Il giorno dopo la caduta del fascismo e quel 25 luglio che decise le sorti del nostro paese, si avviava in America una vicenda laterale alla nostra e tuttavia a questa strettamente legata. Il 26 luglio 1943 il governo degli Stati Uniti, in guerra con l’Italia, proclamava traditore della patria un poeta nato nell’Idaho (il 30 ottobre del 1885), ma consegnato all’Europa dal 1909. Già celebre negli ambienti letterari europei ed americani, il poeta, che si chiamava Ezra Pound, viveva sin dagli anni Venti a Rapallo. Di lì a due anni l’accusa di tradimento avrebbe condotto l’autore dei Cantos alla detenzione nella gabbia di Pisa e più tardi alla dichiarazione di infermità mentale, emessa dalla corte di Washington dopo un processo non celebrato. Continue reading
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fabio lucido balestrieri | la scommessa della decrescita
Autore: Serge Latouche
Titolo: La scommessa della decrescita
Edizioni: Feltrinelli, Milano 2007
Pagine: 224
Ogni volta che finisco di leggere un libro penso a cosa mi ha dato, a come ha arricchito il mio bagaglio culturale. L’ultimo lavoro di Latouche ha saldato in me la convinzione che la decrescita non è un’utopia, né un progetto concreto: è una scommessa. Il titolo, infatti, non è stato scelto a caso.
Non è un utopia perché le proposte e le iniziative ci sono; non è un progetto concreto perché tali proposte ed iniziative, essendo ancora troppe, sparpagliate e giovani, non obbediscono ad una strategia unitaria. Ma va bene così, perché l’importante è partire e bisogna farlo dal basso, dal locale, in tutto il globo. Il punto d’arrivo? È da stabilire lungo la via, ma intanto sappiamo che partire non è una scelta nel panorama delle alternative attuali: è una necessità. Continue reading
alain de benoist | l’inquieta assenza di limite
Gruppo Opìfice: La crisi economica, nonostante le ottimistiche previsioni degli economisti e dei governi, sta divorando le ricchezze accumulate nei decenni precedenti. Si assiste a una polarizzazione del tessuto sociale: ricchi da una parte e poveri dall’altra. Il fenomeno più vistoso è la progressiva scomparsa del ceto medio, della piccola borghesia. Che effetti, politici e sociali, potrà avere questa situazione a lungo termine?
Alain de Benoist: Durante l’immediato dopoguerra (noto in Francia come i «Trente Glorieuses», ossia il trentennio 1945-1975), le società occidentali si sono incontestabilmente arricchite. Il capitalismo era allora nella sua fase fordista: i salari aumentavano regolarmente e questo aumento del potere d’acquisto (la domanda solvibile) permetteva di aumentare anche il consumo. Parallelamente, lo Stato assistenziale forniva prestazioni sociali rilevanti. La classe media si allargava così regolarmente a spese del proletariato e delle fasce popolari. Una delle conseguenze di questa evoluzione è stato l’abbandono di ogni proposito rivoluzionario da parte dei sindacati, che sono allora diventati tutti più o meno riformisti. In quell’epoca prevaleva la teoria del «trasferimento» di Alfred Sauvy, secondo la quale la società era paragonabile a una piramide in cui i profitti accumulati al vertice finivano con il ridiscendere, più o meno rapidamente, fino alla base, di modo che, in pratica, tutti traevano beneficio dalla crescita e dalla prosperità. Continue reading
alain de benoist | non volere è potere?
Gruppo Opìfice :: Non crediamo di affermare il falso se affermiamo che il p(i)attume televisivo, con il suo qualunquismo/populismo sistematico, sia uno strumento di ammorbamento di massa che contribuisce a sopire spiriti creativi. Tuttavia è frequente sentir dire che la TV trasmetta semplicemente ciò che la gente vuole; questo pare un ennesimo ribaltamento tra vittima e carnefice con l’imputazione in capo ai teleascoltatori della volontà di guardare solo TV spazzatura. Crede sia possibile un’educazione alla complessità con la proposta di programmi televisivi che non premano solo sulle tendenze voyeuristiche?
