Quando, nel 1934, pubblicò Journal d’un homme trompé, Pierre Drieu La Rochelle aveva da poco superato la fatidica soglia degli “anta”. Aveva, infatti, quarantuno anni, un’età in cui si può anche provare a fare un primo, provvisorio bilancio della propria vita – una vita che aveva, del resto, imboccato la dirittura finale: gli restavano solo undici anni prima di “aderire, finalmente, alle cose”. Continue reading
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alain de benoist | l’inquieta assenza di limite
Gruppo Opìfice: La crisi economica, nonostante le ottimistiche previsioni degli economisti e dei governi, sta divorando le ricchezze accumulate nei decenni precedenti. Si assiste a una polarizzazione del tessuto sociale: ricchi da una parte e poveri dall’altra. Il fenomeno più vistoso è la progressiva scomparsa del ceto medio, della piccola borghesia. Che effetti, politici e sociali, potrà avere questa situazione a lungo termine?
Alain de Benoist: Durante l’immediato dopoguerra (noto in Francia come i «Trente Glorieuses», ossia il trentennio 1945-1975), le società occidentali si sono incontestabilmente arricchite. Il capitalismo era allora nella sua fase fordista: i salari aumentavano regolarmente e questo aumento del potere d’acquisto (la domanda solvibile) permetteva di aumentare anche il consumo. Parallelamente, lo Stato assistenziale forniva prestazioni sociali rilevanti. La classe media si allargava così regolarmente a spese del proletariato e delle fasce popolari. Una delle conseguenze di questa evoluzione è stato l’abbandono di ogni proposito rivoluzionario da parte dei sindacati, che sono allora diventati tutti più o meno riformisti. In quell’epoca prevaleva la teoria del «trasferimento» di Alfred Sauvy, secondo la quale la società era paragonabile a una piramide in cui i profitti accumulati al vertice finivano con il ridiscendere, più o meno rapidamente, fino alla base, di modo che, in pratica, tutti traevano beneficio dalla crescita e dalla prosperità. Continue reading
alain de benoist | non volere è potere?
Gruppo Opìfice :: Non crediamo di affermare il falso se affermiamo che il p(i)attume televisivo, con il suo qualunquismo/populismo sistematico, sia uno strumento di ammorbamento di massa che contribuisce a sopire spiriti creativi. Tuttavia è frequente sentir dire che la TV trasmetta semplicemente ciò che la gente vuole; questo pare un ennesimo ribaltamento tra vittima e carnefice con l’imputazione in capo ai teleascoltatori della volontà di guardare solo TV spazzatura. Crede sia possibile un’educazione alla complessità con la proposta di programmi televisivi che non premano solo sulle tendenze voyeuristiche?
Alain de Benoist :: Il sociologo Jean Baudrillard diceva che non siamo noi a guardare la televisione, ma è la televisione a guardare noi. Questa espressione era utile per sottolineare il carattere passivo del telespettatore. Recentemente, tuttavia, si è vista apparire in televisione l’interattività, così come interviene già su Internet, nei videogiochi ecc. Il problema non si riduce dunque unicamente a una questione di passività. La cosa più preoccupante è la straordinaria omogeneità dei programmi. Ormai si possono prendere centinaia di canali televisivi, ma vi si trovano sempre più o meno le stesse cose. La pluralità, dunque, non comporta necessariamente la diversità. In fondo, il messaggio sottostante a tutti questi programmi è che noi viviamo nella migliore (o nella meno peggiore) delle società possibili. Non è mai stata suggerita la minima alternativa globale. D’altra parte, è evidente che le trasmissioni servono solo a fare da cornice ai messaggi pubblicitari, che sono la vera ragion d’essere di tutte le emittenti private. Anche la pubblicità ci impone un messaggio unico, all’occorrenza che la felicità risiede solo nel consumo, cioè nell’acquisto sempre più frenetico di una maggiore quantità di merci. Questo non significa, ovviamente, che non possa esistere alcuna emittente interessante. Possono essercene, di interessanti, e si possono anche vedere dei film di qualità, in televisione, ma questo uso selettivo della televisione implica uno spirito critico, che il suo uso intensivo tende a fare sparire nella maggior parte delle persone. Per questo il voyeurismo e l’esibizionismo prendono così spesso il sopravvento. Continue reading
giuseppe giaccio | psicologia della decrescita
