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Caro Osvaldo
periferie09
Scritto da Elena Marinelli   
venerdì 14 maggio 2010

Rita non mangia mai ed è grassissima. Non è un problema di cibo, è un problema di mente, di polmoni, di tutto il resto: insomma è un problema di cuore. Da quando la conosco la metto nella rivista in cui lavoro, nella posta del cuore che non risponde alle debolezze, alle imperfezioni, alle persone, ma solo alle lettere dei lettori, lettrici per lo più.
Io per mestiere scrivo una posta del cuore di una rivista e non mi sono mai domandato perché, fino al giorno in cui l’ho incontrata. È un lavoro, ci devo vivere, mica posso fare lo scrittore. In più sono maschio, mi chiamo Osvaldo, ma avere due sorelle mi aiuta molto. A volte chiedo direttamente a loro cosa rispondere, si divertono, fanno ipotesi, mettono le virgole e io non ci penso più di tanto; scrivo, spengo il pc e vado a casa.

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Lisa ha gli occhi viola
periferie09
Scritto da Aventino Loi   
mercoledì 05 maggio 2010

Lei continuava a ridere. Fui costretto ad affacciarmi. Scostai gli arbusti, allungai una mano verso la sua per portarla via e invece, con forza, mi portò dentro verso di lei. L’assecondai per non farle male, per non piegare il suo braccino, ed entrai superando altri arbusti dentro quella macchia fino a ritrovarmi al centro di un ampio spazio. Tutto sembrava diverso ora. Non immaginavo ci fosse il bosco.

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In fondo alla valle
periferie09
Scritto da Ugo Coppari   
venerdì 30 aprile 2010

Un giorno questo ragazzo decise di lanciarsi da un aereo col paracadute, per suggellare la fine del corso di studi. Aveva ottenuto il massimo dei voti, e quindi era giusto premiarsi con un gesto che avrebbe fissato nella memoria quel momento così importante per la sua carriera professionale. Aveva cercato la compagnia di paracadutisti più esperta nella zona, e una volta recatosi presso la loro sede li aveva estenuati con una serie di domande circa la garanzia che nessun pericolo potesse arrischiare la sua incolumità fisica.

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La legge dei grandi numeri
periferie09
Scritto da Gianni Usai   
mercoledì 17 marzo 2010

L’aria delle tre del mattino in quella periferia residenziale è una sferzata di realtà, dissolve le nebbie della mente mettendo a nudo terminazioni nervose che trasportano pugni nello stomaco. I pochi passi necessari per raggiungere la macchina sono sufficienti per rivelare l’irritazione sotto la sua gonna, solo l’orgoglio le impedisce di assumere un’andatura goffa e scomposta per lenire il fastidio. Ci penserà più tardi l’acqua calda della doccia a spegnere il fuoco e lavare via le scorie di superficie, solo quelle, quanto basta per guardarsi allo specchio mentre asciuga i capelli prima di mandare giù le due pasticche che le permetteranno di dormire fino al pomeriggio del giorno dopo. Le forze per ricominciare da capo arriveranno per inerzia, come in qualunque altro domani uguale a qualunque altro disgraziato ieri.

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Matrioske
periferie09
Scritto da Gianluca Morozzi   
venerdì 05 marzo 2010

Così camminavo per Manhattan, in una bella giornata di giugno, con una manciata di dollari in tasca. Tra il volo, il cibo e qualche cd raro, il mio patrimonio si era poco a poco assottigliato. L’idea di cercarsi un lavoro rientrava tra le soluzioni estreme.
Mi facevo largo tra i turisti che scattavano foto, lanciando occhiate latine alle ragazze che leccavano il gelato ai bordi della fontana, prima di sdraiarmi tra l’erba e gli scoiattoli. Poco lontano suonava un’orchestrina jazz.
A mezzogiorno avevo deciso di investire un dollaro in un hot dog.

