Difficile trovare la forma di muro
nelle cose, una volta imparato
il corso del fiume, una volta capito
che lasciarsi andare è lasciarsi brillare
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Buenos Aires troppo tardi
Un romanzo dedicato a un luogo straniero che si ama (o che si odia) con intensità, a un posto e a una storia di cui si è conosciuta sulla pelle la contraddittoria complessità, nasce spesso dal rifiuto delle semplificazioni che operano in una guida turistica (pure, un genere di scrittura molto più redditizio…) e apre di necessità al viaggio, alla scoperta, alla delineazione di coordinate storiche, geografiche, letterarie, culturali sicuramente meno visibili, ma forse molto più profonde.
Il molosso. La leggenda del cane
Nonostante lo prometta a chiare lettere il risvolto di copertina, quello che propone la neonata, e coraggiosa, collana Novevolt dell’editrice Zona, con “Il molosso” di Enzo Fileno Carabba, non è – non è soltanto – un “piccolo gioiello di stile”.
Nel racconto, senz’alcuna pretesa allegorica, o definitiva, della leggenda del molosso, si uniscono, senz’alcuna ratio, spazi mitici, storici e distopici: dalla culla mitica del cane, che è poi la culla della civiltà indoeuropea, tra Iran e Afghanistan, si arriva ad un – non del tutto improbabile – esito futuro della storia italiana, tra guerre tecnologiche che premono alle porte e ritorni non meglio precisati alla pastorizia.
Rapsodia su un solo tema
In tutta la Rapsodia su un solo tema, Claudio Morandini pare dire una sola cosa: giocare con gli stilemi della scrittura postmoderna non vuol dire per forza di cose oscillare tra debole e forte. Semmai, significa lasciar scorrere le dita sulla tastiera di un piano/forte.
Leggiadra e certamente molto più aggraziata di questa battuta è la scrittura di Morandini, al suo terzo romanzo dopo Nora e le ombre (Palomar, 2006) e Le larve (Pendragon, 2008). È con grazia, infatti, prima che con altri mezzi, che lo scrittore aostano conduce per mano il lettore in questi Colloqui con Rafael Dvoinikov – sottotitolo del romanzo – facendolo passare attraverso una miriade di testualità differenti, un caleidoscopio di esperienze diverse: il diario di Ethan Prescott (nel ruolo dell’intervistatore, mentre Dvoinikov è l’intervistato; a volte, però, bouleversement: accade il contrario); il racconto in prima persona di Dvoinikov; la descrizione proto-saggistica delle opere di quest’ultimo; la trascrizione di un trattato del Settecento; una serie di note anarchiche e dissacranti…
Neanche vedo pi
Tanta, troppa poesia viene accantonata con un gesto che è di condiscendenza pura, e quindi di insopportabile arroganza (insopportabile, perché stolta), da parte di chi sente di appartenere, per contro, alla “élite poetica”. Non si sa bene, in realtà, chi e che cosa possa rappresentare questa élite, se non la classica “nicchia della nicchia”. Una casta aristocratica in continua decadenza e, davanti alla scomparsa del pubblico della poesia, un esperimento snobistico prossimo al fallimento, alla dissoluzione.
viaggio obliquo (poesie 1995-2009)
La recensione che si ferma alla prima pagina (o, come in questo caso, ancora prima) è generalmente considerata una cattiva recensione – la si reputa, anzi, la cattiva recensione per antonomasia…
Tuttavia, nel caso dell’antologia poetica di Ulrike Draesner viaggio obliquo (poesie 1995-2009), pubblicata ad inizio anno da Lavieri, con introduzione di Camilla Miglio e postfazione di Theresia Prammer, la tappa d’arresto è d’obbligo, in quanto già nel paratesto si delineano non soltanto le caratteristiche principali della raccolta, ma anche le linee dell’accorta operazione editoriale che ha presieduto alla pubblicazione italiana.
Prologo di Savena :: il programma
Passaggi per il bosco :: Prologo di Savena giugno010 | a cura di Gruppo Opìfice
n
on volere è potere
(ri)conoscersi nell'altro da sé, nel luogo e financo nel ruolo
ipotizzare una volontà negativa e farne impero interiore
[all'interno i dettagli del programma]
La corsa alla green economy
Trainata dagli investimenti nel campo delle fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomassa), certamente più redditizie del petrolio o dell’uranio, i cui mercati sono ampiamente drogati, la green economy completa la sua corsa – evocata dal titolo del brillante reportage del giornalista Antonio Cianciullo e del ricercatore Gianni Silvestrini per Edizioni Ambiente (2010) – con altri importanti passi: la riduzione delle emissioni di CO2 come forma di investimento, gli incentivi nel settore I&R, lo sviluppo di una responsabilità sociale d’impresa che non è paravento né contentino, ma parte integrante della mission aziendale, le molteplici “riconversioni verdi”…
Registro dei fragili
Benché l’opera di Alborghetti si collochi a distanze siderali dalla poetica di Ceronetti – Fabio Pusterla, nella sua ottima prefazione, cita, con perizia, una linea riconoscibile di poesia civile, di inclinazione narrativa e di asciuttezza formale: Giovanni Giudici, Elio Pagliarani, Giampiero Neri e Tiziano Rossi (sull’ultimo, tuttavia, grava la stessa incertezza che si avverte nell’osservazione di Pusterla) – dal punto di vista ideologico, il registro si incastra perfettamente nelle parole sapienti e acuminate del grande torinese.
Il mio commercio di cani
Non è la nota comica che importa, in questi racconti – spesso, soltanto bozzetti – satirici; le perle da cercare in questo piccolo, affascinante libretto possono essere benissimo altre, dal fascino della biografia e delle opere di un anarchico boemo assai attento al crinale sul quale anche il più convinto degli anarchici si trasforma in un bieco affarista, fino allo straniamento di una serie di “Curiosità dal mondo degli animali” che la dicono lunga, invece sul mondo degli umani.