claudio ughetto | il fabbricante di eco

powers10Autore: Richard Powers
Titolo: Il fabbricante di eco
Edizioni: Mondadori, Milano 2008
Pagine: 573

Che strano Paese, l’Italia. Muore David Foster Wallace, forse il più importante scrittore americano contemporaneo, e i nostri telegiornali in sostanza non ne parlano. Ci hanno pensato i quotidiani, è vero, ma è sempre sconfortante accorgersi che viviamo in un paese in cui i media trascurano completamente la letteratura, e lo sforzo di leggere qualcosa che non sia un thriller o un noir è accuratamente evitato. In Italia sembra ritenersi per forza noioso qualsiasi prodotto che ci costringe a pensare, anche quando lo fa in modo piacevole. Forse bisognerebbe riflettere su tale promozione della pigrizia, associata a una vergognosa produzione di immondizia televisiva che troppi showman strapagati conducono in nome della demenza, scambiata per gusto nazional-popolare. Inoltre, bisognerebbe riflettere su un critico del Corriere della Sera che ogni settimana occupa due pagine del Magazine per promuovere libri di cassetta e improvvisare inutili classifiche con in cima Andrea Vitali e Giorgio Faletti e in fondo Antonio Moresco, ignorando chi è Alcide Pierantozzi, liquidando in due righe denigratorie le opere di Foster Wallace e infischiandosene che pochi mesi fa è uscito Il fabbricante di eco, splendido romanzo di Richard Powers. Troppo “difficile” per lui, probabilmente, e poco evasivo, e credo che servirebbe a poco spiegargli che potrebbe anche essere una lettura appassionante. Continue reading

claudio ughetto | body art

bodyartAutore: Don DeLillo
Titolo: Body Art
Edizioni: Einaudi, Torino 2001
Pagine: 102

Lasciando da parte il monumentale Underworld, complesso e stratificato, anche gli altri suoi libri hanno l’ambizione di analizzare iperrealisticamente la storia americana, evidenziandone i momenti clou. Basti pensare a Libra, incentrato sull’omicidio Kennedy. Non quest’ultimo lavoro, che invece ha la portata di un dramma da camera. Continue reading

claudio ughetto | non lasciarmi

NonLasciarmiAutore: Kazuo Ishiguro
Titolo: Non lasciarmi
Edizioni: Einaudi, Torino 2006
Pagine: 291

Amarlo o odiarlo follemente? Nei confronti di quest’originale romanzo dello scrittore inglese (sebbene nato in Giappone), entrambe le scelte mi sembrano legittime. Dipende dal nostro temperamento, dallo stato d’animo con cui lo apriamo, da cosa cercavamo quando abbiamo iniziato a leggerlo e da cosa troviamo a metà della lettura. Se ci soddisfa o no. Si può decidere di amarlo follemente o di odiarlo follemente. Non lasciarmi è un romanzo che mette in disaccordo la testa e il cuore, nel quale la logica e la verosimiglianza, le istintive risposte a quelle banali domande sul comportamento umano che nascono quando ci accorgiamo che una storia non regge, sono continuamente disconfermate, procurandoci reazioni che vanno dall’insofferenza a quel tipo di rabbia che porterebbe a lanciare via il libro a cento pagine dalla fine, se non fossimo incantati dalla prosa e dalla narrazione straniante. Io sono tra quelli che hanno deciso d’amarlo follemente, trascinato e commosso da un’esposizione d’emozioni e sentimenti che avrebbe messo in ridicolo qualsiasi altro scrittore, tranne l’autore di Quel che resta del giorno. È la sua stessa cifra narrativa ad essere inimitabile, capace di restituirci la stranezza dei rapporti umani attraverso punti di vista esclusivi ed anomali, in ambienti fuori dal tempo che mettono in luce il male di vivere senza tuttavia indulgere nel sentimentalismo. Continue reading

claudio ughetto | lettera a d.

gorzAutore: Andrè Gorz
Titolo: Lettera a D. – Storia di un amore
Edizioni: Sellerio, Palermo 2008
Pagine: 88