Alain de Benoist :: Il sociologo Jean Baudrillard diceva che non siamo noi a guardare la televisione, ma è la televisione a guardare noi. Questa espressione era utile per sottolineare il carattere passivo del telespettatore. Recentemente, tuttavia, si è vista apparire in televisione l’interattività, così come interviene già su Internet, nei videogiochi ecc. Il problema non si riduce dunque unicamente a una questione di passività. La cosa più preoccupante è la straordinaria omogeneità dei programmi. Ormai si possono prendere centinaia di canali televisivi, ma vi si trovano sempre più o meno le stesse cose. La pluralità, dunque, non comporta necessariamente la diversità. In fondo, il messaggio sottostante a tutti questi programmi è che noi viviamo nella migliore (o nella meno peggiore) delle società possibili. Non è mai stata suggerita la minima alternativa globale. D’altra parte, è evidente che le trasmissioni servono solo a fare da cornice ai messaggi pubblicitari, che sono la vera ragion d’essere di tutte le emittenti private. Anche la pubblicità ci impone un messaggio unico, all’occorrenza che la felicità risiede solo nel consumo, cioè nell’acquisto sempre più frenetico di una maggiore quantità di merci. Questo non significa, ovviamente, che non possa esistere alcuna emittente interessante. Possono essercene, di interessanti, e si possono anche vedere dei film di qualità, in televisione, ma questo uso selettivo della televisione implica uno spirito critico, che il suo uso intensivo tende a fare sparire nella maggior parte delle persone. Per questo il voyeurismo e l’esibizionismo prendono così spesso il sopravvento. Continue reading
silvio gesell | l’ordine economico naturale
Autore: Silvio Gesell
Titolo: L’Ordine Economico Naturale. Il trattato standard dell’Economia Libera
Edizioni: Arianna, Bologna 2011
Prezzo: euro 4,90 – EBOOK
Nel lontano 1875 Lord Acton (1834-1902), allora Presidente della Corte Suprema del Regno Unito, ebbe a dire: “Il problema che si perpetua attravero i secoli e che prima o poi va affrontato, è lo scontro del Popolo contro le Banche”.
Come intuizione profetica non c’è che dire. Ma non fu possibile capirla fino alla pubblicazione, nel 1906, del classico di economia che il lettore ha qui davanti agli occhi in versione italiana.
Il maestro di “economia pura” che fu Maffeo Pantaleoni (1857-1924) diceva ai suoi studenti: “Quello che è difficile non è sapere economia, è capirla”! Già, ma non senza aver letto Gesell. Perchè quel che il lettore troverà ne L’Ordine Economico Naturale sono le due chiavi che gli economisti “ortodossi” si ostinano a non far girare nella serratura dello scibile: la questione fondiaria e quella monetaria.
Chi ha letto Gesell assiste oggi, impotente, all’epilogo di una storia di errori, economici e politici, che avrebbe preso tutt’altra svolta ad aver dato retta al Nostro. E contempla, attonito, il putiferio attorno all’Euro tra 17 paesi che o non sanno, o non vogliono, applicare la soluzione dell’Unione Monetaria Latina tra Francia, Italia, Belgio, Svizzera e Grecia tra il 1865 e il 1915, e che la guerra cosiddetta “Grande” mandò a gambe all’aria.
Come funzionò quell’Unione Gesell lo descrive in questo libro. Il lettore di Gesell appassionato di storia è in condizioni di riflettere, sia qual sia il periodo e la geografia di quello che legge, su come le istituzioni di Terra affrancata da rendita e Moneta affrancata da usura avrebbero risolto qualunque questione economica senza difficoltà e soprattutto senza spargimento di sangue.
