Autore: Alain Badiou
Titolo: Metapolitica
Edizione: Cronopio, Napoli 2001
Pagine: 169
Non è facile per un filosofo della politica motivare il proprio essere contro la filosofia politica: è questo ciò che si propone di fare Alain Badiou. Assumendo il pensiero politico come dato oggettivo, tale disciplina si propone di consegnarlo al registro della filosofia. Ad essere così eliminato è, secondo l’autore, il reale soggettivo dei processi organizzati e militanti, mentre la politica viene ridotta «all’esercizio del “libero giudizio” in uno spazio pubblico in cui non contano, in definitiva, che le opinioni» (pp. 27-28). Uno degli obiettivi critici di questa impostazione è Hannah Arendt. Propugnando una dottrina del consenso, che rifiuta il tema della verità e dell’identificazione militante della politica, il soggetto della Arendt finisce infatti per essere uno spettatore del mondo. Privandosi delle armi della parzialità militante, secondo Badiou, si intraprende un percorso che porta irrimediabilmente alla subordinazione alla politica esistente e, più nello specifico, alla ratifica ideologica del regime parlamentare o del «capital-parlamentarismo [ossia] la figura statale che regola il suo rapporto soggettivo con lo Stato attraverso tre norme: l’economia, il nazionale, il democratico» (p. 99). Badiou ipotizza l’invenzione di un aristocratismo proletario, capace di svincolarsi definitivamente dalle strette maglie della Storia, di sottrarsi allo Stato e di portare a fondo la critica alla democrazia. Non è questo ciò che fa Rancière, la cui antifilosofia resta democratica ed evita di fare i conti con la parola Stato, preferendogli più comodi sostituti quali società o polizia. Continue reading
