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Macabre danze di sagome bianche
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Scritto da Carlo Schiavo   
mercoledì 23 febbraio 2011

C’è uno scrittore che deve scrivere un libro, ma probabilmente la sua storia vive di una vita propria. Similmente, le storie in generale esistono di per sé: per (provare a) raccontarle bisogna trovarle, ma poi possono sfuggire di mano, proseguire da sole incontrollate.

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Il molosso. La leggenda del cane
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Scritto da Lorenzo Mari   
mercoledì 02 febbraio 2011

Nonostante lo prometta a chiare lettere il risvolto di copertina, quello che propone la neonata, e coraggiosa, collana Novevolt dell’editrice Zona, con “Il molosso” di Enzo Fileno Carabba, non è – non è soltanto – un “piccolo gioiello di stile”.
Nel racconto, senz’alcuna pretesa allegorica, o definitiva, della leggenda del molosso, si uniscono, senz’alcuna ratio, spazi mitici, storici e distopici: dalla culla mitica del cane, che è poi la culla della civiltà indoeuropea, tra Iran e Afghanistan, si arriva ad un – non del tutto improbabile – esito futuro della storia italiana, tra guerre tecnologiche che premono alle porte e ritorni non meglio precisati alla pastorizia.

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La regina degli scacchi
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Scritto da Simone Olla   
giovedì 20 gennaio 2011

La regina degli scacchi muove alla volta del successo individuale, della realizzazione del sé partendo da un disagio famigliare – la morte della madre della protagonista – che costringe Elisabeth Harmon a l'orfanotrofio. Questa è l'America par di udire dagli altoparlanti di una qualunque radiolina accesa, intanto che Walter Tevis dà alle stampe – nel 1983 – questo libro; questa è l'America perché a tutti viene data una possibilità, perché tutti possono farcela, riuscire.
EH è orfana di entrambi i genitori e vive al Methuen Home di MS, un istituto per bastardi e per orfani veri. (E Beth non sa rispondere quanado Jolene le chiede se sia bastarda o orfana vera, non sa cosa significa bastarda.) BH ha otto anni quando chiede al custode dell'orfanotrofio, il signor Shaibel, a quale gioco stia giocando: lo trova nel seminterrato, illuminato appena da un luce che scende dal soffitto, e gli dice che vorrebbe imparare, anche se non è un gioco per bambine.
Non gioco con gli estranei.
Io vivo qui, non sono un'estranea.

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Il punto fisso
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Scritto da Stefano Serafini   
giovedì 03 giugno 2010

Piero Pagliani è una figura insolita di filosofo matematico, analista politico, credente protestante e scalatore di montagne. Nonostante sia uno dei più brillanti esperti mondiali di algebre della logica applicate all’interpretazione di informazioni incomplete, abbia insegnato in diverse università in giro per il globo, e lavorato come senior consultant per importanti multinazionali, ama definirsi “metalmeccanico in mobilità”.

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La corsa alla green economy
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Scritto da Lorenzo Mari   
mercoledì 26 maggio 2010

Trainata dagli investimenti nel campo delle fonti energetiche rinnovabili (fotovoltaico, eolico, biomassa), certamente più redditizie del petrolio o dell’uranio, i cui mercati sono ampiamente drogati, la green economy completa la sua corsa – evocata dal titolo del brillante reportage del giornalista Antonio Cianciullo e del ricercatore Gianni Silvestrini per Edizioni Ambiente (2010) – con altri importanti passi: la riduzione delle emissioni di CO2 come forma di investimento, gli incentivi nel settore I&R, lo sviluppo di una responsabilità sociale d’impresa che non è paravento né contentino, ma parte integrante della mission aziendale, le molteplici “riconversioni verdi”…

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Limbo mobile
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Scritto da Patrizia Sergio   
mercoledì 19 maggio 2010

Attraverso le coordinate cartesiane, riporta su di un grafico immaginario che coincide con la coscienza di sé, le proprie percezioni, nel tentativo di dare una forma razionale ad esperienze che fuggono, scivolano tra le dita, e che sanciscono la caducità dell’esistere umano.

