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Osservatorio
Alain de Benoist oltre l’opposizione destra/sinistra
Novità
Scritto da Stefano Sissa   
lunedì 22 marzo 2010

La ricerca metapolitica di Alain de Benoist va nella direzione di individuare un ambito specifico entro cui collocare la sua prospettiva di valore; ambito che non coincide più (anche se ha coinciso, in passato) con l’appartenenza ad un fronte politico preciso. Avendo distinto, a mo’ di presupposto della nostra ricerca, fra una «destra antropologica» e una «destra politica», che possono sì sovrapporsi, ma anche divergere, è interessante verificare quanto de Benoist possa porsi, ad esempio, su di un crinale caratterizzato dall’adesione ad una Weltanschauung di destra senza essere schierato politicamente con le forze di destra. De Benoist, in effetti, fin dagli anni ‘70, dichiarava che le sue idee si trovavano a destra, ma non erano necessariamente di destra. Vi è da dire, per il vero, che gli orientamenti espressi allora erano ancora piuttosto inequivocabilmente di destra, anche e sopratt utto in senso politico.
La sua produzione, però, ha mostrato, nel tempo, sviluppi molto interessanti, che ridefiniscono il suo quadro assiologico.

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Psicologia della decrescita
Novità
Scritto da Giuseppe Giaccio   
lunedì 08 marzo 2010

La malattia di cui soffre l’uomo contemporaneo, in particolare quello dei paesi sviluppati, e che si riverbera nella civiltà da lui creata, la cosiddetta civiltà occidentale, consiste in un’affezione del suo psichismo causata da uno squilibrio nelle relazioni tra l’Es, sede della vita pulsionale, il Super-io, sede della consapevolezza, e l’Io, che equilibra le altre due istanze, mettendole in un giusto rapporto col reale. Lo stato di salute si realizza quando l’Io riesce a svolgere correttamente la sua funzione di intermediazione. Allora, scrive Thibault Isabel, «abbiamo a che fare con un soggetto maturo, capace di adattarsi al suo ambiente e di comportarsi con fierezza, ma anche con modestia, a seconda dei casi […]; sul piano collettivo, questo atteggiamento determina lo sbocciare di una civiltà nel senso più nobile del termine (come nell’antica Grecia, nella Cina classica o nel Giappone medievale»[5]. Il predominio del Super-io coincide, a livello individuale, con una condizione nevrotica e, a livello collettivo, con una fase di iper-razionalità, di «escrescenza della ragione». Quando, infine, prevale l’Es, l’uomo è preda delle passioni, in balia di un perpetuo ondeggiare tra megalomania e depressione.

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E impariamo a contare le stelle
Novità
Scritto da Simone Olla   
lunedì 01 marzo 2010

La postmodernità è un’immensa rete che ha connesso il mondo interfacciando luoghi e persone fisicamente lontani, annullando spazio e tempo, dove l’orizzontale si manifesta in termini di possibilità politico-democratica garantendo l’accesso a informazioni che non provengano da giornali, radio o televisioni: il potere statale di emettere informazioni è sostituito da un (potenziale) potere individuale: l’uomo-massa finalmente libero (libero?) sperimenta la fusione tra medium caldi e medium freddi.

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Francia, sotto la bandiera niente
Novità
Scritto da Alain de Benoist   
lunedì 01 marzo 2010

Preso fra esigenze contraddittorie, il governo ha soprattutto voluto dare compensi a chi contestava il principio stesso del dibattito. Perciò s’è costantemente dedicato a ridurre l’«identità nazionale» ai «valori repubblicani» (laicità, difesa dei diritti dell’uomo ecc.), legati solo a un momento della storia francese e che propriamente nemmeno le appartengono più. Valori sconnessi da ogni filiazione che non sia ideologica, dove per la parola «patria» non c’è più spazio.
La manovra è fallita. L’opposizione di sinistra è rimasta sulle sue posizioni. L’opinione pubblica, all’inizio favorevole al dibattito, è stata profondamente delusa. E il Front national, esce rafforzato, anziché indebolito, dalla flagrante incapacità dei poteri pubblici di dare un minimo di sostanza al concetto d’identità nazionale.

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Fratellanza e progetto collettivo
Novità
Scritto da Alain de Benoist   
lunedì 15 febbraio 2010

Come la solidarietà (che la fratellanza supera, affermando anche un principio), la fratellanza replica a una situazione. S’afferma per opposizione. Dell’occupazione fa una resistenza, dell’umiliazione fa una fierezza. È dunque più dinamica. È anche più collettiva, più «popolare» dell’amicizia, che, col suo carattere elettivo, favorisce piuttosto il senso dell’élite. In tal senso Debray qualifica la fratellanza «sentimento moderno e democratico», sottolineando anche che la fratellanza non saprebbe definirsi come un puro sentimento, perché spesso è indissociabile dalla praxis, dall’azione («l’amicizia culla, la fratellanza scuote»).

