daniele barbieri | ammazzarsi per sopravvivere

Autore: Iain Levison
Titolo: Ammazzarsi per sopravvivere
Edizioni: Socrates, Roma 2009
Pagine: 156

«Un moderno Tom Joad» come il protagonista di Furore (libro e film) che anche Bruce Springsteen ha cantato. Così si vede Iain Levison, con molte somiglianze e qualche dissonanza. Il suo Ammazzarsi per sopravvivere (edizioni Socrates: 156 pagine per 10 euri) mantiene fede al sottotitolo ovvero «le infinite fatiche di un precario americano». La scrittura piacevolissima ma anche la varietà delle esperienze lo collocano un gradino sopra la media di libri del genere (italiani e non). La consapevolezza politica invece è nebbia, un casino totale. “Americano”, nel bene e nel male. Continue reading

Un appello per la Libia

Mi proponevo di scadenzare i miei interventi a ritmi più lunghi, ma la crisi mondiale galoppa a tale velocità che non si può restare indietro. Poiché temo che siamo alla vigilia di una guerra, questa volta alle nostre porte, ritengo mio dovere dire cosa sta succedendo. Lo faccio non da solo, ma insieme ad altre persone che stimo. Forse contiamo poco, ma, per quel poco, abbiamo deciso di far sentire la nostra voce. Per un dovere non solo politico ma soprattutto morale.

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roberto zavaglia | inquietudini egiziane

Il più grottesco, nell’esprimere l’imbarazzo delle classi dirigenti occidentali rispetto alla situazione in Egitto, è stato Tony Blair che ha invocato un “cambiamento stabile”. L’inedito ossimoro equivale all’auspicio gattopardesco che cambi tutto affinché nulla cambi, fatto proprio dalla maggior parte dei commentatori. Dopo i primi giorni in cui i media hanno obbedito al riflesso condizionato di simpatia per ogni rivolta “in nome della libertà”, adesso sono i dubbi e le preoccupazioni a prevalere. Attenzione, si ripete, questa non è una delle tante rivoluzioni colorate con le quali si può spensieratamente solidarizzare: all’orizzonte si intravedono gravi pericoli per l’Occidente. Continue reading

Palestinan paper

Pur seguendo con una certa attenzione la questione, ammettiamo di non avere compreso se i cosiddetti colloqui di pace israelo-palestinesi siano, attualmente, in corso, se attraversino una delle tante fasi di “sospensione” o se abbiano subito un’interruzione “definitiva”. Laddove con tale  definizione si intende un’apparente rottura, fino a che Washington convince le parti a riprendere la commedia. L’ultimo negoziato di pace di cui ci ricordiamo, in era Obama, era quello annunciato dal segretario di Stato Usa con grande sicurezza. “Risolveremo entro un anno la questione palestinese”, aveva detto la Clinton. Dopo le strette di mano di rito, non c’è stato invece alcun progresso, al punto che è difficile rintracciare notizie sulla “trattativa”.

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Hu Jintao a Washington

Prima di arrivare a Washington per incontrare Obama, Hu Jintao si era fatto precedere da una dichiarazione poco conciliante: “il sistema valutario internazionale dominato dal dollaro è un prodotto del passato”. Il presidente cinese ha così ribadito che la volontà del suo Paese è quella di creare, nel medio periodo, una “valuta sintetica” basata sulle principali monete, compreso lo yuan. Togliendo agli Stati Uniti l’“esorbitante privilegio” che il dollaro mantiene come valuta di riserva mondiale e strumento di pagamento delle materie prime. Un gesto non certo amichevole, inoltre, era stata la decisione dell’esercito di testare il primo bombardiere invisibile cinese l’11 gennaio scorso, proprio mentre era in visita a Pechino il segretario della Difesa Usa Gates.

