alain de benoist | risposte al gruppo opìfice

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copertina: stella little points venturo
formato: 13×19
pagine: 88 + 8 di apparato iconografico a colori
euro: 14
CC BY–NC–ND 3.0 [IT]
libro stampato in 100 esemplari numerati

malicuvata – collana viola limited edition
info e ordini: redazione@malicuvata.it

Su Ultima Books, Bookrepublic e nelle migliori librerie online è possibile acquistare il volume nei formati Epub e Mobi a soli 4,99 euro.

Viviamo in un sistema politico-mediatico globale, dove è completamente vano sperare di acquistare una qualche influenza a partire dall’alto. Agire sulle scelte della società, modificare le mentalità, decolonizzare un immaginario collettivo oggi dominato da soli valori commerciali non si può fare che a partire dalla base, per mezzo di esperienze locali di vario tipo. L’attuale rinascita delle comunità offre a tale riguardo delle interessanti prospettive, allo stesso titolo della moltiplicazione delle “reti”.

 

Alain de Benoist

Alain de Benoist nello studio della sua abitazione a Parigi.

Alain de Benoist | Scrittore, giornalista, saggista, conferenziere, filosofo, ha pubblicato più di 70 libri, oggi tradotti in una quindicina di lingue differenti.
Tra le sue ultime pubblicazioni in lingua italiana, ricordiamo Comunità e decrescita (Arianna editrice, 2005), Identità e comunità (Guida, 2005), Terrorismo e guerre giuste (Guida, 2007), Come si può essere pagani (Roma, 2011), Sull’orlo del baratro (Arianna editrice, 2012).

Gruppo Opìfice | Si è costituito a Cagliari nel 2002 con l’obiettivo di coniugare pensiero e azione nella pratica metapolitica. L’attività dei 6 opificisti (Simone Olla, Simone Belfiori, Giovanni Curreli, Carlo Corsale, Fabrizio Bolognesi, Alberto Cordeddu) attraversa la filosofia e l’arte in ogni sua forma.

Simone Olla | Nato a Cagliari nel 1977, laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio, nel 2002 ha contribuito a fondare il Centro Studi Opìfice. Il suo primo romanzo ha per titolo A loro il tentativo di chiudermi ametà (Cagliari, 2011).

giuseppe giaccio | la critica alla forma capitale di alain de benoist

Titolo: Sull’orlo del baratro
Autore: Alain de Benoist
Edizioni: Arianna editrice, Bologna 2012
Pagine: 182

Le fibrillazioni che hanno caratterizzato, negli ultimi anni, la vita del capitalismo (la crisi dei subprimes e del debito sovrano), con ripercussioni negative e spesso drammatiche sulle esistenze di milioni di persone, appartengono alla fisiologia e non alla patologia di questa formazione economico-sociale. Lasciato a se stesso, alla coltivazione delle sue spontanee inclinazioni, il capitalismo tende, per sua logica interna, obbedendo alla sua intima ratio, a produrre il modello della cosiddetta società a clessidra, espressione con la quale ci si riferisce a una aggregazione umana in cui la ricchezza si accumula nella parte alta della scala sociale (come succede, appunto, in una clessidra, dove la maggiore quantità di polvere o acqua si trova nella parte superiore dell’ampolla), diminuendo, fino a produrre una strozzatura, a mano a mano che se ne scendono i gradini. Il capitalismo, come, del resto, suggerisce il suo nome, è un modo di produzione sbilanciato in direzione del capitale. Cos’altro dovrebbero fare i capitalisti se non accrescerlo ad ogni costo, a spese della terra e del lavoro? Questo è il loro mestiere, il loro dna, e non ha senso attendersi da essi qualcosa di diverso. Continue reading

Hu Jintao a Washington

Prima di arrivare a Washington per incontrare Obama, Hu Jintao si era fatto precedere da una dichiarazione poco conciliante: “il sistema valutario internazionale dominato dal dollaro è un prodotto del passato”. Il presidente cinese ha così ribadito che la volontà del suo Paese è quella di creare, nel medio periodo, una “valuta sintetica” basata sulle principali monete, compreso lo yuan. Togliendo agli Stati Uniti l’“esorbitante privilegio” che il dollaro mantiene come valuta di riserva mondiale e strumento di pagamento delle materie prime. Un gesto non certo amichevole, inoltre, era stata la decisione dell’esercito di testare il primo bombardiere invisibile cinese l’11 gennaio scorso, proprio mentre era in visita a Pechino il segretario della Difesa Usa Gates.

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noam chomsky | la minaccia iraniana, o la minaccia americana?

