opìfice | les réponses

“La politica è allo stesso tempo l’arte del possibile e l’arte di rendere possibile ciò che è necessario. Il realismo impone di prendere la società per quella che è, non certo per assecondarla, perché ogni progetto ha bisogno di basarsi sulla realtà, non sui fantasmi o sulla nostalgia. La tecnologia funziona «da sé» nel senso che il suo intrinseco principio dice che tutto ciò che è tecnicamente possibile verrà effettivamente realizzato. Per rapportarsi ad essa, ritengo che ci siano tre semplici regole da rispettare. La prima consiste nell’effettuare delle scelte riguardo alle nuove tecnologie, chiedendosi quali siano quelle di cui abbiamo realmente bisogno. Il computer mi è molto utile, la televisione decisamente meno. Riguardo al telefono cellulare, personalmente non lo possiedo – e non vedo per cosa potrebbe servirmi. Essere «raggiungibile in ogni momento» per me non è un vantaggio, quanto piuttosto un incubo.”
Alain de Benoist. Risposte al Gruppo Opìfice
Casa  Lettrice Malicuvata

I N D I C E
Il dubbio della metapolitica
Per una società della decrescita
Destra-Sinistra, una dicotomia stanca
Coscienze in letargo
Cina, Iran e 11 settembre
Dio è americano
Non volere è potere
L’inquieta assenza di limite

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martedì 14 maggio 2013
21H
ampurias
via savoia, 4
cagliari

con Simone Olla, Giovanni Curreli, Carlo Corsale, Aurelio Cocco
introduce Andrea Curreli

maria luisa ardizzone | il “traditore” pound

Il giorno dopo la caduta del fascismo e quel 25 luglio che decise le sorti del nostro paese, si avviava in America una vicenda laterale alla nostra e tuttavia a questa strettamente legata. Il 26 luglio 1943 il governo degli Stati Uniti, in guerra con l’Italia, proclamava traditore della patria un poeta nato nell’Idaho (il 30 ottobre del 1885), ma consegnato all’Europa dal 1909. Già celebre negli ambienti letterari europei ed americani, il poeta, che si chiamava Ezra Pound, viveva sin dagli anni Venti a Rapallo. Di lì a due anni l’accusa di tradimento avrebbe condotto l’autore dei Cantos alla detenzione nella gabbia di Pisa e più tardi alla dichiarazione di infermità mentale, emessa dalla corte di Washington dopo un processo non celebrato. Continue reading

alain de benoist | risposte al gruppo opìfice

cover_debenoist_fronte2

copertina: stella little points venturo
formato: 13×19
pagine: 88 + 8 di apparato iconografico a colori
euro: 14
CC BY–NC–ND 3.0 [IT]
libro stampato in 100 esemplari numerati

malicuvata – collana viola limited edition
info e ordini: redazione@malicuvata.it

Su Ultima Books, Bookrepublic e nelle migliori librerie online è possibile acquistare il volume nei formati Epub e Mobi a soli 4,99 euro.

Viviamo in un sistema politico-mediatico globale, dove è completamente vano sperare di acquistare una qualche influenza a partire dall’alto. Agire sulle scelte della società, modificare le mentalità, decolonizzare un immaginario collettivo oggi dominato da soli valori commerciali non si può fare che a partire dalla base, per mezzo di esperienze locali di vario tipo. L’attuale rinascita delle comunità offre a tale riguardo delle interessanti prospettive, allo stesso titolo della moltiplicazione delle “reti”.

 

Alain de Benoist

Alain de Benoist nello studio della sua abitazione a Parigi.

Alain de Benoist | Scrittore, giornalista, saggista, conferenziere, filosofo, ha pubblicato più di 70 libri, oggi tradotti in una quindicina di lingue differenti.
Tra le sue ultime pubblicazioni in lingua italiana, ricordiamo Comunità e decrescita (Arianna editrice, 2005), Identità e comunità (Guida, 2005), Terrorismo e guerre giuste (Guida, 2007), Come si può essere pagani (Roma, 2011), Sull’orlo del baratro (Arianna editrice, 2012).

Gruppo Opìfice | Si è costituito a Cagliari nel 2002 con l’obiettivo di coniugare pensiero e azione nella pratica metapolitica. L’attività dei 6 opificisti (Simone Olla, Simone Belfiori, Giovanni Curreli, Carlo Corsale, Fabrizio Bolognesi, Alberto Cordeddu) attraversa la filosofia e l’arte in ogni sua forma.