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Moratoria sulla lagna della cultura di destra?
Novità
Scritto da Massimo Ciullo   
martedì 09 febbraio 2010

Fa specie che si lamenti di veder mescolati Céline, Baget Bozzo e Peppino De Filippo proprio chi, da anni, punta a stupire con effetti speciali, e spesso grotteschi, il mondo esterno per apparire simpatico e moderno, appropriandosi di tutto quello che gli capita a portata di mano. Non è stato proprio il trust di cervelli finiano a produrre la mozione dell’ultimo congresso di Alleanza nazionale, dove si dichiarava di riconoscersi in una ‘idealità italiana’ (chissà cosa sarà…) mantenuta viva – cito testualmente – da Guareschi, Longanesi, Flaiano, Calamandrei, Pannunzio, dal cinema di Fellini e Sergio Leone e dalla musica di Battisti, Mogol e Pavarotti?

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Cina: guerra e pace
Novità
Scritto da Romolo Gobbi   
lunedì 08 febbraio 2010

La visita ufficiale di Obama in Cina, nel novembre 2009, non ha ottenuto alcun risultato: "Obama voleva strappare un maggior impegno cinese in Afghanistan. Risposta picche. E, beninteso, voleva convincere i suoi interlocutori ad una meno rigida politica monetaria. Altra risposta picche...".

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Informazione? L'artificio di una simulazione
Novità
Scritto da Eduardo Zarelli   
lunedì 18 gennaio 2010

L’esplosione dei punti di informazione e opinione disponibili tramite il rizoma della rete moltiplica il pluralismo fino alla sua irrilevanza nella coscienza critica e, soprattutto, nella formazione reale dell’opinione pubblica generale. Così come la ridondanza industriale dei mezzi si rivela nella mancanza di fini, la quantità di informazioni e messaggi che transitano in rete tendono all’irrilevanza catatonica, in primis per mancanza di differenziazione e di gerarchia fra di essi.

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La rivincita del corpo dopo i trionfi del materialismo becero
Novità
Scritto da Francesco Lamendola   
lunedì 04 gennaio 2010

Dobbiamo imparare a liberarci dall’ossessione del giovanilismo e dell’estetismo plastificato, per riscoprire tutto il fascino degli anni che passano, delle rughe che compaiono, dei capelli bianchi che si diffondono, purché tutte queste cose siano parte di un corpo che ha conservato intatti i legami con l’anima. Solo a questa condizione l’età non più giovane, le rughe e i capelli bianchi possono essere affascinanti: non in se stessi, ma come parte di una persona affascinante, che porta con semplicità il proprio tempo anagrafico.

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Nazionalismo: fenomenologia e critica
Novità
Scritto da Alain de Benoist   
martedì 29 dicembre 2009

Il nazionalismo fa la sua comparsa assai spesso in circostanze che hanno a che vedere con lo stato d’eccezione nel senso in cui lo intende Carl Schmitt. Esso si prefigge di reagire contro una minaccia, reale o presunta, che peserebbe sull’identità collettiva e le impedirebbe di fondarsi o di esistere in quanto nazione. Il nazionalismo, ad esempio, si manifesta tanto a titolo di reazione contro un’occupazione straniera quanto in una situazione di colonizzazione, nel quadro di un regionalismo esasperato, ecc. La sua essenza è dunque conflittuale. Ha bisogno di un nemico, ma tale nemico può rivestire le più diverse forme. Da ciò discende la plasticità del nazionalismo, che nel corso della storia ha potuto rivelarsi tanto moderno quanto antimoderno, tanto intellettuale quanto popolare, tanto di destra quanto di sinistra. (Per tutto il XIX secolo, non dimentichiamolo, il nazionalismo è essenzialmente liberale e repubblicano).

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Perle ai liberisti del turismo
Novità
Scritto da Stefano Serafini   
lunedì 14 dicembre 2009

Stiamo parlando di un settore strategico per l’economia italiana, sul cui mantenimento si gioca buona parte della nostra ricchezza. Eppure, aggiungendosi al problema degli abusivi e dei disonesti (che riguarda purtroppo l’intero comparto turistico, dalla ristorazione ai trasporti), torna in Italia lo spettro del principio europeo della libera prestazione dei servizi (artt. 49 e 50 del Trattato CEE, e successivo Decreto Bersani), e il rischio che, nel Decreto di recepimento della Direttiva Europea 123, da approvarsi entro il 15 dicembre, le abilitazioni provinciali diventino automaticamente valide su tutto il territorio nazionale.

