alberto giovanni biuso | incantati dalla rete

formenti_incantatiAutore: Carlo Formenti
Titolo: Incantati dalla rete. Immaginari, utopie e conflitti nell’epoca di Internet
Edizioni: Raffaello Cortina, Milano 2000
Pagine: 302

Per chi voglia comprendere la Rete, pensare il presente, cercare di cogliere le tendenze e la complessità della comunicazione contemporanea, il primo compito è liberarsi da ogni negazione apocalittica come dall’apologia entusiastica. L’invito heideggeriano a pensare la tecnica coincide oggi in gran parte col pensare le reti della comunicazione che intessono di sé l’esistenza dei soggetti, delle comunità, delle economie. Se si accetta tale invito, le due ipotesi sull’intelligenza artificiale – che si sono progressivamente diversificate a partire dalla conferenza di Dartmouth del 1956 – potranno essere analizzate e discusse ciascuna per le proprie caratteristiche e per il diverso significato che assumono in ambito anche antropologico e politico. Il programma dell’IA debole guarda a questa prospettiva in modo sostanzialmente operativo e strumentale, come a una maniera particolarmente efficiente di dotare l’umanità di macchine in grado di eseguire con efficacia lavori non solo di routine e molto pesanti – compito che le macchine hanno svolto almeno a partire dalla Rivoluzione Industriale – ma anche di simulare attività intelligenti in quei settori nei quali non basta la semplice forza meccanica. L’IA forte rappresenta un programma assai diverso rispetto al primo[1], ritenendo che, anche se molto difficile – almeno per ora – non sia per principio impossibile la creazione di menti artificiali, dotate di una qualche forma di coscienza separata dalla struttura biologica attuale del corpo. È quindi per l’IA forte che si pone la questione di ciò che è costitutivo dell’umano e delle società. Un collaboratore di McLuhan, Derrick de Kerckhove, ritiene che «il Web, il medium connesso per eccellenza, rappresenta una nuova condizione cognitiva»[2] caratterizzata dalla connessione delle informazioni, della ricerca, del pensare stesso. Si tratterebbe, insomma, di un «medium collettivo» in grado di armonizzare individuo e specie al fine di uno sviluppo diffuso delle capacità intellettuali. Di «intelligenza collettiva» parla anche Pierre Levy[3], che vede nello sviluppo della Rete il progressivo formarsi di un «Nuovo soggetto» antagonista rispetto all’omologazione culturale e al dominio del superstato rappresentato dalle grandi organizzazioni economiche internazionali come il WTO o il FMI. Continue reading