La politica sarda, oggi, è italiana nel momento in cui risponde alle indicazioni politiche – puntualmente eseguite – che arrivano da partiti italiani; quindi sempre. E questo può bastare a farci indipendentisti? Certo che sì: chiedere sovranità è immaginarla per prima cosa: una comunità, un popolo, altri popoli, altre comunità che dal basso cedono sovranità verso l’alto a un potere politico che riconoscono sovraordinato; e decidono loro – i popoli, le comunità – sia il come sia il quando sia eventualmente il perché di questa cessione di sovranità. Il pluriverso accoglie narrazioni di comunità di popoli, non di masse di individui. L’incontro/scontro di una narrazione politica avviene in un luogo, in uno spazio di relazione e partecipazione pubblica. Com’è possibile definirsi partecipi politicamente se inchiodati davanti a uno schermo o mediati dalla quotidiana carta stampata? Ad andare bene si è capsule dall’ubiquità potenziale, dalla mobilità assoluta che annulla lo spazio (Jean Baudrillard). Continue reading
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franciscu sedda | facciamoci riconoscere
I. Diventare nuovamente sardi…
Le “lotte per il riconoscimento” sono da diverso tempo al centro della vita politica. In ogni angolo del globo. E in Sardegna? Verrebbe da rispondere “anche”, se non si dovessero fare molti distinguo.
Il tema del riconoscimento – che è stato al centro di uno dei dibattiti chiave del pensiero politico contemporaneo, che ha visto confrontarsi a metà degli anni ’90 due dei maggiori pensatori sulla scena internazionale, Jürgen Habermas e Charles Taylor (Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento, Feltrinelli, 1998) – ha infatti in Sardegna delle declinazioni tutte peculiari. Continue reading
decimo cirenaica | i sardi sono capaci di amare
Autore: Franciscu Sedda
Titolo: I sardi sono capaci di amare. Coscienza e futuro di una nazione
Edizioni: Kita Cooperativa editoriale, Cagliari 2010
Pagine: 216
Il titolo… già del titolo dovremmo parlare, il titolo che è un passaggio del libro, di questo monologo (anche) rabbioso di speranze da seminare, di questo sasso lanciato alla cultura-politica sarda, ai giornali letti e stampati in Sardegna, alle televisioni e a chi le guarda, a chi ascolta la radio e a chi la fa, la radio, a chi usa internet e a chi non sa accendere un computer; questo libro ha parole che non smettono di immaginare, di costruire, di tradurre, di ipotizzare snodi di narrazione, di ritrovarsi in una terra – che poi è la nostra – a raccontarsi ancora: non smettere mai di costruire mondi – sembra essere il monito di Franciscu Sedda – ma farlo da sardi, da esseri umani sardi – quali siamo. E allora non manca niente: siamo quello che vorremmo essere. No, siamo ancora troppo italiani, ancora troppo conquistati. Continue reading
simone olla | no ai rifiuti italiani
Non possiamo stare fermi, non posso stare fermo, e l’unica cosa che mi è consentita è scrivere, lontano dalla mia terra ancora una volta violentata e usata. Bologna mi ha adottato, è vero, ma forse dovrei prenderlo lo stesso il primo aereo per Cagliari e anche io resistere al teatrino della politica italiana, che a sinistra ci obbliga a ingoiare rifiuti che non ci appartengono e a destra ci ricorda quanto pelosa e ipocrita sia la loro protesta, che per l’interesse nazionale (italiano) farebbero le barricate – se si ricordano come si fanno.
Chiediamo una presa di coscienza popolare, in linea con il nostro agire metapolitico, oltre le categorie di destra e di sinistra, lo chiediamo al popolo sardo – se esiste – e a tutte quelle realtà di ribellione che in questi anni il Gruppo Opìfice ha idealmente appoggiato. Chiediamo solidarietà al popolo di Vicenza che lotta contro l’allargamento della base americana nel proprio territorio; chiediamo solidarietà a quelli del No Tav, del No Mose e a chi resiste quotidianamente contro la prepotenza di una classe politica che ci illude con una democrazia svuotata dalla partecipazione. Quando un popolo, una comunità, prende coscienza e partecipa e chiede voce, i guardiani della finta democrazia utilizzano le armi in loro possesso per neutralizzare sia la coscienza sia la partecipazione: le armi si chiamano media e polizia. (Come se i media sardi e la polizia sarda non fossero interessati in questo processo di presa di coscienza, come se a questi non interessasse essere riempiti di rifiuti che non ci appartengono.) Continue reading