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Hippie e tradizione#2
Novità
Scritto da Giuseppe Gorlani   
martedì 08 dicembre 2009

È stato constatato come gli effetti delle droghe non siano oggettivi e costanti ma varino da soggetto a soggetto, da situazione a situazione. Persino l’intento con cui vengono assunte influisce profondamente sulle risposte che offrono. In pratica esse funzionano come amplificatori o stimolatori di potenzialità presenti nello sperimentatore; non possono cioè dare qualcosa che questi non abbia già, sebbene sopito. C’è chi vive l’esperienza con le sostanze psicotrope parlando di calcio o di trattori e chi, immergendosi negli imi della coscienza, accede a stati contemplativi o di anamnesi più o meno intensi. Evidentemente esse agiscono non soltanto a livello chimico sul corpo fisico dello sperimentatore, ma anche, e soprattutto, su quello sottile-energetico che sfugge ad analisi di tipo scientifico. Ecco perché nello Yoga e in altre discipline esoteriche è di fondamentale importanza avere conoscenza preliminare di una fisiologia o struttura sottile, esulante dal dominio della percezione densa, con centri di coscienza (cakra), canali conduttori di prana (nadi), ecc.; dedicarsi ad una simile indagine equivale a studiare una mappa.

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Globalizzazione e quarta teoria politica
Novità
Scritto da Alain de Benoist   
martedì 08 dicembre 2009

La riunificazione tedesca non fu superamento dei sistemi della Repubblica federale di Germania (Brd) e della Repubblica democratica tedesca (Ddr), ma assorbimento della Germania est nella Germania ovest. I tedeschi orientali divennero «occidentali». Passarono dalla Ddr, sotto influenza sovietica, alla Germania, sotto influenza «atlantica».
Annuncio dello sgretolarsi del sistema sovietico, la caduta del Muro di Berlino non segnò solo la fine del dopoguerra. Chiuse anche il XX secolo, il «secolo breve»: 1917-89 (la guerra del 1914 cambiò natura nel ’17, con la rivoluzione russa e l’entrata in guerra degli Stati Uniti). Più in generale, finì l’ampio vasto ciclo della modernità, cominciato dal Rinascimento. Dagli anni ’90 siamo nell’era postmoderna, non più nell’era degli Stati-nazione, ma in quella delle comunità, delle reti e dei grandi complessi continentali.

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Hippie e tradizione#1
Novità
Scritto da Giuseppe Gorlani   
lunedì 07 dicembre 2009

L’hippie prefigurato in William Blake, poeta e artista visionario, rappresentò per i giovani degli anni '60 e '70 un importante punto di riferimento. Il suo poema A Song of Liberty (“Un Canto di Libertà”) si conclude con il celebre verso: «For every thing that lives is Holy!», (“Poiché ogni cosa vivente è Sacra!”)[3]. Il punto focale attorno al quale ruota l’arte di Blake è la “libertà”; egli oppone l’era della legge a quella della libertà, la tigre all’agnello, la caduta nell’ipocrisia e nell’artificio all’innocenza originaria, l’Era dell’Oro. Allen Ginsberg si dichiara erede della sua «antica voce» e Theodore Roszak, nella sua polemica con la ratio tecnocratica, riducente l’uomo entro gli angusti confini della banalità quotidiana, si rifà in modo esplicito a Blake. Aldous Huxley titolò un suo libro The Doors of Perception, ispirandosi a A Memorable Fancy (“Memorabile Apparizione”): «If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is, infinite», (“Se si pulissero le porte della percezione, ogni cosa apparirebbe all’uomo come essa veramente è, infinita”).

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Il Club Bilderberg: un'introduzione
Archivio
Scritto da Daniel Estulin   
lunedì 30 novembre 2009

In oltre cinquanta anni di convegni non è stato mai consentito alla stampa di assistere, non sono state rilasciate dichiarazioni sulle conclusioni dei partecipanti, né è stata resa pubblica un’agenda di un convegno Bilderberg. I leader del “Gruppo Bilderberg” sostengono che questa discrezione è necessaria per permettere a quanti partecipano ai dibattiti di parlare liberamente, senza che le proprie dichiarazioni siano registrate o riportate pubblicamente. Altrimenti, affermano i membri del Bilderberg, sarebbero costretti a parlare nel linguaggio di un comunicato stampa. Senza dubbio, questa discrezione consente al “Gruppo Bilderberg” di deliberare più liberamente, ma in questo modo non si risponde alla domanda fondamentale: di che cosa parlano, in questi convegni, le persone più potenti del mondo?

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Si resta in Afghanistan per l'unità della Nato
Archivio
Scritto da Massimo Fini   
lunedì 30 novembre 2009

E così per ragioni di "faccia" e di "prestigio" continuiamo ad ammazzare, a migliaia, e decine di migliaia, uomini, donne, vecchi e bambini, ogni giorno (le notizie sulle morti in Afghanistan vengono pubblicate dai nostri giornali solo quando è coinvolto qualche italiano). Gente che vive a 5000 chilometri di distanza, che non ci ha fatto nulla di male e che mai che ne farebbe se non pretendessimo di stargli sulla testa. Per la verità una ragione seria, anche se sottaciuta, per restare in Afghanistan almeno gli americani che l’hanno. Perché se la Nato perde in Afghanistan si sfalda.

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