Uno dei tratti caratterizzanti il mondo contemporaneo, i costumi e gli stili di vita dell’uomo dei nostri tempi, rispetto a quelli delle epoche del passato è senza dubbio costituito dal fenomeno del “turismo”, ovvero la consuetudine di abbandonare, durante il tempo libero, il luogo di residenza abituale per viaggiare o spostarsi in altri posti per riposo o svago. Può sembrare, questa, una costatazione a prima vista banale e scontata, tale da non meritare attenzione o approfondimento particolari: un po’ perché il turismo, da un lato, è ormai entrato a far parte così prepotentemente delle nostre abitudini di vita che, anche volendo, quasi con difficoltà riusciamo ad individuarlo e delinearlo quale “fenomeno” a se stante della nostra generale e quotidiana esistenza; un po’ perché, dall’altro, tale fenomeno viene comunemente associato, quale sua inevitabile conseguenza, all’avvento della società del “benessere”, che contraddistingue l’età contemporanea, e quindi, in generale, visto come espressione di un “bisogno” che, dopo tutto, l’uomo ha sempre avvertito ma che, date le precarie condizioni di vita materiale in cui nelle epoche passate era costretto a vivere, non poteva certo soddisfare. Continue reading
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eduardo zarelli | la via del bosco e l’epifania del bello tra natura e cultura
Elemento fondamentale della questione ecologica è il brutto. La superficialità e l’utilitarismo dominanti vincolano le categorie estetiche all’uso individuale dello spazio, così che l’uniformità anonima segna la mancata soluzione tra condizione urbana ed extra urbana, tra cultura e natura. Le considerazioni politiche e storiche insistono legittimamente sulle contraddizioni socio-economiche e la corruzione che hanno fatto strame negli scorsi decenni della bellezza naturale e artistico-architettonica del nostro Paese, ma la questione della frattura tra la modernità e la natura sul piano simbolico del bello, è problema profondamente filosofico e, quindi, culturale. Continue reading
alain de benoist | l’avvento dell’uomo digitale
Nessun regime politico ha cambiato la vita degli uomini tanto quanto le grandi innovazioni tecnologiche.
Si pensi all’automobile, all’aereo, alla pillola contraccettiva, alla televisione. Il principio fondamentale della tecnica, diceva Friedrich Georg Junger (il fratello di Ernst Junger), è il principio di fattibilità: nel momento stesso in cui qualcosa è tecnicamente possibile, quel qualcosa sarà realizzato, lo si voglia o no. Gli uomini politici, i moralisti, i membri dei comitati di “riflessione etica” saranno, nei suoi confronti, sempre un po’ in ritardo. Al di là del bene così come del male, la tecnica si impone da sé, trasformando il possibile in necessario, e persino in ineluttabile. Continue reading
Esilio!
Esilio, volontario!
Ordina il superiore.
E tu obbedisci perché non sai far altro: militare tra i disertori.
alain de benoist | ribelli e ribellione
Dovendo intervenire in una discussione dedicata all’idea di ribellione, la prima delle cose da fare è senz’altro quella di interrogarsi sulla definizione del ribelle, e il miglior modo di farlo è forse quello di paragonare la figura del ribelle a due altre figure, il cui nome comincia tra l’altro con la stessa lettera: il rivoltoso e il rivoluzionario. Queste tre figure hanno indubbiamente degli aspetti in comune. Il ribelle, il rivoltoso e il rivoluzionario, per esempio, incarnano tutti e tre una legittimità che si oppone alla legalità dell’ordine costituito. Ma tra di loro vi sono anche delle differenze. Continue reading
simone belfiori | manuale per oscurantisti e vecchi bacucchi
Ed è tempo finalmente di sostituire alla domanda kantiana
“come sono possibili giudizi sintetici a priori?”
un’altra domanda: perché è necessaria la fede in tali giudizi?
è tempo, cioè, di comprendere,che tali giudizi
debbono essere creduti veri allo scopo
di conservare gli esseri della nostra specie;
per cui naturalmente potrebbero essere anche falsi giudizi!
O, detto più chiaramente, duramente e definitivamente:
giudizi sintetici a priori non dovrebbero affatto “essere possibili”;
non ne abbiamo alcun diritto
Friedrich W. Nietzsche
A fare i ribelli non ci si guadagna, dicono. O si è esotici, o bastian-contrario, oppure oscurantisti, reazionari, retrogradi e – perché no? – anche vecchi bacucchi. Come in ogni epoca, la nuova generazione critica la precedente; man mano che si cresce si critica il mondo in cui si vive e i suoi modelli: era meglio quando si stava peggio, i treni arrivavano in orario e magari potevi anche lasciare la porta aperta di notte. Poi passa il tempo, e tutto si risolve, si “rinnova”, il ciclo si compie e come dicevano i Beatles in “Revolution”, non sai che andrà tutto a posto? Continue reading
simone olla | e impariamo a contare le stelle
Se la grafosfera ha generato lo Stato educatore e la videosfera lo Stato seduttore, la websfera ha realizzato lo Stato sconfinato, ovvero la scomparsa dello Stato moderno: il confine politico e geografico dello Stato-Nazione si è trasformato in un labirinto reticolare senza inizio né fine: il centro è dappertutto e in nessun luogo. Abbiamo superato la modernità per entrare in una nuova epoca, quella delle reti, nella quale lo Stato simula la sua esistenza in tempo reale. La realtà è al suo culmine (Jean Baudrillard). La tecnica continua il perfezionamento oggettivo della realtà, la sua pulitura: siamo nell’eccesso di realtà, nel virtuale: siamo nella mancanza di realtà. Continue reading
Al muro del tempo
Con una certa dose di provocatorietà ma in modo come vedremo assolutamente fondato, si può dire che questo libro di Ernst Jünger rappresenta una critica radicale nei confronti dell’economicismo e dell’utilitarismo che hanno dominato tutto il Novecento e che continuano ad informare di sé la mentalità dominante nelle società avanzate. Certo, per poter sostenere una simile interpretazione occorre dar ragione di una serie di metafore presenti nel libro, in primis quella del gioco degli scacchi, dove una serie di mosse può essere prevista e calcolata, dopodiché "la partita entra nel campo dell’incalcolabile".
Uscire dal nichilismo
Riducendo la religione alla sfera privata, cioé trasformando tutte le credenze in altrettante opinioni – cosicché la religione diventa, per chi ha delle "preoccupazioni spirituali", cioè dei problemi con l'assoluto, uno strumento per formulare opinioni sistematiche che permettano di risolverle -, la modernità ha spinto agli estremi il disincanto del mondo e suscitato un indifferentismo generalizzato. Questo indifferentismo, che non è un ateismo in senso classico bensì piuttosto un materialismo pratico, è una delle caratteristiche più evidenti di un nichilismo contemporaneo il cui estendersi produce uno smarrimento (la perdita dei "punti di riferimento") tanto più sensibile in quanto le strutture sociali portatrici di senso, a loro volta, scompaiono.
racconti di periferie – estate 2009
Abbandono. Oblio. Deserto.
Tutto da farsi per poi ritornare: passare al bosco attraversando le strade della periferia. Abbandonate e desertiche.