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Scriptorium mandaci i tuoi racconti ché se ci piacciono li pubblichiamo: redazioneopifice@gmail.com
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Sachs, l’anti-eroe miserabile |
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Scritto da Stenio Solinas
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martedì 31 gennaio 2012 |
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Nato nel 1906, a vent'anni è già qualcuno pur continuando a essere nessuno. È il discepolo di Cocteau, ha Maritain come padrino di battesimo quando abbandona Jahvè per Gesù, è amico di Max Jacob, fa parte di quelli di “Le boeuf sur le toit”, che non è un tanto un locale, quanto il concentrato dei pittori, dei romanzieri e degli intellettuali dell'epoca. Non ne ha ancora trenta che già fa parte del comitato di lettura di Gallimard, ne dirige una collana editoriale, è traduttore, ha scritto un primo, brutto libro. Tutto ciò che dopo morto gli verrà addebitato come abiezione, da vivo è una sorta di divertissement: si fa tagliare un abito talare da Chanel, perché, si sa, «il nero slancia e assottiglia, ci si vede belli» |
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Zeno, il grande seduttore che si fece passare per inetto |
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Scritto da Fabio Stassi
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giovedì 26 gennaio 2012 |
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Per anni mi sono imbattuto nella Coscienza come in un vecchio amico che si incontra per strada: poche parole, un rapido mulinellare di pagine sulle dita, e l’affetto e il disagio che sempre danno i ricordi dell’adolescenza. Più spesso ho fatto finta di non vederla: correvo avanti sugli stessi scaffali in cerca di un altro volume, la evitavo. Certo che non valeva la pena sapere che ne era stato, se poi ne avevo davvero intuito qualcosa, da ragazzo. |
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Diario di Bardo - Preludio |
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Scritto da Dario Falconi
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giovedì 19 gennaio 2012 |
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Contraffazione cerebrale, mistificante parodia di se stessi, attitudine all’adulazione, asociale ricatto del riscatto sociale, presa d’incoscienza, scienza della preda. Languivo in una cieca penombra, intravedevo cieli da segrete feritoie e, inconsapevolmente, aspiravo alla detenzione affinché il mistero dell’infinito non invadesse quell’eterea grazia, adombrandola attraverso la fatale incognita dell’essere. Essere reo o non essere reo? Questo è il problema. Amletilico vagheggiamento. Io sono nato. È quanto basta per essere colpevole. Per colpevolizzare l’Essere. |
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Scritto da Carlo Palizzi e Cugino Lubitch
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martedì 10 gennaio 2012 |
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Palizzi è in piedi davanti a un leggìo di ferro nero. Sul leggìo c'è un quaderno illuminato da un abat-jour pieghevole, uno di quegli oggettini di plastica a pile che si usano per leggere a letto. Seduto per terra, alla sua destra, praticamente ai suoi piedi, Lubitch sta a gambe incrociate dietro la chitarra. Davanti ha lo xylofono e l'ukulele e i cartelli tutto il resto, una candela enorme e chissà che altro. |
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Scritto da Dario Falconi
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mercoledì 21 dicembre 2011 |
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Oh tepore d'infinito scuoti il valico di nebbia che abbranca questo tempo vile Dammi ti prego apogei di grandezza |
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Questo modello politico non tollera l'intelligenza |
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Scritto da Alberto Masala e Laura Fois
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giovedì 15 dicembre 2011 |
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Se Serge Pey l’ha definito “uno fra i maggiori testimoni della poesia contemporanea”, perJack Hirschman è “un poeta dell’esortazione, un anarchico con coscienza di livello culturalmente internazionale, ed una produzione di tale ispirazione e tanto catalisticamente avanti da essere progenitrice come lo sono stati Antonin Artaud in Francia e Julian Beck con il Living Theater negli U.S.A”. Alberto Masala non ha certo bisogno di presentazioni se non fosse tanto acclamato internazionalmente quanto sconosciuto in patria. Restio a pubblicare libri (anche se alla fine l’hanno convinto), testardo cultore e difensore della poesia orale in quanto sardo. |
