Volendo individuare il problema principe dell’attuale modello di sviluppo, problema del quale sempre più le future generazioni dovranno gioca forza farsi carico, questo può essere certamente visto nella questione del “limite”, ovvero del limite da porre allo sviluppo medesimo, dell’argine che, in un modo o nell’altro, dovrà porsi alle crescita indefinita dell’apparato tecno-capitalistico il quale, assurto a modello di civiltà dall’Occidente agli arbori dell’età moderna, è oggi fatto proprio dall’intera umanità. Da diversi decenni a questa parte ormai, la consapevolezza e la conseguente denuncia dei rischi a cui uno sviluppo incontrollato e illimitato può portare sono entrate a far parte dell’immaginario comune, così come le pratiche volte a porre rimedio a simile negativa prospettiva entrate a far parte dell’agenda politica di qualsivoglia istituzione o consesso organizzato, a livello nazionale come internazionale. Qual è il problema? Di cosa ci si lamenta e cosa si denuncia alla fine? Continue reading
Tag Archives: sviluppo
alain de benoist | l’inquieta assenza di limite
Gruppo Opìfice: La crisi economica, nonostante le ottimistiche previsioni degli economisti e dei governi, sta divorando le ricchezze accumulate nei decenni precedenti. Si assiste a una polarizzazione del tessuto sociale: ricchi da una parte e poveri dall’altra. Il fenomeno più vistoso è la progressiva scomparsa del ceto medio, della piccola borghesia. Che effetti, politici e sociali, potrà avere questa situazione a lungo termine?
Alain de Benoist: Durante l’immediato dopoguerra (noto in Francia come i «Trente Glorieuses», ossia il trentennio 1945-1975), le società occidentali si sono incontestabilmente arricchite. Il capitalismo era allora nella sua fase fordista: i salari aumentavano regolarmente e questo aumento del potere d’acquisto (la domanda solvibile) permetteva di aumentare anche il consumo. Parallelamente, lo Stato assistenziale forniva prestazioni sociali rilevanti. La classe media si allargava così regolarmente a spese del proletariato e delle fasce popolari. Una delle conseguenze di questa evoluzione è stato l’abbandono di ogni proposito rivoluzionario da parte dei sindacati, che sono allora diventati tutti più o meno riformisti. In quell’epoca prevaleva la teoria del «trasferimento» di Alfred Sauvy, secondo la quale la società era paragonabile a una piramide in cui i profitti accumulati al vertice finivano con il ridiscendere, più o meno rapidamente, fino alla base, di modo che, in pratica, tutti traevano beneficio dalla crescita e dalla prosperità. Continue reading
serge latouche | abbondanza frugale
Di che cosa parliamo se parliamo di felicità. La differenza sostanziale tra il ben-avere e il ben-essere e i passaggi necessari per raggiungerlo.
Bisogna risalire alla seconda metà del ’700 per trovare le origini del pensiero economico che fa coincidere il «benessere» statistico con il «ben avere», sebbene nello stesso periodo l’illuminista napoletano Antonio Genovesi avesse sottolineato la necessità di una economia fondata sulla ricerca del bene comune. Temi che si ripropongono oggi con grande urgenza e che richiedono l’elaborazione di nuovi codici e regole. Continue reading
michele de feudis – eduardo zarelli | la post-crescita
Michele de Feudis | Acqua e nucleare ritornano al centro del dibattito politico con il referendum del 21 e 22 giugno. Come mai, a differenza di altri paesi europei – la Germania in primis – i temi dell’ecologia non sono mai ai primi posti dell’agenda politica? Dipende solo dalla debolezza della rappresentanza dei Verdi nel paese? Colpa dalla scarsa attenzione dei politici in generale per il tema?
