simone belfiori | frank zappa

Autore: Barry Miles
Titolo: Frank Zappa
Edizioni: Kowalski Editore, Milano 2006
Pagine: 592

Frank Zappa era davvero un uomo absolutely free, come Barry Miles del New York Times lascia intendere dal titolo della sua biografia? A leggere le righe di questo libro, viene fuori un Ni. Che era un genio l’ho dapprima sospettato, quando il suo nome evocava in me soltanto l’immagine di un uomo baffuto che suonava la chitarra, e come lo facesse per me era tutto da scoprire. E poi l’ho scoperto. E dire che mi stava anche un po’antipatico, perché mi dissero che aveva parlato male dei Beatles. Continue reading

alain de benoist | il cinema francese è morto?

Un richiamo che è solo apparentemente banale: il cinema è fatto di immagini che si muovono. Movie, dicono gli inglesi per designare un film, e per una volta è proprio la parola adatta: realizzare un film vuol dire proporre una narrazione per il tramite di immagini che si muovono. Il che significa che il cinema si rivolge all’occhio e non all’orecchio; che è un’ostensione e non solo uno spettacolo; e che la parola o la musica non ne modificano minimamente la natura. Il film parlato, in altri termini, ha certamente rappresentato un progresso tecnico rispetto al film muto, ma non ha aggiunto niente all’essenza del cinematografo. Anzi, al contrario: è nel film muto che il cinema si fa cogliere meglio in ciò che gli è più caratteristico: sottoporre all’occhio immagini che si muovono, organizzarle in maniera tale da conferire loro un senso, ordinarle per farne un’opera. Ogni film che vale solo per i suoi dialoghi vira verso il teatro filmato e non ha più a che vedere con il cinema in senso proprio. Continue reading

Su Stanley Kubrick

Come Leonardo da Vinci: un’intelligenza onnivora ma anche unitaria, che trasforma ciò che tocca in pensiero, invenzione, apertura di possibilità. Questo è Kubrick con la sua opera. Sulla quale il regista esercita un controllo totale, dalla scelta del soggetto alla stampa delle copie.

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Un diamante senza luce

Credevano di essere degli dei, loro. Credevano che tutto gli fosse concesso. E non facevano altro che atteggiarsi. Mossettine e pettinature da idioti. Questo riuscivano a mettere insieme e null'altro. Eppure inchiostri a palate su quel gruppo, sulle rinnovate, sperimentali e ardite rivoluzioni sonore e cazzate d'altro tipo, questo scrivevano. Senza nessuno che fosse in grado di rendersi conto della verità.
Sono i giornali che costruiscono i fenomeni.
Ve lo dico io.

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The Strangers

Gran parte del merito va secondo me agli effetti sonori, a volume debitamente maggiorato, e alle musiche (a fine proiezione, durante i titoli di coda, in sala non si sono accese tutte le luci e si è rimasti nella penombra, e il solo incedere della musica, insieme al dubbio che ci attendesse ancora qualcosa, hanno provocato una strizza tangibile).

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simone rossi | esatonic joyce

C’è Joyce davanti alla scrivania con la testa tra le mani, gli occhi zuppi e la tosse.
Joyce, cosa c’è  che non va? È il lavoro?
Joyce scuote la testa in orizzontale e poi in verticale: è il suo modo per dire sì.
Quante parole hai scritto oggi, Joyce?
Sei.
Sei? È un gran risultato, almeno per te!
Suppongo di sì, ma non so in che ordine vanno. Continue reading

I sing Arigliano

È morto Nicola Arigliano, io l’ho visto sui siti dei giornali grossi e quindi non è una gran notizia, lo sanno tutti, però io una volta Nicola Arigliano l’ho intervistato e mi sono divertito tantissimo.
Il cantante, 87 anni, abitava da quattro anni a Calimera, in provincia di Lecce, nell’istituto ‘Gino Cucurachi’, un centro per anziani. Era originario di Squinzano, sempre in provincia di Lecce, dove era nato il 6 dicembre 1923.
Io sono scappato di casa quand’ero piccolo e sono andato a Milano a suonare il jazz. Suonavo la chitarra, o la batteria, dipendeva dal posto che rimaneva libero. Avevo 14 anni e mi mantenevo agli studi suonando jazz.

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brad (con l

Hai presente la Metamorphosen di Strauss?
È una composizione per archi. Ventitrè archi. Ventitrè partiture diverse. Non c’è la sezione dei violini e la sezione dei violoncelli, no: ogni strumento ha una parte indipendente. Ogni. Strumento. Hai idea della densità di ventitrè archi indipendenti? Volevo fare un disco così. Ho scritto le parti di tutti, tranne quella di Joshua: lui non fa mai quello che c’è scritto, cosa glielo scrivo a fare? In generale, ho scritto un sacco: due dischi di materiale. E che materiale, vero Jon?

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Safe

Glaciale e geometrico, pervaso da un’atmosfera ipnotica e “catatonica” in cui sembra nuotare, come fosse in sospensione amniotica, la protagonista, il film di Haynes – cineasta colto e raffinato, dichiaratamente manierista – anticipa l’ossessione securitaria che di lì a poco conquisterà, travolgendola, la borghesia americana, firmando un piccolo capolavoro di inquietante bellezza. Una gemma cinematografica lontana sia dalla commerciale spettacolarizzazione di un Robert Altman in “America oggi”, a cui “Safe” è stato impropriamente accostato, sia dalla ripetitività scandalistica, assai programmatica, del pur bravo Todd Solondz.

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Requiem for a Dream

Impietosa, disillusa, quasi cinica, la regia segue i suoi quattro personaggi e i loro movimenti ciclici e fastidiosi, i loro gesti compulsivi, le loro azioni sempre più sbagliate, sbattendole in faccia al suo pubblico con una durezza quasi compiaciuta e togliendo ogni possibile speranza grazie ad un finale tanto aperto quanto spezzato.

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