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italia: colpo di stato euroamericano |
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Scritto da decimo cirenaica
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venerdì 02 dicembre 2011 |
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andate, italiani, a riprendervi la sovranità. andate a rovesciare un governo che nessun cittadino ha votato. fatelo disubbidendo, sognando un destino comune, spegnendo il televisore; fatelo in pace o in armi, fatelo con la parola e con il forcone, ogni giorno fino a quando questo scempio politico euroamericano nei confronti dello stato nazione italia non smetterà di esistere. |
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Scritto da Giuseppe Gorlani
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mercoledì 30 novembre 2011 |
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Diecimila foglie d’amore non sono semplici parole, comprensibili suoni, concetti armoniosi, ghirlande, ornamenti... sono altro. Se non capisci non importa. Non si può capire; si può solo essere. E lo si può perché si È, ora e sempre. |
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Scritto da Alfio Génitron
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giovedì 24 novembre 2011 |
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Il Bar di Gerra è affrescato sui muri da visi deformati in lunghezza, picassi coi nasi di colore all'insù indossano calici di vino enormi sui quali è scritto il menù; scale di cartapesta scendono dal soffitto fino a toccare il pavimento, e dall'ingresso fino al bancone, per tutta la lunghezza del bar, sopra le teste dei clienti, sopra i tavolini del bar, i due bocchettoni del sistema di areazione sono diventati due linee di produzione o di montaggio o di controllo qualità, due linee di lavoro con pupazzi di operai senza occhi, senza bocca, senza espressione, con le mani piccole incollate su scatole vuote, alcuni suonano strumenti musicali, senza occhi senza dita senza espressione, altri non arrivano nemmeno a toccarla la macchina da scrivere che hanno davanti; ogni giorno nuovo c'è un oggetto di più dentro alla catena di produzione, opera di operai posata in occasione dell'apertura al pubblico del Bar di Gerra. |
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La nuova società tecnologico-informatica |
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Scritto da Dario Falconi
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martedì 15 novembre 2011 |
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La nuova società tecnologico-informatica ha imposto artificiose frenesie determinando una astiosa ostilità verso tutto ciò che implichi lentezza o, addirittura, la stasi (reato considerato dalla convenzione corrente più imperdonabile di un omicidio). Basti prendere in considerazione il biasimevole ruolo da disadattati che assumono all'interno di questa società i laureati in Lettere e in Filosofia (opinione, peraltro, largamente condivisa. Si sta andando via via incontro all'epurazione di queste facoltà che – considerazione ancora più allarmante – in un contesto siffatto risultano oggettivamente inutili). |
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Scritto da Savina Dolores Massa
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venerdì 11 novembre 2011 |
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Non ti imbiancare i capelli sotto le lune d’Africa non ammalarti il giocare del guardare ricorda che sotto ogni vergogna spiaggia l’onda che dentro ogni vulcano la vita ribolle pur nascosta che un faro non ha mai smesso di bruciare gli spicchi delle notti come quella volta ad Amalfi in fiamme di novembre. |
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la signora fratti, sassaroli e mia madre |
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Scritto da decimo cirenaica
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venerdì 04 novembre 2011 |
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La mia signora viveva da sola nel palazzo più alto a est, il Palazzo Fratti. Il giorno che precedette la sua morte chiesi alla signora Fratti se preferiva che dormissi con lei. Mi rispose brusca girandosi verso la finestra, pioveva da un cielo solo a tratti nuvoloso. Per tutta la malattia mi ero avvicinato lento alla sua volontà, come non avevo fatto con mia madre: la raggiungevo dove mi aspettava – nella sua camera, in terrazza, in biblioteca, nella sala rossa – seduta e pensierosa, truccata di profumi francesi, rossetto e orecchini; mi ordinava la colazione e il pranzo con quella voce di gola raschiata, strisciava lenta tenendosi al bastone fino a Piazza Mickiewicz, le lasciavo il braccio una volta seduta sulla panchina e mi sistemavo accanto, libero di ascoltare.
