Ogni epoca di transizione comporta il riappropriarsi di fonti antiche, specie greche. È così il disagio post-moderno, nato dal crollo dei punti di riferimento. Nietzsche diceva: «Ai greci non si torna». E aggiungeva che non sapremmo nemmeno imparare da loro, tanto la loro maniera ci è ormai estranea. Invece è proprio quest’«estraneità» che fa pensare, dando una formidabile lezione d’inattualità. A cogliere l’inattualità della filosofia greca è stato Giorgio Colli in Filosofi sovrumani (Adelphi, 2009). Continue reading
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alain de benoist | l’inquieta assenza di limite
Gruppo Opìfice: La crisi economica, nonostante le ottimistiche previsioni degli economisti e dei governi, sta divorando le ricchezze accumulate nei decenni precedenti. Si assiste a una polarizzazione del tessuto sociale: ricchi da una parte e poveri dall’altra. Il fenomeno più vistoso è la progressiva scomparsa del ceto medio, della piccola borghesia. Che effetti, politici e sociali, potrà avere questa situazione a lungo termine?
Alain de Benoist: Durante l’immediato dopoguerra (noto in Francia come i «Trente Glorieuses», ossia il trentennio 1945-1975), le società occidentali si sono incontestabilmente arricchite. Il capitalismo era allora nella sua fase fordista: i salari aumentavano regolarmente e questo aumento del potere d’acquisto (la domanda solvibile) permetteva di aumentare anche il consumo. Parallelamente, lo Stato assistenziale forniva prestazioni sociali rilevanti. La classe media si allargava così regolarmente a spese del proletariato e delle fasce popolari. Una delle conseguenze di questa evoluzione è stato l’abbandono di ogni proposito rivoluzionario da parte dei sindacati, che sono allora diventati tutti più o meno riformisti. In quell’epoca prevaleva la teoria del «trasferimento» di Alfred Sauvy, secondo la quale la società era paragonabile a una piramide in cui i profitti accumulati al vertice finivano con il ridiscendere, più o meno rapidamente, fino alla base, di modo che, in pratica, tutti traevano beneficio dalla crescita e dalla prosperità. Continue reading
alain de benoist | un’epoca di acque basse
Cornelius Castoriadis soleva dire che viviamo in una «epoca di acque basse». L’espressione era ben trovata. L’Europa oggi sembra non avere alcun contenuto sostanziale. Non mira a nessun progetto comune, non vuol più avere nessun ruolo storico. Addirittura, nessuno è d’accordo nell’individuare ciò che la potrebbe definire. L’Europa si trasforma lentamente in un vasto caravanserraglio, senza storia, senza memoria e senza frontiere. Costituisce una sorta di massa inerte, ma agitata da tutte le parti. Vi si esiste senza viverci. Vi ci si muove incessantemente, ma per non andare da nessuna parte. Vi si osservano mille forme, che però non hanno contorni. Vi abbondano i poteri, ma non ha potenza. Tutti pretendono di essere differenti, ma l’indistinzione è la regola. Continue reading
marco tarchi | la postmodernità liquida e le categorie del politico
Michele de Feudis | La postmodernità liquida ha progressivamente allentato in Italia le categorie ideologiche. Dissolti i partiti di tradizione novecentesca, in quali forme si manifesta la richiesta di partecipazione politica?
Marco Tarchi | Non esagererei nel considerare marginale l’influenza ideologica sulla politica italiana. In forme residuale, le vecchie appartenenze continuano a pesare su una parte consistente dell’elettorato, che ha allentato il rapporto con i partiti ma tiene ben stretto quello con le aree di riferimento. Benché i loro contenuti siano sempre più vaghi e tendano a volte a confondersi, al pubblico più vasto le categorie di destra esinistra continuano ad apparire indicatori di posizione utili.
