La strada è deserta nella colonna opposta ma nessuno sembra volerne approfittare.
Mi bacio le dita ad ogni tiro di sigaretta.
Andata. Ritorno.
Un viaggio è fatto così. Andata e ritorno. In mezzo, la meta.
Ed ora. In fila. Continue reading
La strada è deserta nella colonna opposta ma nessuno sembra volerne approfittare.
Mi bacio le dita ad ogni tiro di sigaretta.
Andata. Ritorno.
Un viaggio è fatto così. Andata e ritorno. In mezzo, la meta.
Ed ora. In fila. Continue reading
Non so cosa mi faccia piangere. Una volta ero lì che guardavo Bugs Bunny e una tartarughina si è presa una mazzata in testa con una clava e mi sono venuti i brividi. I documentari dove i leoni sbranano le gazzelle: nemmeno quelli riesco a guardarli. Credo che per piangere mi basti una storia triste, anche solo Via col vento. L’avrò visto 15 volte quel film: c’è dentro tanta di quella libertà perduta che fa quasi male.
Se fossi un personaggio dei cartoni animati che personaggio sarei? Ma che domanda è? Non so, direi Bip Bip: è un grande Bip Bip, sa già dove scapperà ancora prima che il coso, il coyote, inizi a inseguirlo. Continue reading
Dovevo avere meno di dieci anni quando mio padre mi regalò la slitta, ma di preciso non ricordo quanti. Intorno a quell’età il passaggio da un anno all’altro si riduce a un giorno di regali e festeggiamenti, molto atteso, nel quale diventiamo oggetto d’attenzione come non mai. Un’unica cifra (sette, otto, nove?), meno di dieci candeline su cui soffiare, ma in noi c’è ancora ben poco di quei cambiamenti che ci coglieranno dopo che uno zero si sarà aggiunto all’uno che ha segnato il primo anno della nostra vita. Continue reading
Scena
Palizzi è in piedi davanti a un leggìo di ferro nero. Sul leggìo c’è un quaderno illuminato da un abat-jour pieghevole, uno di quegli oggettini di plastica a pile che si usano per leggere a letto. Seduto per terra, alla sua destra, praticamente ai suoi piedi, Lubitch sta a gambe incrociate dietro la chitarra. Davanti ha lo xylofono e l’ukulele e i cartelli tutto il resto, una candela enorme e chissà che altro. Continue reading
Il sabato pomeriggio nell'area del centro polifunzionale Le Vele sistemato nella prima cintura di Cagliari, nei territori di Quartu Sant’Elena e Quartucciu, le mamme spingono carrozzine, i papà carrelli pienissimi, i ragazzini mangiano gelati al pistacchio e quando hanno finito si rincorrono in galleria, quelli più grandi si baciano davanti alle vetrine dei negozi, poi ci sono i giochi coi gettoni per i più piccoli, esposizioni di quadri e ceramiche e legno lavorato a mano, a volte concerti e presentazioni di libri, balli di gruppo, spettacoli, tornei di Risiko e corsi di cucito.
Credevano di essere degli dei, loro. Credevano che tutto gli fosse concesso. E non facevano altro che atteggiarsi. Mossettine e pettinature da idioti. Questo riuscivano a mettere insieme e null'altro. Eppure inchiostri a palate su quel gruppo, sulle rinnovate, sperimentali e ardite rivoluzioni sonore e cazzate d'altro tipo, questo scrivevano. Senza nessuno che fosse in grado di rendersi conto della verità.
Sono i giornali che costruiscono i fenomeni.
Ve lo dico io.
È necessario premettere che un tempo ero un uomo di pace innata. In generale odiavo più di quanto amassi, questo sì, come tutte le persone, ma mai in vita mia avevo picchiato né ero stato picchiato da qualcuno. Da bambino mi ero reso conto che la violenza fisica non faceva per me, pensavo che fosse assurdo ferire o essere ferito, che non ci fosse alcun conflitto che non si potesse risolvere a parole. Ad esempio, che senso aveva dare uno schiaffo ad un bambino perché pensava e diceva che ero un idiota, se in ogni caso avrebbe continuato a pensarlo e a dirlo? In seguito, durante la giovinezza, mi resi conto che alcuni tipi di violenza sono giustificabili, perfino ragionevoli, soprattutto quando la compiono coloro che sono oppressi dalla società. In sintesi: nessuno che mi avesse conosciuto in precedenza avrebbe potuto dire che ero una persona violenta. Nessuno.
Gerardo apre la porta della cabina 112, sul ponte Aurora. Il pavimento è di velluto blu; i suoi passi – dopo aver acceso la luce – non fanno rumore quando si dirigono verso il letto con la testiera a prua; se dovesse avere freddo – gli hanno detto alla reception – se dovesse avere freddo troverà una coperta nell'armadio. Gerardo, posata la valigia al centro della stanza, è la prima cosa che ha fatto, guardare se dentro l'armadio ci fosse la coperta; rassicurato dalla vista di questa si è disteso sul letto e ha liberato i piedi dalle scarpe bloccando le mani dietro la nuca, ha chiuso gli occhi qualche minuto, ha sentito la voce del comandante uscire dal soffitto della cabina: la voce ha salutato i passeggeri presenti nella nave diretta a Tangeri via Cagliari, informandoli dell'avvenuta chiusura delle sale d'imbarco.
scritto per (e su) Madame Cloros
E poi niente: penserete sia una sciocca.
No, dico, crederete mica non gli abbia dato peso quando m’ha detto, [espressione stizzita] e dovevate vederlo come succhiava ogni lettera, neanche fosse di glucosio, con quel sorriso d’accondiscendenza caritatevole che s’incastra in faccia agl’uomini che vogliono farmi fessa ed io lì che sciocchèrrima ci casco ogni volta, [torna seriosa] no, dico, crederete mica non gl’abbia dato peso quando m’ha detto sai dove la cercava, Céline, la bellezza delle donne?: nelle caviglie.
E poi niente: m’ha guardato le caviglie. Continue reading
Charles Dickens diceva d'essere soggetto a sbalzi d'umore pazzeschi.
Passava da una disperazione immobilizzante ad una furiosa allegria.
Mi rimase profondamente impressa questa sua espressione. Furiosa Allegria. Ecco, è il medesimo stato d'animo che avverto io in questo momento.