Michele de Feudis | Acqua e nucleare ritornano al centro del dibattito politico con il referendum del 21 e 22 giugno. Come mai, a differenza di altri paesi europei – la Germania in primis – i temi dell’ecologia non sono mai ai primi posti dell’agenda politica? Dipende solo dalla debolezza della rappresentanza dei Verdi nel paese? Colpa dalla scarsa attenzione dei politici in generale per il tema?
Eduardo Zarelli | La mancata attenzione per i temi ecologici nel nostro Paese ha molteplici ragioni storiche e politiche, tra cui la fragilità dell’identità dei Verdi, che non sono mai riusciti a intercettare un consenso trasversale, vincolati elettoralmente a una scelta pregiudizialmente progressista che oggi sembra essere messa in discussione dal successo delle ben più credibili compagini europee che coerentemente si muovono oltre la discriminante destra/sinistra. Culturalmente parlando, direi che paradossalmente è l’eccesso di superficialità ambientalista e naturalista strumentalmente adoperata dai più, che ha reso debole la proposta ecologista. Quest’ultima, se fondata su solidi riferimenti metapolitici, è un vero paradigma critico e propositivo capace di interpretare l’attuale passaggio epocale in forme partecipate, capaci di sottrarsi alla disaffezione e alla crisi di legittimità delle democrazie procedurali. La prossima tornata referendaria tratta temi centrali in merito all’uso di beni comuni e delle scelte energetiche del nostro futuro. In tal senso, c’è da augurarsi che il senso di responsabilità popolare si sottragga alla strumentalizzazione della faziosa agenda politica del presente e manifesti la necessità di indirizzarsi verso modelli di sostenibilità sociale che sono, di fatto, oltre i limiti dicotomici conservazione/progresso. Continue reading