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Scritto da Mauro Tetti
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giovedì 27 ottobre 2011 |
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Le strade bucate sono fatte di carta spiegazzata. Si nascondono dentro i quartieri. Tutte parallele. Tutte bucate. Con una certa frenesia, le nuvole scivolano. La pioggia è fine di gocce, come spilli d'argento. La pioggia è fine, è orizzontale a forza di vento. Con una certa frenesia le nuvole corrono: un attimo è bianco sui tetti, un attimo dopo è cupo, un attimo dopo è nuovamente bianco. Questa volta il sole è radioattivo come all'alba dei tempi, come quella volta. |
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Scritto da Alessandro Ansuini
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venerdì 01 luglio 2011 |
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Ballerine gambe di cacciavite affondano nella terra Durante le loro piroette e restano inchiodate - Spirito rasato - sedute a tavola con le posate verticali Dietro teste divise da righe che le attraversano. |
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Difficile trovare la forma di muro |
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Scritto da Lorenzo Mari
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venerdì 17 giugno 2011 |
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Difficile trovare la forma di muro nelle cose, una volta imparato il corso del fiume, una volta capito che lasciarsi andare è lasciarsi brillare |
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Scritto da Alfio Génitron
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mercoledì 15 giugno 2011 |
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Il sabato pomeriggio nell'area del centro polifunzionale Le Vele sistemato nella prima cintura di Cagliari, nei territori di Quartu Sant’Elena e Quartucciu, le mamme spingono carrozzine, i papà carrelli pienissimi, i ragazzini mangiano gelati al pistacchio e quando hanno finito si rincorrono in galleria, quelli più grandi si baciano davanti alle vetrine dei negozi, poi ci sono i giochi coi gettoni per i più piccoli, esposizioni di quadri e ceramiche e legno lavorato a mano, a volte concerti e presentazioni di libri, balli di gruppo, spettacoli, tornei di Risiko e corsi di cucito. |
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Conversazione con Luca Dipierro |
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Scritto da Claudio Morandini e Luca Dipierro
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venerdì 10 giugno 2011 |
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Luca Dipierro, artista visivo, scrittore e filmmaker nato in Italia e oggi residente negli Stati Uniti, ha appena pubblicato con Madcap Collective Biscotti neri, un libro di racconti che sin dalla copertina sono definiti “finzioni”. È un libro piccolo, che nell’impaginazione e nella grafica ricorda piuttosto un volume di poesia – effetto voluto, perché la lingua di queste pagine ha una densità che appartiene più alla ricerca poetica che agli inevitabili compromessi della narrativa. |
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Scritto da Massimiliano Città
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venerdì 27 maggio 2011 |
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Credevano di essere degli dei, loro. Credevano che tutto gli fosse concesso. E non facevano altro che atteggiarsi. Mossettine e pettinature da idioti. Questo riuscivano a mettere insieme e null'altro. Eppure inchiostri a palate su quel gruppo, sulle rinnovate, sperimentali e ardite rivoluzioni sonore e cazzate d'altro tipo, questo scrivevano. Senza nessuno che fosse in grado di rendersi conto della verità. Sono i giornali che costruiscono i fenomeni. Ve lo dico io. |
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Scritto da Dario Falconi
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domenica 22 maggio 2011 |
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Esilio, volontario! Ordina il superiore. E tu obbedisci perché non sai far altro: militare tra i disertori. |
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dialoghi opificisti sul tema (del voto) |
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Scritto da Joquime Orez de La Piquerra
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venerdì 20 maggio 2011 |