Per taluni, sono feticci a cui aggrapparsi per continuare a seguire una tradizione familiare o locale in declino. Pensi alle tendenze elettorali apparentemente insradicabili di certe regioni rosse o bianche. Certo, oggi la richiesta di partecipazione politica trova altri canali di sfogo, a partire da internet e, più specificamente, dai social networks. Ma anche qui gli slogan e gli sfoghi di astio verso il “nemico” predominano largamente sul confronto delle idee. Continue reading
maurizio pallante | decrescita e welfare state: risposta a “due vie per la decrescita”
[Risposta alle osservazioni critiche formulate da Marino Badiale e Massimo Bontempelli nel saggio Due vie per la decrescita - 2010]
Marino Badiale mi ha inviato qualche mese fa un saggio intitolato Due vie per la decrescita, che ha scritto insieme a Massimo Bontempelli. In questo saggio sono state raccolte alcune riflessioni critiche sul mio testo Decrescita e Welfare State, per cui mi ha chiesto di fargli avere il mio parere. Ho letto quanto hanno scritto con attenzione ma solo ora, approfittando della diminuzione di impegni nel mese di agosto, ho messo in ordine le riflessioni che hanno suscitato in me le loro. Le righe in corsivo riportano passaggi del loro testo nella successione in cui appaiono. Continue reading
simone olla | stato quotidiano
Il lontano non è mai stato così lontano, rimosso, escluso completamete dalle invasive (e invasate) cronache del quotidiano: la prospettiva temporale di lunga data è ormai logora e inutilizzata forma d’essere: la modernità è minata nel/dal quotidiano; ecco la postmodernità, quotidianizzazione esplosa dell’esistenza. Viviamo uno stato quotidano, una prospettiva che dura il levarsi e il calare del sole, un sentimento di presenza a progetto. Continue reading
il tema sulla musica (ancora)
La funzione, gli scopi e gli usi della musica nella società contemporanea, davvero, peggio che gli UFO: rischierei di scriverle le solite scontatezze sulle suonerie dei cellulari nelle pubblicità di Mtv e le canzoni di sottofondo nei centri commerciali, la plastica alla radio e i vinili dei miei genitori, Brian Eno che cerca di dare dignità intellettuale alla musica-di-sottofondo, ma il concetto stesso di musica-di-sottofondo è spaventoso, mi creda: la musica non può essere un sottofondo, l’ambient è una faccenda troppo complicata per buttarlo nel pentolone dell’uso della musica nella società contemporanea, la musica nella società contemporanea fa vendere tanti di quei pantaloni che non ne abbiamo un’idea.
decimo cirenaica | modernità: oggetti da funerale
e non era l’unica a bramare contatti che non si bastassero di sola pelle.
c’è il nuovo della vicinanza che la modernità aveva sbianchettato: l’individuo si basta di ragione, si basta punto e basta. quindi la sorpresa di una comunione: calze sporche in giro per la casa; gomiti che sfregano l’uno con l’altro non solo per un po’ di calore; parole perfino irrazionali. qua stiamo dando di matto: lumi, dove sono i lumi? non v’è necessità di alcuna vicinanza, non v’è necessità di alcun contatto né di comunione. fermi tutti, questa è una rapina. fermi tutti sì che l’evento li avrebbe accomunati stretti stretti, gomito a gomito. solo in questo caso avremmo udito da qualche parte. Continue reading
decimo cirenaica | monteverde
Autore: Gianfranco Franchi
Titolo: Monteverde
Edizioni: Castelvecchi, Roma 2009
Pagine: 313
Aveva già occupato i miei giorni Guido Orsini, con Disorder (Il Foglio Letterario, 2006) – primo volume di quella che Gianfranco Franchi ha definito trilogia dell’identità; a Disorder è seguito Pagano (Il Foglio Letterario, 2007) – nel quale l’autore ha discusso alcuni nodi della postmodernità – ed infine Monteverde, uno sguardo conclusivo, una prospettiva, un ponte. Continue reading