La decrescita è in genere associata alla sfera economica. Si parla, cioè, di decrescita del prodotto interno lordo (pil) da ottenere attraverso il programma delle otto “r” (rivalutare, ristrutturare, rilocalizzare, riciclare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riconcettualizzare/reinquadrare), grazie al quale sarebbe possibile avviare «un circolo virtuoso di decrescita serena, conviviale e sostenibile»[1]. Continue reading
giuseppe giaccio | la critica alla forma capitale di alain de benoist
Titolo: Sull’orlo del baratro
Autore: Alain de Benoist
Edizioni: Arianna editrice, Bologna 2012
Pagine: 182
Le fibrillazioni che hanno caratterizzato, negli ultimi anni, la vita del capitalismo (la crisi dei subprimes e del debito sovrano), con ripercussioni negative e spesso drammatiche sulle esistenze di milioni di persone, appartengono alla fisiologia e non alla patologia di questa formazione economico-sociale. Lasciato a se stesso, alla coltivazione delle sue spontanee inclinazioni, il capitalismo tende, per sua logica interna, obbedendo alla sua intima ratio, a produrre il modello della cosiddetta società a clessidra, espressione con la quale ci si riferisce a una aggregazione umana in cui la ricchezza si accumula nella parte alta della scala sociale (come succede, appunto, in una clessidra, dove la maggiore quantità di polvere o acqua si trova nella parte superiore dell’ampolla), diminuendo, fino a produrre una strozzatura, a mano a mano che se ne scendono i gradini. Il capitalismo, come, del resto, suggerisce il suo nome, è un modo di produzione sbilanciato in direzione del capitale. Cos’altro dovrebbero fare i capitalisti se non accrescerlo ad ogni costo, a spese della terra e del lavoro? Questo è il loro mestiere, il loro dna, e non ha senso attendersi da essi qualcosa di diverso. Continue reading
giuseppe giaccio | per una sinistra reazionaria
Autore: Bruno Arpaia
Titolo: Per una sinistra reazionaria
Edizioni: Guanda, Parma 2007
Pagine: 182
La celebre definizione marx-engelsiana della moderna democrazia parlamentare come di un comitato che amministra gli affari della borghesia è andata, col tempo, sempre più perdendo il suo originario carattere polemico per assumere, a poco a poco, i contorni di una sintetica, folgorante descrizione scientifica. Questa natura della democrazia borghese poteva essere meno facilmente percepibile fintantoché la destra, il centro e la sinistra scendevano nell’arena politica presentandosi come portatrici di diverse e contrapposte visioni del mondo, ma da quando, con la fine dell’Urss, l’ideologia liberale è rimasta padrona del campo, questi contenitori si sono in fretta svuotati di ogni istanza e pretesa politico-culturale forte, per connotarsi come agenzie interne al campo del vincitore le cui differenze non si situano nell’ambito strategico, che è lo stesso per tutte le formazioni politiche (l’incremento del pil e quindi dello sviluppo, l’estensione della logica del mercato ad ogni sfera della vita, l’alleggerimento/smantellamento del welfare, la flessibilità, l’esportazione della democrazia), ma in quello tattico, relativo cioè alle diverse dosi di individuo, stato e mercato somministrate ai cittadini, che risulta sempre più arduo distinguere dai clienti e dai consumatori, per raggiungere i medesimi obiettivi. Continue reading
Diorama letterario 305
Articoli di: Marco Tarchi, Alain de Benoist, Pascal Eysseric, Patrick Haenni, Tancrède Josseran, Michel Thibault, Pascal Esseyric, Vincent Desportes, Giuseppe Ladetto, Eduardo Zarelli, Vittorio Miozzi, Giuseppe Giaccio, Marco De Troia, Michele Del Vecchio, Emilia Musumeci, Alberto Giovanni Biuso, Manuel Zanarini. Continue reading
Diorama Letterario 303
Articoli di Marco Tarchi, Alain de Benoist, Roberto Zavaglia, Archimede Callaioli, Eduardo Zarelli, Franco Cardini, Giuseppe Ladetto, Giuseppe Giaccio, Carlo Nizzani, Stefano Boninsegni, Michele Del Vecchio.
[informazioni e abbonamenti: mtdiorama@gmail.com] Continue reading
Diorama Letterario 301
All’interno il sommario del numero 301 di Diorama Letterario.
Articoli di: Marco Tarchi, Alain de Benoist, Giuseppe Giaccio, Eduardo Zarelli, Giuseppe Ladetto, Franco Cardini, Michele Del Vecchio, Stefano Di Ludovico, Marco De Troia, Alberto Giovanni Biuso.
[informazioni e abbonamenti: mtdiorama@gmail.com]
Diorama letterario 299
Articoli di: Marco Tarchi, Alain de Benoist, Flora Montcorbier e Robin Turgis, Giuseppe Ladetto, Franco Cardini, Stefano Di Ludovico, Bernadetta Wrobel, Riccardo Cavallo, Giuseppe Giaccio, Marco De Troia, Alice Martini, Andrea Cascioli, Michele DelVecchio, Stefano Pietropaoli, Alberto Giovanni Biuso.
[informazioni e abbonamenti: mtdiorama@gmail.com] Continue reading