Le ore blu

Sono sogni ad occhi aperti, emozioni, stati d’animo squisitamente tratteggiati con sensibilità tutta femminile e con quel ritroso, esigente senso di riserbo e di pudore, proprio di chi intuisce che il mistero della vita è una trama sottile di sogni, più fragile di una ragnatela, e che qualunque tentativo di circoscriverlo, definirlo o analizzarlo equivarrebbe a distruggerlo per sempre.

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Correvamo

Correvamo, sempre più veloci, toccando punte inconsuete, con l’acceleratore pigiato e Franco Battiato a tutto volume. Traversammo l’Appennino senza pensare alle Ande. Emily, labile ed imperterrita in lunatici, repentini sbalzi d’umore, leggeva Guènon. Non voleva saperne di darmi il cambio alla guida e, l’automobile, non sembrava affatto procuragli mal di stomaco. Vomitava, di tanto in tanto, qualche sonnifero di troppo, rigurgiti di Marylin e qualche altro lontano, ancestrale mito: Coca cola light, appunti di psicologia, fiale di Dercos per la caduta di capelli regalatemi a Natale, proprio mentre avevo intenzione di non ricadere mai più nel peccato e fare persino un’altra comunione.

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Halloween 2004

Sera di Halloween. Cinque ragazze vestite da streghe con calze a rete strappate e ragnatele sui capelli si passano birre e risate. Davanti a me un’anziana viennese porta le sue rughe con la bellezza di una statua di legno. Noi veniamo dall’Albertina, dalla mostra di Rubens, dove ci siamo persi per qualche ora in chiaroscuri profondi.

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