alain de benoist | la causa del popolo

“Come turbare un popolo disincantato e navigato come il nostro se non sbandierandogli davanti di tanto in tanto pericoli immaginari?” scriveva Tocqueville ne L’Ancien Régime et la Révolution. pericoli immaginari sono, oggi, quelli che la classe politico-mediatica tira fuori dal cappello per distogliere l’attenzione dai veri pericoli e, in seguito, fare dimenticare le proprie malefatte. La denuncia del “populismo” – la “minaccia populista”, la “deriva populista”, la “tentazione populista” – ne fanno parte con ogni evidenza.
Dall’inizio degli anni ottanta, questo termine, una volta poco usato, è entrato prepotentemente a far parte del discorso pubblico. Ormai funziona come un insulto politico, fingendo di apparire, contraddittoriamente, una categoria di analisi. È vero che oggi il populismo soprattutto uno stile o un atteggiamento. Continue reading

decimo cirenaica | italia: colpo di stato euroamericano

compagni, andate a liberare l’italia; camerati, marciate su roma.

andate, italiani, a riprendervi la sovranità. andate a rovesciare un governo che nessun cittadino ha votato. fatelo disubbidendo, sognando un destino comune, spegnendo il televisore; fatelo in pace o in armi, fatelo con la parola e con il forcone, ogni giorno fino a quando questo scempio politico euroamericano nei confronti dello stato nazione italia non smetterà di esistere. Continue reading

marco tarchi | l’era della rassegnazione

Chi ha più di trentacinque anni, e ha speso una quota del proprio tempo occupandosi del mondo che gli ruota intorno, difficilmente avrà dimenticato il clima che si diffuse negli ambienti politici ed intellettuali nei giorni e nei mesi che seguirono la caduta del muro di Berlino. Quella data dell’ottobre 1989 parve universalmente segnare un evento fatidico, un punto di svolta, e il crollo dell’impero sovietico che di lì a poco ne seguì non fece che confermare la prima impressione. Quanti avevano in uggia il duopolio che dalla conferenza di Yalta in poi aveva indirizzato le sorti del mondo esultarono. Dilagarono i sogni di nuovi scenari in cui i vincoli oppressivi del bipolarismo si sarebbero sciolti. Nelle ristrette ma vivaci cerchie che si attribuivano l’etichetta del non-conformismo e non avevano mai digerito molte delle conseguenze del disastroso secondo conflitto mondiale, a partire dal soggiogamento dell’Europa alle due superpotenze e dalla sua vertiginosa perdita di influenza sullo scacchiere planetario, si arrivò a supporre che si dovessero abbandonare le elucubrazioni sulla possibile costruzione di una Terza via di organizzazione della società diversa dal liberalismo e dal socialismo e si dovesse passare con urgenza alla riflessione su una Seconda via, dal momento che a rimanere in piedi era ormai quasi solo quel modello politico-culturale che si era dato – abusivamente ma efficacemente – il nome di Occidente e si fondava, per dirla con le parole di un analista che pure non ne è un critico prevenuto, su “una visione immobile del mondo, dominata da un pugno di principi guida: l’internazionalismo, l’espansione illimitata dell’individualismo e dei suoi diritti, l’idolatria del proceduralismo consensualistico, l’idea che l’economia rappresenti il regolatore supremo delle collettività umane”.[1] Sgombrato il campo dalle suggestioni di un “socialismo reale” ormai fallito, si pensava, la partita si sarebbe giocata tra quella vecchia formula che tante cattive prove aveva dato di sé e una visione alternativa ancora in gran parte da costruire, ma di cui esistevano i presupposti. Sgretolate le fondamento dell’esaurita dicotomia sinistra/destra, molte e sino ad allora disperse energie sarebbero confluite attorno a un progetto che all’individualismo opponeva la solidarietà organica, la tutela dell’interesse collettivo, il recupero del senso di comunità e la tutela del diritto alla specificità dei popoli; al cosmopolitismo omogeneizzante che faceva da sostrato all’internazionalismo opponeva l’elogio delle identità plurali e della diversità culturale; al dominio dell’economia sulla politica opponeva non solo il rovesciamento di quel rapporto ma anche il riconoscimento primario dei valori non-economici, spirituali e di “qualità della vita”, in ogni campo. Continue reading

Fidarsi

Il sabato pomeriggio nell'area del centro polifunzionale Le Vele sistemato nella prima cintura di Cagliari, nei territori di Quartu Sant’Elena e Quartucciu, le mamme spingono carrozzine, i papà carrelli pienissimi, i ragazzini mangiano gelati al pistacchio e quando hanno finito si rincorrono in galleria, quelli più grandi si baciano davanti alle vetrine dei negozi, poi ci sono i giochi coi gettoni per i più piccoli, esposizioni di quadri e ceramiche e legno lavorato a mano, a volte concerti e presentazioni di libri, balli di gruppo, spettacoli, tornei di Risiko e corsi di cucito.