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simone olla | la regina degli scacchi

Autore: Walter Tevis
Titolo: La regina degli scacchi
Edizioni: Minimum fax, Roma 2007
Pagine: 377

La regina degli scacchi muove alla volta del successo individuale, della realizzazione del sé partendo da un disagio famigliare – la morte della madre della protagonista – che costringe Elisabeth Harmon a l’orfanotrofio. Questa è l’America par di udire dagli altoparlanti di una qualunque radiolina accesa, intanto che Walter Tevis dà alle stampe – nel 1983 – questo libro; questa è l’America perché a tutti viene data una possibilità, perché tutti possono farcela, riuscire.
EH è orfana di entrambi i genitori e vive al Methuen Home di MS, un istituto per bastardi e per orfani veri. (E Beth non sa rispondere quanado Jolene le chiede se sia bastarda o orfana vera, non sa cosa significa bastarda.) BH ha otto anni quando chiede al custode dell’orfanotrofio, il signor Shaibel, a quale gioco stia giocando: lo trova nel seminterrato, illuminato appena da un luce che scende dal soffitto, e gli dice che vorrebbe imparare, anche se non è un gioco per bambine.
Non gioco con gli estranei.
Io vivo qui, non sono un’estranea.
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I quattro imprinting di Wikileaks

Ora che ci dicono che con le prime nuove soffiate di Wikileaks sta esplodendo «l'11 settembre della diplomazia» ovvero «l'11 settembre di internet», deve valere una premessa: non ci sono individui, e neanche organizzazioni, che siano in grado di leggere 250mila documenti in breve tempo. Quindi ci arriva solo un flusso filtrato di documenti. E chi lo filtra, per ora, è la vecchia fabbrica dei media tradizionali. Se di un 11 settembre si trattasse, saremmo nella fase del trauma mediatico iniziale, quella che ci dà l’imprinting, l’apprendimento base del nuovo mondo su cui ci affacciamo e delle nuove credenze sulle quali far fede. Una volta educate le menti con questo shock, le sue riletture successive andranno controcorrente e perciò partiranno sfavorite.

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marco tarchi | a chi giova l’occidentalismo

L’ostilità verso gli Stati Uniti d’America che si era fortemente diffusa nell’opinione pubblica di molti paesi europei dopo l’avvio della guerra irachena, si legge sui giornali e si sente dire in tv, è in via di attenuazione. Il favore per una politica “transatlantica” delle classi dirigenti del Vecchio Continente, mai venuto meno nella sostanza, riscuote maggiori consensi. L’uso martellante della parola “Occidente” da parte dei mezzi di informazione, che adoperandola vogliono instillare la sensazione di una comunanza originaria di interessi e valori fra le popolazioni e gli Stati collocati sulle due sponde dell’Oceano, e nel contempo sottolineare la loro diversità rispetto a quelli del resto del mondo, sembra dare i frutti sperati. Quel che più colpisce è che il favore per la vulgata occidentalista che cola quotidianamente in dosi massicce dai canali di comunicazione si espande soprattutto fra i reduci di quelle che fino a pochi anni addietro apparivano come le fedi ideologiche più tenaci e diffidenti verso lo strapotere nordamericano: gran parte degli ex comunisti e degli ex fascisti si immedesimano nel ruolo di difensori del nuovo status quo e trovano uno dei rari punti d’incontro nella predisposizione a volerne essere vigili sentinelle. Continue reading

Non lo so

Due autorevoli professori cinesi incominciano un'appassionante conversazione intorno al futuro del loro paese. Lu chiede a Wang la sua opinione in proposito e Wang gli risponde con piglio risoluto:
"Io credo che la Cina in questo momento sia come un paziente sottoposto ad una operazione chirurgica. Per curarlo è necessario fargli un'anestesia, sottoporlo a delle violenze fisiche. Ma mentre tutto questo avviene si possono osservare anche dei miglioramenti. E questo mi rende fiducioso."

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noam chomsky | la minaccia iraniana, o la minaccia americana?

La grave minaccia dell’Iran è largamente riconosciuta come la crisi di politica estera più seria cui deve far fronte l’amministrazione Obama. Il Congresso ha appena rafforzato le sanzioni contro l’Iran, con penali ancor più severe contro le società estere. Continue reading