Laboratori di crisi

L'arte pubblica di Az.Namusn.Art ha come paradigma la spietata onestà dello sguardo che inevitabilmente denuncia e quindi diviene problematica. L'apparente "illegalità" delle loro azioni diventa un estremo appello alla purezza: lungi dal messianismo dei predicatori ideologizzati, agiscono, ed alla fine il re viene sempre denudato. E lasciano un segno, aprono questioni in un territorio periferico spodestato dalla propria identità originaria, ricattato dallo spettro della disoccupazione e angosciato dal fallimento di un colpevole e drammaticamente folle progetto di sviluppo.

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La funzione dell’arte

Ci siamo io e Domenico Grenci seduti uno di fronte all’altro, e poi una scrittrice, che Morfeo ci concede quando la discussione fra me e il Grenci non trova sbocchi: «Andy Warhol – suggerisce la scrittrice – ha voluto ridicolizzare l’arte grafica, renderla seriale, commerciale quasi; ha preteso che la pittura scendesse dal piedistallo elitario in cui era costretta dai critici di professione. Con la musica e il cinema accade il contrario: Warhol sottrae le sue produzioni dal meccanismo del consumo di massa, rendendo le sua produzioni praticamente inaccessibili.»

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