È stato attraverso Diorama Letterario e i libri di Alain De Benoist che sono venuto a conoscenza del pensiero di André Gorz, il filosofo francese suicidatosi con la moglie all’età di 84 anni lo scorso settembre. Il numero di Diorama in questione è di 10 anni fa (Lavoro e questione sociale)[1], mentre il libro è Comunità e Decrescita[2], nel quale De Benoist cita Gorz a proposito dell’“ideologia del lavoro”, considerata da entrambi “un’invenzione della modernità (che) appare in effetti solo con il capitalismo manifatturiero”. Al momento ho pensato che qualcuno avrebbe potuto trovare curiosa l’assonanza di vedute tra quello che stupidamente in troppi continuano a considerare un intellettuale di destra e colui che, subito dopo il suicidio, è stato definito dal presidente Sarkozy “grande figura intellettuale della sinistra francese europea”[3].  Di là delle facili classificazioni, degli schematismi che tanto piacciono ai poliziotti del pensiero e ai pigri di mente che preferiscono basarsi sui pettegolezzi, su voci e sentiti riguardanti presunte frequentazioni e amicizie anziché aprire i libri e leggerli, è chiaro che le persone intelligenti sanno bene che le idee non appartengono a nessuno. Le idee si evolvono in base all’analisi della realtà e talvolta riescono persino a modificare i comportamenti di persone e gruppi che possono essere indifferentemente di destra o di sinistra, o addirittura permettere di infischiarsene di tale barbara dicotomia. Continue reading

gruppo opìfice | non volere è potere

non volere è potereUna raccolta di testi sulla condizione dell’uomo nella postmodernità, un flusso di immagini e meditazioni, una prova d’artefice o solamente un dubbio.

scritti Eduardo Zarelli, Davide Gianetti, Alessandra Pigliaru, Simone Olla, Claudio Ughetto, Giovanni Curreli, Kain Malcovich, Simone Belfiori, Stefano di Ludovico, Alain de Benoist, Simone Rossi, Fabrizio Bolognesi.
progetto grafico Mattia Piano
copertina Kain Malcovich
anno 2010

formato: 13×19
pagine: 104
euro: 6 | esaurito

Disponibile solo in pdf su issuu

mail : redazioneopifice@gmail.com

claudio ughetto | una valle in fondo al vento

Autore: Giorgio Cattaneo
Titolo: Una valle in fondo al vento
Edizioni: Aliberti, Reggio Emilia 2012
Pagine: 208

Vorrei riuscire a scrivere di questo romanzo senza dilungarmi sulla questione del TAV. Del treno ad alta velocità (o capacità) s’è parlato e scritto e la mia posizione contro questo progetto è chiara. D’altronde le ragioni di chi è contro sono esorbitanti rispetto a quelle di chi vuole imporcelo. Continue reading

claudio ughetto | la fortezza della solitudine

Autore: Jonathan Lethem
Titolo: La fortezza della solitudine
Edizioni: Marco Tropea Editore, Milano 2004
Pagine: 552

Jonathan Lethem è un postmoderno che si muove tra i generi per stupire con una visionarietà ora infantile, ora apocalittica. Questo romanzo di quasi 600 pagine è il suo capolavoro: narra di Dylan, ragazzino bianco figlio di due “alternativi” degli anni ’70 (il padre, pittore, dipinge fotogrammi di un film tutto inventato) che come Lethem cresce a Brooklyn, in un quartiere abitato solo da neri. Continue reading

claudio ughetto | duecento metri più in là

A mio padre

Dovevo avere meno di dieci anni quando mio padre mi regalò la slitta, ma di preciso non ricordo quanti. Intorno a quell’età il passaggio da un anno all’altro si riduce a un giorno di regali e festeggiamenti, molto atteso, nel quale diventiamo oggetto d’attenzione come non mai. Un’unica cifra (sette, otto, nove?), meno di dieci candeline su cui soffiare, ma in noi c’è ancora ben poco di quei cambiamenti che ci coglieranno dopo che uno zero si sarà aggiunto all’uno che ha segnato il primo anno della nostra vita. Continue reading