Eduardo Zarelli | La mancata attenzione per i temi ecologici nel nostro Paese ha molteplici ragioni storiche e politiche, tra cui la fragilità dell’identità dei Verdi, che non sono mai riusciti a intercettare un consenso trasversale, vincolati elettoralmente a una scelta pregiudizialmente progressista che oggi sembra essere messa in discussione dal successo delle ben più credibili compagini europee che coerentemente si muovono oltre la discriminante destra/sinistra. Culturalmente parlando, direi che paradossalmente è l’eccesso di superficialità ambientalista e naturalista strumentalmente adoperata dai più, che ha reso debole la proposta ecologista. Quest’ultima, se fondata su solidi riferimenti metapolitici, è un vero paradigma critico e propositivo capace di interpretare l’attuale passaggio epocale in forme partecipate, capaci di sottrarsi alla disaffezione e alla crisi di legittimità delle democrazie procedurali. La prossima tornata referendaria tratta temi centrali in merito all’uso di beni comuni e delle scelte energetiche del nostro futuro. In tal senso, c’è da augurarsi che il senso di responsabilità popolare si sottragga alla strumentalizzazione della faziosa agenda politica del presente e manifesti la necessità di indirizzarsi verso modelli di sostenibilità sociale che sono, di fatto, oltre i limiti dicotomici conservazione/progresso. Continue reading
eduardo zarelli | la questione energetica
La catastrofe giapponese ripropone tramite la discussione sul nucleare il tema dell’energia. Le risorse energetiche infatti sono l’elemento sostanziale per ogni interpretazione del modello di sviluppo economico. Quest’ultimo se si ritiene illimitato nell’espansione dei mercati per mezzo dell’allargamento dei consumi, non è dato in fisica giacché le risorse naturali per definizione sono scarse e limitate. In effetti, le flebili voci ambientaliste sembrano spesso ispirate più all’utopismo irrealistico, che ad una consapevolezza politica, fondata sulla contraddizione ingenerata tra la cultura e la natura dall’utilitarismo economicista e il pragmatismo tecnologico. Continue reading
massimo fini | condannati alla crescita
Dopo la tragedia di Fukushima sono state avanzate le soluzioni più svariate: centrali nucleari “sicure” di terza o quarta generazione, rafforzamento del già consistente apparato idroelettrico e, naturalmente, valorizzazione delle cosiddette fonti di energia “alternative” o “pulite”, fotovoltaico, solare termico, eolico. Continue reading
marino badiale | i nemici della crescita e i nemici del genere umano
Raccomandiamo la lettura del fondo di Angelo Panebianco su “I nemici della crescita ” («Corriere della Sera» del 27 gennaio) a chiunque nutra dei dubbi sull’assurdità della crescita. Per sostenere la necessità della crescita e dei sacrifici in suo nome Panebianco è costretto a omissioni, ammissioni e a vere e proprie assurdità, che nel complesso mostrano come sia impossibile sostenere in modo razionale il mito della crescita, nella situazione attuale. Continue reading
maurizio pallante | decrescita e welfare state: risposta a “due vie per la decrescita”
[Risposta alle osservazioni critiche formulate da Marino Badiale e Massimo Bontempelli nel saggio Due vie per la decrescita - 2010]
Marino Badiale mi ha inviato qualche mese fa un saggio intitolato Due vie per la decrescita, che ha scritto insieme a Massimo Bontempelli. In questo saggio sono state raccolte alcune riflessioni critiche sul mio testo Decrescita e Welfare State, per cui mi ha chiesto di fargli avere il mio parere. Ho letto quanto hanno scritto con attenzione ma solo ora, approfittando della diminuzione di impegni nel mese di agosto, ho messo in ordine le riflessioni che hanno suscitato in me le loro. Le righe in corsivo riportano passaggi del loro testo nella successione in cui appaiono. Continue reading
marino badiale e massimo bontempelli | due vie per la decrescita
Questo scritto prende spunto da un articolo di Maurizio Pallante: Decrescita e Welfare State
Si tratta di un testo di grande chiarezza (come sempre in Pallante), una qualità che giudichiamo di grande valore in questi tempi confusi. Proprio la chiarezza e l’onestà intellettuale di questo testo permettono di individuare quelli che giudichiamo i suoi errori, e ci danno l’occasione di iniziare una discussione, che pensiamo importante e urgente, sul fondamento ideale e teorico del movimento della decrescita. Continue reading
Guida alla Sopravvivenza
Questo libro vi insegna a costruire una dignitosa sopravvivenza, dal punto di vista non solo materiale ma anche psicologico e culturale. Aggiungendo anche che la vita – dopo la fine di questa irresponsabile corsa ai consumi – sarà probabilmente più significativa di quella attuale.