«Non aggiungete una sillaba al testo senza preavvisarmi! Fottereste il ritmo come niente – solo io posso ritrovarlo là dov’è. Ho l’aria bavosa, ma so a meraviglia ciò che voglio. Non una sillaba. Fate anche attenzione alla copertina. Niente music Hallismo. Niente sentimentalismo tipografico. Del classico». «I critici dicono sempre fesserie. Giornalisti innanzitutto, lavorano di chiacchiere, piccoli ricatti… Ci vorrebbe qualcuno che si decidesse a coprirmi di sputi!… La gente è sadica, vigliacca, invidiosa, distruttrice. Ha bisogno di sentire il saccheggio, lo spappolamento, altrimenti non ci sta…».
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Le onde
“Le onde” è il il primo “tentativo letterario” di Cèline, per dirla con le parole della curatrice. Composto durante il suo ritorno in Francia dopo l’esperienza africana, è ambientato a bordo di una nave, nel 1917. Argomento, la varia umanità europea presente a bordo e la loro visione della prima guerra mondiale.
Eluana e i miei
Ho dei dubbi. Non sono monoteista, forse neppure religioso come s’intende oggigiorno, tuttavia pensando a questo dibattito mi viene in mente un celebre proverbio ebraico: “Quando l’uomo pensa, Dio ride”. Ride amaro, in questo caso, nella sua suprema indifferenza. Ride persino dei cardinali che difendono la vita in suo nome.
Lo scrittore che visse due volte
L’ultimo domicilio conosciuto è questa casa di Meudon che si affaccia sull’antica route de Gardes del tempo di Napoleone. Il colpo d’occhio su Parigi che allora incantò Céline c’è ancora, anche se la città si è dilatata e la sua fisionomia alterata.
Capote e D’Orrico: le affinit
D'Orrico tiene a farci sapere, come la maggior parte dei critici che hanno visto il film su Capote, che Truman “era uno scrittore”, il che ci dice poco, poiché qui ci viene presentato uno che non scrive ma parla. Sì… parla, parla, parla, parla, parla…
Leonardo Colombati, l’amico di Piperno
D’Orrico, che notoriamente non sopporta Kafka né Joyce né David Foster Wallace né qualsiasi scrittore sia troppo difficile, troppo rivoluzionario, e faccia troppo pensare. Non sopportava neppure Colombati ma Rio è bello perché non è pynchonista, non è postmodernista. Piuttosto è “postpipernista”.