chio dupia | traffico

La strada è deserta nella colonna opposta ma nessuno sembra volerne approfittare.
Mi bacio le dita ad ogni tiro di sigaretta.
Andata. Ritorno.
Un viaggio è fatto così. Andata e ritorno. In mezzo, la meta.

Ed ora. In fila. Continue reading

Mitopoiesi ornitologiche

Charlie Parker assomigliava al Buddah, ed era chiamato il Musicista Perfetto e tutti volevano suonare con lui: quel pazzo scatenato di Dizzy Gillespie, che seminava di scat e risate le incisioni live di Bird, Miles dal suono freddo come una palla di ghiaccio, quella piovra rutilante di Max Roach e anche Bud Powell, unito a Bird dallo stesso destino di droga ancorato sulle note infinite di un pianoforte allucinato.

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Una solitudine troppo rumorosa

Una solitudine troppo rumorosa, fitta di vociare, chè i libri non smettono mai parole, poi suggestioni di un ubriaco, ubriaco di classici dimenticati, alcool, e bottoni da pigiare, zingari e Kant, surmolotti, fogne, carta putrescente o insanguinata, resti di macellerie.

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simone olla | introduzione a Tutti esplosi

Ogni settimana, di mercoledì, gli opificisti siedono attorno a un tavolo tondo, di quelli di legno, e con boccali colmi di birra pianificano l’attività del Centro Studi Opìfice, e discutono fino a quando le serrande di Michele non si chiudono alle loro spalle. Sempre così, che sia inverno o che sia estate, che ci sia da lavorare o da studiare. Continue reading

Stavo pensando a quando il mar Ionio sbatte lento sui sassi

Quell’odore precipitato su altri odori, delle paste di domenica mattina, sempre a marzo-aprile, sempre in quel paesino. La Repubblica la domenica mattina su un caffèlatte, il primo sole respirato sulla terrazza, sempre da una parte il mare, dall’altra le montagne.
Inspiro forte: il tempo forse è solo una scommessa.

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Francesca non

Firenze è tutta gialla e marrone e nell’umido di Pontevecchio sbrilluccicano coralli dalle vetrine. Sono arrivata qui con le valigie piene di sciarpe e scarponcini, come Totò a Milano, e mi trascino dietro una sfilza di otto sui temi di italiano che la professoressa Lorenzi segnava in blu con due pallini ravvicinati. Mi diceva, col suo rossetto rosso pompeiano, che ero troppo aggettivata.

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