Incursioni 2011

Da oggi è disponibile la rivista Incursioni del 2011, intitolata “Nonostante la democrazia”.
Vi ricordiamo che potete richiedere una copia di Incursioni scrivendo a incursioni@centrostudimeridie.it Continue reading

claudio ughetto | il verbo appeso, divagazioni pseudognostiche sul crocifisso

Sebbene spinoziano, non sono mai riuscito a capire perché scegliere l’ateismo dovrebbe rendere più felici che rimanere religiosi. Le argomentazioni degli ateisti, di fronte al caos e al molteplice, alla bellezza dell’esistenza e alle possibilità del “relativismo”, tant’inviso dai cattolici come da alcuni atei[1], mi appaiono spesso riduttive, quasi la coda di quelle ideologie novecentesche che da destra e sinistra hanno preteso di migliorare il mondo imponendo un unico credo. È stato così anche per il cristianesimo quando ha scelto la mondanità per introdursi nelle coscienze a scapito della libertà di accogliere Cristo individualmente. Gli atei odierni non ricorrono alla violenza per inculcare la loro ricetta di felicità, e non m’infastidirebbero affatto se si limitassero a rivendicare il loro diritto d’essere atei. In una società laica e relativista, ognuno sia libero d’inventarsi una scusa per sopportare l’incomprensibile. È invece l’ennesima variante dell’ateismo come ricetta definitiva al male di vivere, in previsione dell’uomo nuovo e liberato, a lasciarmi perplesso.
Sulla questione del crocifisso, che la Corte Europea di Strasburgo invita autorevolmente a togliere dai luoghi pubblici, stento a comprendere entrambi i fronti in combutta. Parlo d’entrambi i fronti, anche se in realtà si sono pronunciati in parecchi (compresi atei devoti, politici opportunisti e filosofi confusi ma ostentanti certezze), poiché a spiccare nello sterile dibattito sono stati proprio gli atei e gli esponenti della Curia. Sentendoli ho avuto l’impressione che il maggior escluso dalle loro argomentazioni fosse proprio Dio, colui che ufficialmente vogliono esaltare o negare. Il che non stupisce, se pensiamo che Dio è stato dichiarato morto da Nietzsche più di un secolo fa. Sentire i vescovi costretti a difendere l’Onnipotente con gli argomenti dei loro avversari, i diritti umani e l’offesa alla sensibilità personale, fa impressione. Come il richiamarsi alla cultura nazionale o europea, quasi che il cattolicesimo non sia ritenuto universale di per sé, anche perché imposto mondialmente nei secoli, e con metodi non sempre democratici. Specularmente si sono visti gli atei universalizzare la loro avversione personale verso il “cadavere appeso”  richiamandosi (forse più coerentemente) alla laicità dello stato e ad un pluralismo religioso di cui tuttavia non sembrano capire un granché. Mi è tornata in mente una bella discussione tra Pier Vittorio Tondelli e Carlo Coccioli, nella quale l’autore di Davide ad un certo punto sbottava dicendo: “La vera distinzione, la discriminante, è quella che separa gli uomini religiosi da quelli che non lo sono. Fra noi, possiamo pure scomunicarci, sbranarci, dichiarare guerre sante, ma siamo sempre all’interno della religiosità e ci possiamo capire”[2]. L’attuale dibattito, invece, non esce dai canoni mondani, da una parte come dall’altra. Dio diventa un feticcio tra i feticci della cultura predominante: se togliamo il crocifisso chi si offenderà di più, i cattolici o i nazionalisti, gli europeisti o coloro che vi vedono il simbolo dell’umana sofferenza? Dando naturalmente per scontato che Gesù in croce è da considerarsi il simbolo del cristianesimo tutto, e che semmai ad offendersi (oltre agli atei e i laicisti) debbano essere i mussulmani, gli ebrei, i buddisti e tutti coloro che non considerano il salvatore fondamentale per la salvezza individuale. Continue reading