Ho frequentato abitualmente Giorgio Bocca nei primi anni Ottanta. Umberto Brunetti, direttore di Prima Comunicazione, si era inventato una rubrica, ‘Dialoghi sull’informazione’, affidando il ruolo del protagonista a Bocca che era allora, insieme a Montanelli e Biagi, uno dei principi del giornalismo italiano. Ci voleva però uno sparring-partner. Bocca io l’avevo conosciuto nei primi mesi di Repubblica e, nonostante il quarto di secolo che ci divideva, fra noi era nata una simpatia istintiva. Così mi aveva indicato a Brunetti come spalla. Naturalmente, nella coppia, lo spazio del prim’attore spettava a lui, io avevo la parte del cretino dei fratelli De Rege, dovevo porgergli la battuta, però ci mettevo anche qualcosa di mio e i ‘Dialoghi’ ebbero un notevole successo. Continue reading
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Cinema: Telegiornalismo in bianco e nero
Good night and good luck, splendido film di, e con, George Clooney, racconta la storia di come Edward R. Murrow, conduttore di un programma giornalistico della CBS, diede il colpo di grazia al senatore McCarthy e pose fine alla caccia alle streghe. Ma erano gli anni ’50 e la TV, come il film, era ancora in bianco e nero, quindi c’era ancora margine per sperare che la televisione potesse essere usata per altro che “ingannarci e isolarci”.
franco cardini | europa 2011: che fare?
Europa, aprile 2011. Le elezioni finlandesi potrebbero essere la pietra tombale sull’Unione Europea. La maggioranza dei finnici non vuol sapere di portare una parte del peso che dovrebbe servir a dar una mano a quei terroni dei portoghesi. Figurarsi che cosa si pensa, nel paese di Aalto e di Sibelius, di quegli altri terroni degli spagnoli, dei greci, degli italiani, anch’essi in difficoltà. Frattanto irlandesi, islandesi e svedesi danno a loro volta sfogo al loro malumore. I tedeschi, dal canto loro, mandano a dire di non aver alcuna voglia di accollarsi una parte del peso e dei costi per i tunisini che arrivano in Italia: e ricordano, poco generosamente ma molto realisticamente, che quando furono sommersi dai kosovari dovettero cavarsela da soli. Non si parli dei francesi: Sarkozy fa la voce grossa con l’Italia e arriva a bloccare i treni di Ventimiglia un po’ perché questo è in effetti quel che pensa, un po’ perché è seccato di essersi lasciato scappar l’occasione di gestire da Parigi la crisi dell’ex-colonia tunisina (mentre è riuscito a meraviglia a bloccare la protesta algerina, soffocata difatti senza che nessuno in Europa osi parlarne), un po’ perché è tallonato da vicino e ormai di fatto nelle mani di madame Le Pen, czarina del Front National e molto più in gamba come politica di suo padre. Dire che la Le Pen è un’euroscettica sarebbe un maldestro eufemismo: ormai, siamo ben al di là. Ma anche Sarkozy è euroscettico, e la maggioranza dei francesi lo è. Continue reading
massimo fini | condannati alla crescita
Dopo la tragedia di Fukushima sono state avanzate le soluzioni più svariate: centrali nucleari “sicure” di terza o quarta generazione, rafforzamento del già consistente apparato idroelettrico e, naturalmente, valorizzazione delle cosiddette fonti di energia “alternative” o “pulite”, fotovoltaico, solare termico, eolico. Continue reading
Un appello per la Libia
Mi proponevo di scadenzare i miei interventi a ritmi più lunghi, ma la crisi mondiale galoppa a tale velocità che non si può restare indietro. Poiché temo che siamo alla vigilia di una guerra, questa volta alle nostre porte, ritengo mio dovere dire cosa sta succedendo. Lo faccio non da solo, ma insieme ad altre persone che stimo. Forse contiamo poco, ma, per quel poco, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Per un dovere non solo politico ma soprattutto morale.
La rivolta dei nuovi sudditi
Finalmente. Era ora. Era ora che i giovani, dopo decenni di sonnolenza, si svegliassero. Parlo di ragazzi normali, figli di un ceto medio che sta rasentando la soglia della povertà quando non c’è già entrato, non dei vetero-marxisti dei centri sociali.
Informazione? L’artificio di una simulazione
L’esplosione dei punti di informazione e opinione disponibili tramite il rizoma della rete moltiplica il pluralismo fino alla sua irrilevanza nella coscienza critica e, soprattutto, nella formazione reale dell’opinione pubblica generale. Così come la ridondanza industriale dei mezzi si rivela nella mancanza di fini, la quantità di informazioni e messaggi che transitano in rete tendono all’irrilevanza catatonica, in primis per mancanza di differenziazione e di gerarchia fra di essi.
Si resta in Afghanistan per l’unit
E così per ragioni di "faccia" e di "prestigio" continuiamo ad ammazzare, a migliaia, e decine di migliaia, uomini, donne, vecchi e bambini, ogni giorno (le notizie sulle morti in Afghanistan vengono pubblicate dai nostri giornali solo quando è coinvolto qualche italiano). Gente che vive a 5000 chilometri di distanza, che non ci ha fatto nulla di male e che mai che ne farebbe se non pretendessimo di stargli sulla testa. Per la verità una ragione seria, anche se sottaciuta, per restare in Afghanistan almeno gli americani che l’hanno. Perché se la Nato perde in Afghanistan si sfalda.
Basterebbe Eliade
A parte il malvezzo di considerare ogni sentenza della Magistratura italiana un "complotto", che ormai sembra aver raggiunto anche le gerarchie ecclesiastiche, qui non si tratta di stabilire se cattolicesimo e cristianesimo siano parte integrante della cultura italiana o se la sentenza sia "da Stato laico", rialzando gli storici steccati fra le due sponde del Tevere, ma se l’ordinamento vigente in materia di "crediti scolastici" e del ruolo degli insegnanti di religione sia conforme ai nostri principi costituzionali e in particolare all’art. 3 che recita "tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di religione".
massimo fini | elezioni in iran
Il ministro Bondi, replicando a certe farneticazioni di D’Alema, ha affermato: “Chi ha vinto le elezioni ha il diritto di governare”. Ineccepibile. Ma questo principio non vale a Teheran, dove il presidente uscente Ahmadinejad ha vinto le elezioni con il 62,64% contro il 34,7% del suo principale avversario, il “moderato” Mousavi. Continue reading