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Laboratorio di metapolitica
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Alain de Benoist oltre l’opposizione destra/sinistra |
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Osservatorio -
Novità
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Scritto da Stefano Sissa
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lunedì 22 marzo 2010 |
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La ricerca metapolitica di Alain de Benoist va nella direzione di individuare un ambito specifico entro cui collocare la sua prospettiva di valore; ambito che non coincide più (anche se ha coinciso, in passato) con l’appartenenza ad un fronte politico preciso. Avendo distinto, a mo’ di presupposto della nostra ricerca, fra una «destra antropologica» e una «destra politica», che possono sì sovrapporsi, ma anche divergere, è interessante verificare quanto de Benoist possa porsi, ad esempio, su di un crinale caratterizzato dall’adesione ad una Weltanschauung di destra senza essere schierato politicamente con le forze di destra. De Benoist, in effetti, fin dagli anni ‘70, dichiarava che le sue idee si trovavano a destra, ma non erano necessariamente di destra. Vi è da dire, per il vero, che gli orientamenti espressi allora erano ancora piuttosto inequivocabilmente di destra, anche e sopratt utto in senso politico. La sua produzione, però, ha mostrato, nel tempo, sviluppi molto interessanti, che ridefiniscono il suo quadro assiologico. |
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Attività -
periferie09
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Scritto da Mattia Piano
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sabato 20 marzo 2010 |
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 [studio#2 - progetto grafico a cura di Mattia Piano - dogonreview.org]
racconti di periferie è il progetto letterario a cura del Gruppo Opìfice collegato a Passaggi per il bosco2009 |
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Suoni e Immagini -
Novità
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Scritto da Simone Rossi
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venerdì 19 marzo 2010 |
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Hai presente la Metamorphosen di Strauss? È una composizione per archi. Ventitrè archi. Ventitrè partiture diverse. Non c’è la sezione dei violini e la sezione dei violoncelli, no: ogni strumento ha una parte indipendente. Ogni. Strumento. Hai idea della densità di ventitrè archi indipendenti? Volevo fare un disco così. Ho scritto le parti di tutti, tranne quella di Joshua: lui non fa mai quello che c’è scritto, cosa glielo scrivo a fare? In generale, ho scritto un sacco: due dischi di materiale. E che materiale, vero Jon? |
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La legge dei grandi numeri |
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Scriptorium -
BorderLine
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Scritto da Gianni Usai
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mercoledì 17 marzo 2010 |
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L’aria delle tre del mattino in quella periferia residenziale è una sferzata di realtà, dissolve le nebbie della mente mettendo a nudo terminazioni nervose che trasportano pugni nello stomaco. I pochi passi necessari per raggiungere la macchina sono sufficienti per rivelare l’irritazione sotto la sua gonna, solo l’orgoglio le impedisce di assumere un’andatura goffa e scomposta per lenire il fastidio. Ci penserà più tardi l’acqua calda della doccia a spegnere il fuoco e lavare via le scorie di superficie, solo quelle, quanto basta per guardarsi allo specchio mentre asciuga i capelli prima di mandare giù le due pasticche che le permetteranno di dormire fino al pomeriggio del giorno dopo. Le forze per ricominciare da capo arriveranno per inerzia, come in qualunque altro domani uguale a qualunque altro disgraziato ieri. |
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Café Librario -
Novità
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Scritto da Giuseppe Giaccio
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lunedì 15 marzo 2010 |
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I giovani che, negli anni Settanta del secolo scorso, si accostarono alla politica sentendosi attratti dal suo versante destro – per ragioni che spesso non erano chiare neppure a loro e che, giudicate a posteriori, sulla scorta di una maturità faticosamente acquisita, appaiono magari risibili, pur avendo segnato, nel bene e nel male, intere esistenze – e che avevano qualche pretesa intellettuale, non accontentandosi di parole d’ordine, volantinaggi e attacchinaggi, si imbatterono, prima o poi, in due scritti di Adriano Romualdi molto famosi nell’“ambiente”, come allora si diceva, nel primo dei quali, La destra e la crisi del nazionalismo, non si esitava a denunciare, senza giri di parole, che «accenti, slogans, simboli e motivi di questa destra sono ormai qualcosa di superato, spesso di patetico e talvolta di ridicolo» |