Il detto vale solo per chi apprezza cosa vuol dire vivere di lavoro e non di rendita e interesse. Chi vive di queste due istituzioni non apprezzerà le argomentazioni di Gesell. Le quali, irrefutabili come sono, attraeranno le sue ire sotto forma di epiteti e di giudizi ad hominem come “quel matto che di economia non capiva niente” e simili. Come tutti i classici, Gesell si fa leggere e rileggere con piacere.
Dieci anni dopo. No Logo e il politically correct
Dieci anni dopo le riflessioni della Klein, è interessante vedere come si sono sviluppate le cose. Bisogna ricordare, anzitutto, il non trascurabile fatto che un uomo di colore sia arrivato alla Casa Bianca: il politically correct ha portato un’ambigua varietà di frutti, forse non tutti così avvelenati. Da un altro lato, la celebrazione felice delle diversità e del rispetto reciproco ha iniziato a scricchiolare sotto l’onda d’urto della crisi. Un progresso civile basato soprattutto sulle trovate del marketing mostra la sua debolezza. Ci hanno insegnato che l’identità è un vestito da mettere e togliere e scambiare allegramente, ma cosa succede quando iniziano a mancare i vestiti?
La Grecia e l’Unione europea: l
Il piano di salvataggio della Grecia, messo a punto nel fine settimana tra l’8 e il 9 maggio per placare la febbre speculativa dei mercati, si sa, è pari a 750 miliardi di euro, dei quali 250 promessi dal Fondo Monetario Internazionale (Fmi).
Una somma, in parte virtuale, che rappresenta un assetto monetario favoloso, oltre ogni precdente (il New Deal di Roosevelt costò l’equivalente di 50 miliardi di dollari odierni, il Piano Marshall l’equivalente di 100 miliardi), ma che rappresenta appena il 10 per cento del debito della zona euro, pari a 7000 miliardi.
Quel che si omette di dire, rimarcano gli economisti, è che la crisi attuale non è tanto la crisi di bilancio ellenica, ma una crisi bancaria (tra il 2005 e il 2010 il debito bancario greco è stato sottoscritto al 43 per cento dalle banche, al 22 per cento da fondi sociali e per il 15 per cento da fondi pensione).
Il Club Bilderberg: un’introduzione
In oltre cinquanta anni di convegni non è stato mai consentito alla stampa di assistere, non sono state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni dei partecipanti, né è stata resa pubblica un’agenda di un convegno Bilderberg. I leader del “Gruppo Bilderberg” sostengono che questa discrezione è necessaria per permettere a quanti partecipano ai dibattiti di parlare liberamente, senza che le proprie dichiarazioni siano registrate o riportate pubblicamente. Altrimenti, affermano i membri del Bilderberg, sarebbero costretti a parlare nel linguaggio di un comunicato stampa. Senza dubbio, questa discrezione consente al “Gruppo Bilderberg” di deliberare più liberamente, ma in questo modo non si risponde alla domanda fondamentale: di che cosa parlano, in questi convegni, le persone più potenti del mondo?
Decrescere per superare la recessione e la crisi climatica
Proposta per la formazione di un nuovo soggetto politico.
La combinazione degli effetti a livello economico e a livello ambientale configurano la crisi in corso come la più grave attraversata dall’economia capitalista. A ciò si aggiunga che in conseguenza di un altro fenomeno inerente alla crescita, la globalizzazione dei mercati, la recessione si è estesa pressoché contestualmente a tutti i paesi del mondo, mentre il cambiamento climatico per la sua stessa natura coinvolge l’ecosistema terrestre nel suo insieme. Ne consegue che il paragone con la crisi del 1929 non regge per difetto e non per eccesso, sia in termini di gravità, sia in termini di diffusione
Siamo, tutti, sospesi a un filo
Un terremoto, in quanto tale, non ammette discussioni. Però penso che la gente farebbe bene a fidarsi di più del proprio istinto e meno della tecnica e dei suoi guru. La gente d’Abruzzo aveva sentito, intuito, che in quei "flussi sismici", dichiarati nella norma, c’era qualcosa che non andava.