La grave minaccia dell’Iran è largamente riconosciuta come la crisi di politica estera più seria cui deve far fronte l’amministrazione Obama. Il Congresso ha appena rafforzato le sanzioni contro l’Iran, con penali ancor più severe contro le società estere. Continue reading

Il Club Bilderberg: un’introduzione

In oltre cinquanta anni di convegni non è stato mai consentito alla stampa di assistere, non sono state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni dei partecipanti, né è stata resa pubblica un’agenda di un convegno Bilderberg. I leader del “Gruppo Bilderberg” sostengono che questa discrezione è necessaria per permettere a quanti partecipano ai dibattiti di parlare liberamente, senza che le proprie dichiarazioni siano registrate o riportate pubblicamente. Altrimenti, affermano i membri del Bilderberg, sarebbero costretti a parlare nel linguaggio di un comunicato stampa. Senza dubbio, questa discrezione consente al “Gruppo Bilderberg” di deliberare più liberamente, ma in questo modo non si risponde alla domanda fondamentale: di che cosa parlano, in questi convegni, le persone più potenti del mondo?

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alberto giovanni biuso | incantati dalla rete

formenti_incantatiAutore: Carlo Formenti
Titolo: Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitti nell’epoca di Internet
Edizioni: Raffaello Cortina, Milano 2000
Pagine: 302

Per chi voglia comprendere la Rete, pensare il presente, cercare di cogliere le tendenze e la complessità della comunicazione contemporanea, il primo compito è liberarsi da ogni negazione apocalittica come dall’apologia entusiastica. L’invito heideggeriano a pensare la tecnica coincide oggi in gran parte col pensare le reti della comunicazione che intessono di sé l’esistenza dei soggetti, delle comunità, delle economie. Se si accetta tale invito, le due ipotesi sull’intelligenza artificiale – che si sono progressivamente diversificate a partire dalla conferenza di Dartmouth del 1956 – potranno essere analizzate e discusse ciascuna per le proprie caratteristiche e per il diverso significato che assumono in ambito anche antropologico e politico. Il programma dell’IA debole guarda a questa prospettiva in modo sostanzialmente operativo e strumentale, come a una maniera particolarmente efficiente di dotare l’umanità di macchine in grado di eseguire con efficacia lavori non solo di routine e molto pesanti – compito che le macchine hanno svolto almeno a partire dalla Rivoluzione Industriale – ma anche di simulare attività intelligenti in quei settori nei quali non basta la semplice forza meccanica. L’IA forte rappresenta un programma assai diverso rispetto al primo[1], ritenendo che, anche se molto difficile – almeno per ora – non sia per principio impossibile la creazione di menti artificiali, dotate di una qualche forma di coscienza separata dalla struttura biologica attuale del corpo. È quindi per l’IA forte che si pone la questione di ciò che è costitutivo dell’umano e delle società. Un collaboratore di McLuhan, Derrick de Kerckhove, ritiene che «il Web, il medium connesso per eccellenza, rappresenta una nuova condizione cognitiva»[2] caratterizzata dalla connessione delle informazioni, della ricerca, del pensare stesso. Si tratterebbe, insomma, di un «medium collettivo» in grado di armonizzare individuo e specie al fine di uno sviluppo diffuso delle capacità intellettuali. Di «intelligenza collettiva» parla anche Pierre Levy[3], che vede nello sviluppo della Rete il progressivo formarsi di un «Nuovo soggetto» antagonista rispetto all’omologazione culturale e al dominio del superstato rappresentato dalle grandi organizzazioni economiche internazionali come il WTO o il FMI. Continue reading

Laboratori di crisi

L'arte pubblica di Az.Namusn.Art ha come paradigma la spietata onestà dello sguardo che inevitabilmente denuncia e quindi diviene problematica. L'apparente "illegalità" delle loro azioni diventa un estremo appello alla purezza: lungi dal messianismo dei predicatori ideologizzati, agiscono, ed alla fine il re viene sempre denudato. E lasciano un segno, aprono questioni in un territorio periferico spodestato dalla propria identità originaria, ricattato dallo spettro della disoccupazione e angosciato dal fallimento di un colpevole e drammaticamente folle progetto di sviluppo.

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Piccolo

Le scelte governative si dirigono verso un’economia sempre più globalizzata: le tasse coprono molti dei costi, sovvenzionando il mercato dei grandi a discapito di coloro che essendo piccoli possono basarsi solo sulle loro risorse. Il connubio tra corporation e politica genera delle leggi standard per l’economia del libero mercato nella quale non è prevista, né gradita (perché poco produttiva e perché genera la coesione sociale e il legame con il locale) la piccola attività.

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Ricchi pi

Immaginate pertanto la globalizzazione come il raggiungimento di elevata velocità per un motore (sistema capitalistico) in cui viene iniettato il protossido d’azoto (capitali di debito a tassi bassi e strumenti di copertura finanziari).
Il motore può girare con performance da capogiro per qualche decina di minuti, dopo deve essere completamento smontato e rettificato. Se l’alimentazione a protossido d’azoto si protrae per oltre i dieci minuti, potete tranquillamente aspettarvi l’esplosione della testata dei cilindri.

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