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Scriptorium -
BorderLine
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Scritto da Claudio Ughetto
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venerdì 12 marzo 2010 |
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E il pranzo era solo un intermezzo, non tra la scuola e i compiti, ma tra la discesa di prima e un pomeriggio altrettanto innevato. Ero un bambino fortunato, anche se a quei tempi non me ne accorgevo: figlio unico di provincia, abitavo non in un caseggiato urbano ma in una casa rurale. Per me una “borgata” era una linea di tetti su un cortile, intorno campi che la gente di quelle case aveva sottratto ai boschi e ai prati. Oggigiorno la maggior parte delle persone riterrebbe irresponsabili dei genitori che permettevano ai figli d’allontanarsi tra i boschi per un intero pomeriggio o un'intera giornata estiva. Eppure credo che nessuno sia stato più protettivo di mia madre e di mio padre. |
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Lettera al Signor Guareschi |
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Scriptorium -
BorderLine
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Scritto da Fiorenza Licitra
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giovedì 11 marzo 2010 |
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Tuttavia, ai tempi, ancora diffidavo di alcune delle sue amicizie, di Don Camillo e di Peppone, per intenderci; infatti, i preti accompagnati da un sindaco comunista mi sembravano davvero una compagnia terribile e poco fidata. Fu durante un pomeriggio d’autunno che, gambe in spalla, mi risolsi ad andare a Brescello per fare la conoscenza di quelli che si sarebbero rivelati due splendidi giganti - statura morale compresa - audaci, sanguigni e irresistibilmente umani. Da quel giorno le divenni ancor più fedele e imparai che, alle volte, è una fortuna immensa sbagliarsi!
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Café Librario -
Novità
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Scritto da Giovanni Curreli
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mercoledì 10 marzo 2010 |
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Uno dei temi presenti ne I cani là fuori di Gianni Tetti (Neo. edizioni) è la mancanza di scelta: la maggior parte dei protagonisti, infatti, si ritrova travolto dal contesto, preda delle circostanze e incapace di essere artefice del proprio destino, rimanendo così vittima di una spirale di eventi che vanno via via peggiorando irreversibilmente la situazione. |
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Psicologia della decrescita |
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Osservatorio -
Novità
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Scritto da Giuseppe Giaccio
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lunedì 08 marzo 2010 |
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La malattia di cui soffre l’uomo contemporaneo, in particolare quello dei paesi sviluppati, e che si riverbera nella civiltà da lui creata, la cosiddetta civiltà occidentale, consiste in un’affezione del suo psichismo causata da uno squilibrio nelle relazioni tra l’Es, sede della vita pulsionale, il Super-io, sede della consapevolezza, e l’Io, che equilibra le altre due istanze, mettendole in un giusto rapporto col reale. Lo stato di salute si realizza quando l’Io riesce a svolgere correttamente la sua funzione di intermediazione. Allora, scrive Thibault Isabel, «abbiamo a che fare con un soggetto maturo, capace di adattarsi al suo ambiente e di comportarsi con fierezza, ma anche con modestia, a seconda dei casi […]; sul piano collettivo, questo atteggiamento determina lo sbocciare di una civiltà nel senso più nobile del termine (come nell’antica Grecia, nella Cina classica o nel Giappone medievale»[5]. Il predominio del Super-io coincide, a livello individuale, con una condizione nevrotica e, a livello collettivo, con una fase di iper-razionalità, di «escrescenza della ragione». Quando, infine, prevale l’Es, l’uomo è preda delle passioni, in balia di un perpetuo ondeggiare tra megalomania e depressione. |
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Tutti esplosi in libreria
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