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Altri versi
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Scritto da Erwin de Greef   
mercoledì 12 maggio 2010

Divisa in sei sezioni, con introduzione di Elena Franchetti e prefazione di Marinella Pozzi, la silloge è fatta di una scrittura autentica giocata su tante linee di confine, chiaroscuri in stabile equilibrio tra quotidiano e memoria, giorno e notte, veglia e sonno, finito e infinito, Uomo e Dio, reale e fantastico.

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Registro dei fragili
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Scritto da Lorenzo Mari   
lunedì 10 maggio 2010

Benché l’opera di Alborghetti si collochi a distanze siderali dalla poetica di Ceronetti – Fabio Pusterla, nella sua ottima prefazione, cita, con perizia, una linea riconoscibile di poesia civile, di inclinazione narrativa e di asciuttezza formale: Giovanni Giudici, Elio Pagliarani, Giampiero Neri e Tiziano Rossi (sull’ultimo, tuttavia, grava la stessa incertezza che si avverte nell’osservazione di Pusterla) – dal punto di vista ideologico, il registro si incastra perfettamente nelle parole sapienti e acuminate del grande torinese.

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sbriciolu(na)glio
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Scritto da Simone Olla   
mercoledì 28 aprile 2010

L'abbandono ha l'odore dei piedi quando puzzano. (cit.)
L'oblio invece non ha odore.
Il deserto ha due tette così e non sono le gobbe del cammello: Angie e Mister Buonanotte sono distesi sullo stesso pavimento duro; staccati ma ancora vicini, ancora per poco.
Caro Lubitch, a me è successa in campeggio una cosa così, una cosa simile: il cielo era d'agosto e il mare sbatteva lento sui sassi come quello ionico, ma dopo esserci lavati i denti siamo entrati in due tende diverse: lui ha dormito con un biondiccio di cui non ricordava nemmeno il nome e il mattino dopo è ripartito per Cagliari senza di me; io, prima di addormentarmi, ho mandato un messaggio a Carlo con il telefonino: non mi sentivo sporca, semplicemente staccata.

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Specchi neri
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Scritto da Davide Gianetti   
giovedì 22 aprile 2010

Privo di una morale consolatoria, troppo facile per Schmidt, “Specchi neri” elargisce a piene mani il suo miele (o fiele, dipende dai punti di vista) esistenziale, intriso di ateismo morale - che richiama l’essere umano a un sussulto di dignità consistente nell’accettazione di quell’amor fati che però è anche libertà di trascendere i limiti predeterminati – di pessimismo cosmico a forti tinte gnostiche, di amarezza per il destino dell’uomo che quotidianamente, incessantemente, degrada se stesso a creatura informe e provvisoria.

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Il mio commercio di cani
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Scritto da Lorenzo Mari   
mercoledì 14 aprile 2010

Non è la nota comica che importa, in questi racconti – spesso, soltanto bozzetti – satirici; le perle da cercare in questo piccolo, affascinante libretto possono essere benissimo altre, dal fascino della biografia e delle opere di un anarchico boemo assai attento al crinale sul quale anche il più convinto degli anarchici si trasforma in un bieco affarista, fino allo straniamento di una serie di “Curiosità dal mondo degli animali” che la dicono lunga, invece sul mondo degli umani.

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I cani vanno avanti
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Scritto da Simone Olla   
mercoledì 07 aprile 2010

È l'istinto a guidare il cane, nel gioco-lavoro come nell'amore: «Sono trascinati da una passione cieca e senza ragioni che li fa amare disperatamente un loro consimile e poi li lascia tramortiti, soddisfatti e ignari, felici di riprendere la loro vita quotidiana. I cani non soffrono per amore, nemmeno per quello materno. Il loro senso di perdita è riferito al padrone, all'essere umano, a cui sentono, per istinto, non per ragione, di appartenere.»

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