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Pianterei
periferie09
Scritto da Angelo Zabaglio e Andrea Coffami   
venerdì 26 febbraio 2010

Mi telefona il mio socio mentre mastico del vino che serve da lubrificante per i pensieri. Gli parlo e mi rendo conto che il filtro tra cervello e lingua ha due grandi buchi che lasciano scivolare parole tipo “troia” e “cazzo” senza un vero ed essenziale motivo. La telefonata termina e vado a farmi una doccia, sperando di levarmi di dosso la puzza di lavoro che mi atrofizza il cervello. Lo vedo il mio cervello: è grigio con tre chiazze nere come fosse un cavolo marcio. Puzza di vecchio e pulsa gli ultimi minuti. Devo curarlo con della musica e metto su il cd con le strumentali. Nudo sotto la doccia. Il getto d'acqua mi riscalda le spalle ed i capelli, scende per la schiena ed arriva ai piedi.

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La mela caramellata
periferie09
Scritto da Erwin de Greef   
venerdì 19 febbraio 2010

Andammo nel retro del locale ricoperto con mollica di pane. Vestimmo abiti di corteccia dipinta di nero, accendemmo i ceri e, portandoci un bicchiere di quello che ci andava di bere, uscimmo all’aria aperta.
Silenziosi seguimmo la processione che s’ingrossava ogni momento di più. C’erano tante altre file che si univano alla nostra e per ognuna c’era una persona che suonava una campana a morto.
La processione si fermò. Noi tutti ci disponemmo in cerchio intorno alla bara e dovevamo stare attenti a non cascarci dentro. In quel caso, chi ci avrebbe tirato fuori?

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Gli undici giganti
periferie09
Scritto da Silvia Ancordi   
giovedì 18 febbraio 2010

Trent’anni prima credendo alla promessa di una cittadella ricca e moderna, la gente aveva ceduto i piccoli campi e le case in mezzo al verde per far costruire: papà lottò per impedire che il bosco venisse abbattuto. Sconfitto dall’inizio dei lavori, ci trasferimmo lontano con i pochi soldi che gli diedero per casa e bottega mentre Tina e il marito aprirono questo alimentari, ma l’idillio durò poco perché dieci anni dopo, venne edificata un’altra città più a nord con industrie, centri commerciali, ripetitori e aeroporto.

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Vattene
periferie09
Scritto da Barbara Gozzi   
giovedì 11 febbraio 2010

Un battito. Un altro. Il sangue che dal cervello rullava e scendeva, affluiva in tutto il corpo, riscaldandolo.
In quel preciso momento, con la cornetta ancora stretta tra dita tremanti, ha visto i programmi sbriciolarsi, le porte chiuse sciogliersi, la voglia di rintanarsi evaporarle in faccia.

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Tempo di passaggio
periferie09
Scritto da Gianluca Liguori   
mercoledì 10 febbraio 2010

Scorrono. Veloci, impazziti. Sono anni che ci pensa ma ancora non l'ha capito: cosa fare della sua vita.
Luca è sveglio, non è per niente stanco, non ha per niente sonno. Pensa.
Forse dovrebbe trovare un lavoro qualunque, il primo che capita, e sposare Manuela. Di questi tempi bisogna accontentarsi. I sogni, a volte, bisogna lasciarli solamente alla notte.
Non si addormenta Luca, sogna, sogna forte, ma i suoi occhi sono aperti, è sveglio, sveglissimo.

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La mattina prima di andare a lavorare
periferie09
Scritto da Marco Mazzucchelli   
venerdì 05 febbraio 2010

Ma fatemi solo raccontare del pomeriggio che vi sono arrivato, così è giustificato tutto quello che ho fatto. Fatemi solo dire del guidare sulla strada costiera, dei villaggi che si susseguono come perle lungo una collana, i negozi di articoli per mare, i pochi vacanzieri sulle strisce pedonali, i teli mare appesi fuori dalle case a due piani, le visioni rapide del lago tra gli scorci, le vele dei windsurf, ragazze sorridenti che escono di casa. Lasciatemi dire della natura madida di questo posto, i canneti che iniziano a divorare le spiagge e i villaggi, e dopo, la palude. La natura che si rivela, marcescenze e parassiti abitano le nostre essenze più vere e lì tutti siamo diretti. Il mio arrivo alla parte più nascosta del lago, prima di Keszthely, camminare in questa natura slava, fendere i canneti con le mani giunte, lungo la passerella di legno verso l’acqua stagnante, scoprire il lago a mollo nell’arancione e verde oliva e ocra dei tramonti d’estate.

