Una solitudine troppo rumorosa

Una solitudine troppo rumorosa, fitta di vociare, chè i libri non smettono mai parole, poi suggestioni di un ubriaco, ubriaco di classici dimenticati, alcool, e bottoni da pigiare, zingari e Kant, surmolotti, fogne, carta putrescente o insanguinata, resti di macellerie.

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Stavo pensando a quando il mar Ionio sbatte lento sui sassi

Quell’odore precipitato su altri odori, delle paste di domenica mattina, sempre a marzo-aprile, sempre in quel paesino. La Repubblica la domenica mattina su un caffèlatte, il primo sole respirato sulla terrazza, sempre da una parte il mare, dall’altra le montagne.
Inspiro forte: il tempo forse è solo una scommessa.

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