Continue reading

alain de benoist | siamo più umanitari e meno umani

Tocqueville osservava che «raramente nei secoli democratici gli uomini si sacrificano l’uno per l’altro», mentre «mostrano una generica compassione per ogni essere umano» (La democrazia in America). Osservazione giustissima, ma è incerto se tale tendenza si possa attribuire alla democrazia e alla «parificazione delle condizioni» che per Tocqueville le è connessa. Qui meglio invocare il ruolo della borghesia, il cui avvento ha emarginato sia valori aristocratici, sia valori popolari, sostituendoli con ciò che ancora Tocqueville chiamava passioni «debilitanti»: ascesa dell’egoismo, ansia di benessere, desiderio di sicurezza. Continue reading

Diorama Letterario 300

All’interno il sommario del numero 300 di Diorama Letterario.
Articoli di: Marco Tarchi, Alain de Benoist, Michel Marmin, François Bousquet, Karlheinz Weißmann, Günther Maschke, Bernd Rabehl
[informazioni e abbonamenti: mtdiorama@gmail.com] Continue reading

savina dolores massa | mia figlia follia allontanata dalla classe

In un’ora qualunque del principio dell’anno che scorre, ricevetti una telefonata. Signora Massa?, Sì, risposi, un po’ stranita e preoccupata. Mi chiamano tutti Savina quelli che mi telefonano. La voce d’uomo proseguì, Sarebbe disposta a partecipare ad una Rassegna Letteraria che sto organizzando nella provincia di Olbia?, Volentieri, fu la mia risposta, Bene, le comunicherò più avanti i dettagli.
Questo avvenne. Continue reading

marco tarchi | a chi giova l’occidentalismo

L’ostilità verso gli Stati Uniti d’America che si era fortemente diffusa nell’opinione pubblica di molti paesi europei dopo l’avvio della guerra irachena, si legge sui giornali e si sente dire in tv, è in via di attenuazione. Il favore per una politica “transatlantica” delle classi dirigenti del Vecchio Continente, mai venuto meno nella sostanza, riscuote maggiori consensi. L’uso martellante della parola “Occidente” da parte dei mezzi di informazione, che adoperandola vogliono instillare la sensazione di una comunanza originaria di interessi e valori fra le popolazioni e gli Stati collocati sulle due sponde dell’Oceano, e nel contempo sottolineare la loro diversità rispetto a quelli del resto del mondo, sembra dare i frutti sperati. Quel che più colpisce è che il favore per la vulgata occidentalista che cola quotidianamente in dosi massicce dai canali di comunicazione si espande soprattutto fra i reduci di quelle che fino a pochi anni addietro apparivano come le fedi ideologiche più tenaci e diffidenti verso lo strapotere nordamericano: gran parte degli ex comunisti e degli ex fascisti si immedesimano nel ruolo di difensori del nuovo status quo e trovano uno dei rari punti d’incontro nella predisposizione a volerne essere vigili sentinelle. Continue reading

alain de benoist | francia, sotto la bandiera niente

«Waterloo», «funerale di prima classe», «capitolazione in campo aperto», «sconfitta politica e ideologica di prim’ordine»: quasi unanimi i commenti alla fine del «grande dibattito sull’identità nazionale» lanciato in ottobre per volontà del presidente Nicolas Sarkozy. Dibattito concluso con un nulla di fatto, salvo misure che fanno sorridere. Sorridere tristemente. Continue reading

Quale ruolo per la Letteratura di Fantascienza?

Considerare la SF come letteratura politica mi ha incuriosito. Ho pensato all’accezione aristotelica di politica, cioè come insieme delle dinamiche socialmente strutturate (alleanze, gerarchie, ordinamenti), e subito ho pensato che tu avessi voluto riferirti alla fantascienza come spirito critico di tali dinamiche. In effetti, molti capolavori della SF di possono ascrivere a questo ruolo o missione: criticare il presente attraverso lo specchio del futuro. Esempio chiarissimo di tutto ciò è il capolavoro di Frederick Pohl e Cyril Kornbluth, Gladiatore in Legge.

Continue reading