La fine della sovranit

Trovarsi in guerra senza nemmeno sapere perché. Questo ormai tocca in sorte a milioni di persone, milioni di telespettatori che prima assistevano ai salamelecchi pro Gheddafi e ora vedono le immagini dell’attacco militare occidentale, poi vedranno una guerra ancora più grande e catastrofica. Era un’altra musica nell’ottobre 2008, quando Giulio Andreotti, Nicola Latorre, Vittorio Sgarbi, Beppe Pisanu, erano al cospetto del Colonnello con la loro brava fascia verde e il cappello bipartisan in mano, grati per il fresco impegno libico che salvava la banca Unicredit dal disastro innescato dagli scricchiolii finanziari dell’Impero in crisi. La spola di politici italiani per Tripoli era continuata per anni, sotto l’occhio benevolo di Re Bunga Bunga. Ma ora hanno tutti votato per la guerra. Perché?

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Palestinan paper

Pur seguendo con una certa attenzione la questione, ammettiamo di non avere compreso se i cosiddetti colloqui di pace israelo-palestinesi siano, attualmente, in corso, se attraversino una delle tante fasi di “sospensione” o se abbiano subito un’interruzione “definitiva”. Laddove con tale  definizione si intende un’apparente rottura, fino a che Washington convince le parti a riprendere la commedia. L’ultimo negoziato di pace di cui ci ricordiamo, in era Obama, era quello annunciato dal segretario di Stato Usa con grande sicurezza. “Risolveremo entro un anno la questione palestinese”, aveva detto la Clinton. Dopo le strette di mano di rito, non c’è stato invece alcun progresso, al punto che è difficile rintracciare notizie sulla “trattativa”.

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Martin Buber, o come risolvere il conflitto israelo-palestinese

L’idea di un “grande sionismo”, cui è collegata quella di uno Stato federale-binazionale, prospettata da Buber agli ebrei, è, certo, di difficile realizzazione. Di ciò era, del resto, consapevole lo stesso Buber. Rispetto alla sua epoca, oggi le difficoltà sono addirittura cresciute, perché molto altro sangue è stato sparso su entrambi i fronti.

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ai feriti

È quindi nella giostra del già detto che sistemi la tua grazia solitudine, nel debordare festoso di parole che s’annullano, nella remota comprensione dell’altro da te, nelle sparse dimenticate ceneri di Gramsci, nel senso annullato dai media e nell’umano de profundis, nei ricami salottieri dei geldroni post litteram e nei richiami all’ordine del mare sulla terra.

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A Gaza stiamo assistendo allo splendore del supplizio

In questi giorni migliaia di feriti e centinaia di morti, vittime dei bombardamenti e dell'attacco terreste della grande potenza nucleare israeliana, si sono aggiunti alle decine di migliaia di persone in condizioni disperate a causa della miseria, delle malattie, della fame. I ricatti finanziari e l'embargo imposto da Israele alla popolazione di Gaza non intendevano colpire soltanto il movimento di Hamas.

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Le cinque maggiori menzogne sull

Hamas ha un’ala militare. Tuttavia non è interamente un’organizzazione militare ma politica. Membri di Hamas sono i rappresentanti democraticamente eletti del popolo palestinese. Decine di questi leader eletti sono stati rapiti e detenuti nelle prigioni israeliane senza capi d’accusa. Altri sono stati vittime di assassinii, come Nizar Rayan, funzionario di vertice di Hamas.

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Quindi

Per Israele la catena degli eventi che porta a questo attacco non comincia con la sua occupazione del territorio palestinese nel 1967, che sarebbe invece l'opinione dei palestinesi. Comincia invece tre anni fa con la sua decisione di ritirare le sue installazioni militari e i suoi insediamenti coloniali da Gaza.

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Disinformazione, segreti e bugie

Lo sforzo di disinformazione, secondo gli ufficiali della difesa, ha colto di sorpresa Hamas e ha contribuito ad aumentare in misura significativa il numero delle sue perdite nell'attacco. Secondo fonti degli ambienti della difesa il Ministro della Difesa Ehud Barak ha ordinato alle Forze israeliane di prepararsi all'operazione più di sei mesi fa, nonostante la negoziazione di un accordo con Hamas per il cessate il fuoco.

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