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La parte del manico
periferie09
Scritto da Fabio Medda   
venerdì 29 gennaio 2010

Sa Presidente, alle privazioni ci si abitua. Sin da ragazzina ho dovuto tirare la cinghia anche se, a dire il vero, una cinghia nemmeno ce l’avevo. Abitavo con mia madre e mia sorella più piccola in un quartiere fiorente e gonfio di speranze e promesse soltanto per due mesi ogni cinque anni, durante le campagne elettorali.
Trenta metri quadri in tre. Mio padre lo ricordo appena, morì che avevo pochi anni.
Si viveva della sua pensione di operaio, a cui si aggiungevano pochi spiccioli per l’accompagnamento di mia madre, non vedente. Spesso stavamo al buio, per risparmiare e perché mia madre della luce non sapeva che farsene. Io e mia sorella studiavamo al lume di candela.

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Aletheia
periferie09
Scritto da Gianfranco Franchi   
giovedì 21 gennaio 2010

Ho camminato per il bosco, spoglio di vita, e ho camminato nel bosco perché non volevo più niente. L'eredità del mio passato era una catenina d'argento, al collo. Ho cominciato a disegnare con le mani forme nel vuoto: un piccolo sole, una falce di luna, le efelidi della mia donna, il muso del mio gatto. Il vuoto assomigliava al mio simbolismo semplice, all'allegoria della mia essenza – all'aspetto della mia minima, normale appartenenza.

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abbandono oblio deserto
periferie09
Scritto da Simone Rossi   
martedì 19 gennaio 2010

Nonno, ti volevo dire che vado a Bologna. Ho trovato questa stanza, un'altra, non quella del cane. Sono due mesi che mi faccio invitare a pranzo dalla nonna, mi alzo alle nove e non faccio colazione, così mi viene fame a mezzogiorno: passatelli in brodo, cotolette, pomodori in gratè, pesche sciroppate, susine sciroppate, una fetta di panettone che mi è rimasto lì da Natale. Caffè, divano, Famiglia Cristiana.
La nonna mangia a testa bassa, poi mi dice: Andiamo di là, devo misurarti un paio di pantaloni.

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Porco odio
periferie09
Scritto da Dario Falconi   
sabato 09 gennaio 2010

Gli mettevo la sufficienza. Mai per accondiscendenza fasulla, né per patetica commiserazione. Semplicemente perché la meritava. E lui soleva venirmi incontro incredulo a biascicarmi, tra varie volgarità e porchi odii, uno sfuggevole grazie. Lo riconosco, quel Grazie era il mio trionfo. Dentro di me stuole di bellissime ballerine brasiliane danzavano un samba tumultuoso.

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La possibilità di un bosco (in Sardegna)
periferie09
Scritto da Vanni Santoni   
giovedì 07 gennaio 2010

Quando a Viareggio era una giornata particolarmente tersa - accadeva più o meno una volta a estate - tutti gli adulti se ne stavano lì in spiaggia a dire, specialmente a noi bambini, "guarda! Si vede la Sardegna!" e in effetti qualcosa di solido all'orizzonte si vedeva. Io mi chiedevo soprattutto se anche i sardi fossero lì a dire "guarda! Si vede la Toscana" oppure ci vedevano sempre, con tutto che avevamo le Apuane, gli Appennini e la torre di Torre del Lago.

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La panchina
periferie09
Scritto da Tommaso Chimenti   
sabato 26 dicembre 2009

Le sterpaglie tra il palazzone e la panchina erano secche. Bruciate dal sole. Una volta l’anno venivano quelli del Comune a raderle al suolo, a tagliarle con il tosaerba elettrico con quell’odore fresco che si spandeva in aria che ti dava il senso della primavera, del cambiamento. Vedrai, diceva qualcuno. Ho visto. E non ho visto niente di nuovo. Né di buono.

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Paradise now
periferie09
Scritto da Marco Visinoni   
venerdì 18 dicembre 2009

Il giorno dopo incontro il capo. Non gli stringo la mano, lui non me la porge. Lungo le mie dita una melma informe di yogurt e frutta marcia. Il capo non ha espressione, ha due occhiali nei quali rifletto le mie pupille e mi vedo stantio, provengo anch’io dal cassonetto che sto toccando. Il capo come ogni mese ha un calendario scritto a mano sul coperchio di un cartone per la pizza. È l’unica occasione in cui ne vedo uno, nella testa scelgo sempre il nome di un ristorante e sono felice quando scopro di aver indovinato.

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