Simone Olla | Nato a Cagliari nel 1977, laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, nel 2002 ha contribuito a fondare il Centro Studi Opìfice. Il suo primo romanzo ha per titolo A loro il tentativo di chiudermi ametà (Cagliari, 2011).

alain de benoist e danilo zolo | il mediterraneo

Alain de Benoist. Lei è stato l’architetto, insieme a Franco Cassano, di un libro collettivo di oltre 650 pagine intitolato L’alternativa mediterranea (1). Citando Peregrine Horden e Nicholas Purcell – che nella loro opera monumentale The Corrupting Sea. A Study of Mediterranean History (2000) scrivono: «l’unità e la coerenza dell’area mediterranea sono indiscutibili» – aggiungete: «”Unità” non significa uniformità culturale o monoteismo», ma al contrario «pluriverso». Nel corso della storia, dalle guerre di Atene contro Sparta o dal grande scisma d’Oriente alla divisione attuale dei paesi arabi, passando per le avventure coloniali francesi e britanniche, non è che il Mediterraneo sia sempre stato profondamente diviso? Aldilà dei conflitti di cui il Mediterraneo è stato testimone, secondo Lei, cosa crea questa unità mediterranea, sia a livello storico e geografico che a livello spirituale, ambientale o simbolico? Continue reading

alain de benoist | l’inquieta assenza di limite

Gruppo Opìfice: La crisi economica, nonostante le ottimistiche previsioni degli economisti e dei governi, sta divorando le ricchezze accumulate nei decenni precedenti. Si assiste a una polarizzazione del tessuto sociale: ricchi da una parte e poveri dall’altra. Il fenomeno più vistoso è la progressiva scomparsa del ceto medio, della piccola borghesia. Che effetti, politici e sociali, potrà avere questa situazione a lungo termine?

Alain de Benoist: Durante l’immediato dopoguerra (noto in Francia come i «Trente Glorieuses», ossia il trentennio 1945-1975), le società occidentali si sono incontestabilmente arricchite. Il capitalismo era allora nella sua fase fordista: i salari aumentavano regolarmente e questo aumento del potere d’acquisto (la domanda solvibile) permetteva di aumentare anche il consumo. Parallelamente, lo Stato assistenziale forniva prestazioni sociali rilevanti. La classe media si allargava così regolarmente a spese del proletariato e delle fasce popolari. Una delle conseguenze di questa evoluzione è stato l’abbandono di ogni proposito rivoluzionario da parte dei sindacati, che sono allora diventati tutti più o meno riformisti. In quell’epoca prevaleva la teoria del «trasferimento» di Alfred Sauvy, secondo la quale la società era paragonabile a una piramide in cui i profitti accumulati al vertice finivano con il ridiscendere, più o meno rapidamente, fino alla base, di modo che, in pratica, tutti traevano beneficio dalla crescita e dalla prosperità. Continue reading

alain de benoist | nazionalismo: fenomenologia e critica

Esistono probabilmente tante teorie del nazionalismo quante sono le teorie nazionaliste [1]. Owiamente, non è il caso di renderne conto in questa sede. Non ci imbarcheremo nemmeno nella falsa disputa che vene sul dubbio se il nazionalismo sia un’esasperazione patologica del patriottismo o viceversa ne rappresenti l’esplicazione consapevole e rigorosa sul piano della dottrina. Ci limiteremo a notare che il nazionalismo, al di là delle tipologie spesso estremamente complesse proposte sino ad oggi, è passibile di due definizioni principali. Continue reading

alain de benoist | non volere è potere?

