progresso – ideologia tipicamente borghese anch’essa, come ricorderà Georges Sorel –, che lo conduce a leggere la storia come Rivelazione progressiva e a vedere nella colonizzazione un “progresso della civiltà”, e via dicendo. Continue reading

silvio gesell | l’ordine economico naturale

Autore: Silvio Gesell
Titolo: L’Ordine Economico Naturale. Il trattato standard dell’Economia Libera
Edizioni: Arianna, Bologna 2011
Prezzo: euro 4,90 – EBOOK

Nel lontano 1875 Lord Acton (1834-1902), allora Presidente della Corte Suprema del Regno Unito, ebbe a dire: “Il problema che si perpetua attravero i secoli e che prima o poi va affrontato, è lo scontro del Popolo contro le Banche”.
Come intuizione profetica non c’è che dire. Ma non fu possibile capirla fino alla pubblicazione, nel 1906, del classico di economia che il lettore ha qui davanti agli occhi in versione italiana.
Il maestro di “economia pura” che fu Maffeo Pantaleoni (1857-1924) diceva ai suoi studenti: “Quello che è difficile non è sapere economia, è capirla”! Già, ma non senza aver letto Gesell. Perchè quel che il lettore troverà ne L’Ordine Economico Naturale sono le due chiavi che gli economisti “ortodossi” si ostinano a non far girare nella serratura dello scibile: la questione fondiaria e quella monetaria.
Chi ha letto Gesell assiste oggi, impotente, all’epilogo di una storia di errori, economici e politici, che avrebbe preso tutt’altra svolta ad aver dato retta al Nostro. E contempla, attonito, il putiferio attorno all’Euro tra 17 paesi che o non sanno, o non vogliono, applicare la soluzione dell’Unione Monetaria Latina tra Francia, Italia, Belgio, Svizzera e Grecia tra il 1865 e il 1915, e che la guerra cosiddetta “Grande” mandò a gambe all’aria.
Come funzionò quell’Unione Gesell lo descrive in questo libro. Il lettore di Gesell appassionato di storia è in condizioni di riflettere, sia qual sia il periodo e la geografia di quello che legge, su come le istituzioni di Terra affrancata da rendita e Moneta affrancata da usura avrebbero risolto qualunque questione economica senza difficoltà e soprattutto senza spargimento di sangue.
Il detto vale solo per chi apprezza cosa vuol dire vivere di lavoro e non di rendita e interesse. Chi vive di queste due istituzioni non apprezzerà le argomentazioni di Gesell. Le quali, irrefutabili come sono, attraeranno le sue ire sotto forma di epiteti e di giudizi ad hominem come “quel matto che di economia non capiva niente” e simili. Come tutti i classici, Gesell si fa leggere e rileggere con piacere.

arianna editrice | solstizio d’inverno

Ogni anno il 21 dicembre le popolazioni pagane – custodi di una visione cosmoteandrica ed emanazionistica della natura – celebravano, ognuna seguendo le proprie particolari tradizioni, il solstizio d’inverno, simbolo di morte e resurrezione. Questa ricorrenza rituale ha da sempre avuto una importanza determinante per le culture sacrali perché rappresenta la fine e l’inizio di un nuovo ciclo in cui il Sole impersonifica la forza invitta, cioè la forza che vince l’oscurità. Infatti, durante questo periodo dell’anno, il Sole dà l’impressione di morire gettando l’umanità nelle tenebre per poi invece rinascere e così facendo donando agli uomini energie rigeneranti. Il solstizio d’inverno costituì una specie di punto critico, vissuto secondo una particolare drammaticità in cui la luce della vita sembrava estinguersi, tramontare, sprofondarsi nella terra desolata e gelata o nelle acque o fra le cupe selve, da cui però ecco che subito di nuovo si rialza a risplendere di nuovo chiarore. Come nella “radura” (lichtung) heideggeriana, sorge una vita nuova, si pone un nuovo inizio, si apre un nuovo ciclo: la luce della vita si riaccende. Continue reading