Gruppo Opìfice :: Non crediamo di affermare il falso se affermiamo che il p(i)attume televisivo, con il suo qualunquismo/populismo sistematico, sia uno strumento di ammorbamento di massa che contribuisce a sopire spiriti creativi. Tuttavia è frequente sentir dire che la TV trasmetta semplicemente ciò che la gente vuole; questo pare un ennesimo ribaltamento tra vittima e carnefice con l’imputazione in capo ai teleascoltatori della volontà di guardare solo TV spazzatura. Crede sia possibile un’educazione alla complessità con la proposta di programmi televisivi che non premano solo sulle tendenze voyeuristiche?
Alain de Benoist :: Il sociologo Jean Baudrillard diceva che non siamo noi a guardare la televisione, ma è la televisione a guardare noi. Questa espressione era utile per sottolineare il carattere passivo del telespettatore. Recentemente, tuttavia, si è vista apparire in televisione l’interattività, così come interviene già su Internet, nei videogiochi ecc. Il problema non si riduce dunque unicamente a una questione di passività. La cosa più preoccupante è la straordinaria omogeneità dei programmi. Ormai si possono prendere centinaia di canali televisivi, ma vi si trovano sempre più o meno le stesse cose. La pluralità, dunque, non comporta necessariamente la diversità. In fondo, il messaggio sottostante a tutti questi programmi è che noi viviamo nella migliore (o nella meno peggiore) delle società possibili. Non è mai stata suggerita la minima alternativa globale. D’altra parte, è evidente che le trasmissioni servono solo a fare da cornice ai messaggi pubblicitari, che sono la vera ragion d’essere di tutte le emittenti private. Anche la pubblicità ci impone un messaggio unico, all’occorrenza che la felicità risiede solo nel consumo, cioè nell’acquisto sempre più frenetico di una maggiore quantità di merci. Questo non significa, ovviamente, che non possa esistere alcuna emittente interessante. Possono essercene, di interessanti, e si possono anche vedere dei film di qualità, in televisione, ma questo uso selettivo della televisione implica uno spirito critico, che il suo uso intensivo tende a fare sparire nella maggior parte delle persone. Per questo il voyeurismo e l’esibizionismo prendono così spesso il sopravvento. Continue reading

stefano sissa | pensare la politica controcorrente

È lo stesso Alain de Benoist che ha spesso ricordato lusingato della attenzione ricevuta nel nostro Paese per il suo pensiero e la sua evoluzione teorica. I titoli tradotti (anche se da piccole, per quanto encomiabili editrici, a dimostrazione di una non cessata censura dei media per le personalità scomode e non classificabili) dell’intellettuale francese hanno un insolito primato comparativo con altri paesi europei. Anche le monografie, piuttosto che gli studi accademici non mancano. Si aggiunge ora questo approfondito lavoro di Stefano Sissa, Pensare la politica controcorrente. Alain de Benoist oltre l’opposizione destra/sinistra (www.ariannaeditrice.it, e-book; pp 364, € 5,90) che ha il pregio dell’obiettività e dell’onestà intellettuale che certo non abbonda nel circuito mediatico culturale e universitario. Sissa, insegnante di Scienze Sociali, non ha mai abbandonato la sua vocazione di originale sociologo tra antropologia culturale e filosofia politica. Dopo essersi interessato al dibattito moderno/postmoderno nell’elaborazione teorica di Jurgen Habermas, il tema dell’amore nella sociologia di Luhmann e l’uso politico del mito in Furio Jesi, ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Storia e Antropologia del mondo moderno e contemporaneo con una tesi in storia delle dottrine politiche dedicata ad Alain de Benoist, base della recente pubblicazione. Lo abbiamo incontrato a Bologna dove lavora, sua città d’adozione non lontana in linea retta dalla natia Reggio Emilia, per approfondire le ragioni del suo saggio. Continue reading

alain de benoist | la causa del popolo

“Come turbare un popolo disincantato e navigato come il nostro se non sbandierandogli davanti di tanto in tanto pericoli immaginari?” scriveva Tocqueville ne L’Ancien Régime et la Révolution. pericoli immaginari sono, oggi, quelli che la classe politico-mediatica tira fuori dal cappello per distogliere l’attenzione dai veri pericoli e, in seguito, fare dimenticare le proprie malefatte. La denuncia del “populismo” – la “minaccia populista”, la “deriva populista”, la “tentazione populista” – ne fanno parte con ogni evidenza.
Dall’inizio degli anni ottanta, questo termine, una volta poco usato, è entrato prepotentemente a far parte del discorso pubblico. Ormai funziona come un insulto politico, fingendo di apparire, contraddittoriamente, una categoria di analisi. È vero che oggi il populismo soprattutto uno stile o un atteggiamento. Continue reading

serge latouche | abbondanza frugale

Di che cosa parliamo se parliamo di felicità. La differenza sostanziale tra il ben-avere e il ben-essere e i passaggi necessari per raggiungerlo.
Bisogna risalire alla seconda metà del ’700 per trovare le origini del pensiero economico che fa coincidere il «benessere» statistico con il «ben avere», sebbene nello stesso periodo l’illuminista napoletano Antonio Genovesi avesse sottolineato la necessità di una economia fondata sulla ricerca del bene comune. Temi che si ripropongono oggi con grande urgenza e che richiedono l’elaborazione di nuovi codici e regole. Continue reading