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Al voto! Almeno due mesi prima te li ritrovi coi faccioni non ancora ingialliti sulle strade dello schermo in cucina, te li ritrovi al cesso nel giornale da leggere seduto comodo, te li ritrovi imbucati dalla celere posta. Almeno due mesi prima, te li ritrovi. Ma è già passato un mese e non hai ancora ascoltato le strade di rumori nello schermo di cucina: dentro macchine chiavi in mano c'è la musica del voto: al voto! si vota! si votino tutti! |
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Scritto da Darìo Polonara
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mercoledì 18 maggio 2011 |
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È necessario premettere che un tempo ero un uomo di pace innata. In generale odiavo più di quanto amassi, questo sì, come tutte le persone, ma mai in vita mia avevo picchiato né ero stato picchiato da qualcuno. Da bambino mi ero reso conto che la violenza fisica non faceva per me, pensavo che fosse assurdo ferire o essere ferito, che non ci fosse alcun conflitto che non si potesse risolvere a parole. Ad esempio, che senso aveva dare uno schiaffo ad un bambino perché pensava e diceva che ero un idiota, se in ogni caso avrebbe continuato a pensarlo e a dirlo? In seguito, durante la giovinezza, mi resi conto che alcuni tipi di violenza sono giustificabili, perfino ragionevoli, soprattutto quando la compiono coloro che sono oppressi dalla società. In sintesi: nessuno che mi avesse conosciuto in precedenza avrebbe potuto dire che ero una persona violenta. Nessuno. |
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Scritto da Dario Falconi
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giovedì 12 maggio 2011 |
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Ecco, sono decisamente breve. Siamo in tempi di Salone del libro e allora mi andava di condividere con voi una riflessione che da molto tempo alimenta la mia arrendevolezza sullo stato di salute, e intorno a eventuali ipotesi di guarigione, del nostro odiosamato paese. Come sapete (o immaginate) ci sono in Cina molti libri sottoposti a censura. |
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Mia figlia follia allontanata dalla classe |
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Scritto da Savina Dolores Massa
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giovedì 05 maggio 2011 |
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In un’ora qualunque del principio dell’anno che scorre, ricevetti una telefonata. Signora Massa?, Sì, risposi, un po’ stranita e preoccupata. Mi chiamano tutti Savina quelli che mi telefonano. La voce d’uomo proseguì, Sarebbe disposta a partecipare ad una Rassegna Letteraria che sto organizzando nella provincia di Olbia?, Volentieri, fu la mia risposta, Bene, le comunicherò più avanti i dettagli. Questo avvenne. |
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Scritto da Redazione
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giovedì 28 aprile 2011 |
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Scritto da Dario Falconi
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domenica 24 aprile 2011 |
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Riprendo. Mi riprendo. Questo luogo di parola muta. Cambia, si rinnova. Parola muta e visione sorda, frastornante come muta di cani, cieca, abba(gl)iante come questo cielo di pietra pechinese attraverso il quale s'intravede una impenetrabilità che disegna abissi oceanici e una muta, appunto, per sprofondarvicisi. |
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Scritto da Decimo Cirenaica
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giovedì 14 aprile 2011 |
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ah, ci sono le elezioni a bologna e io voto per la decrescita. (e già lo so che mi dirai che le elezioni non si vincono con la decrescita, ma io voto lo stesso per la decrescita.) quando? mi dirai. per le elezioni a bologna, ti risponderò. d'accordo, mi dirai, votiamo per la decrescita. |
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L’eroismo di un bamboccione |
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Scritto da Massimiliano Parente
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venerdì 25 marzo 2011 |
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«Ameni inganni» è la storia di un buono a nulla il quale, sapendo di esserlo, sopravvive a se stesso Se il ministro Padoa Schioppa se ne uscì con il brutto epiteto di «bamboccioni», se la Melandri o la Borromeo o la Biancofiore, con le quali mi sono ritrovato intrappolato nella trasmissione Exit di Ilaria D’Amico (e avrei voluto avere solo dei tappi per le orecchie per non ascoltarle o dei tappi da damigiana adatti alle damigelle per farle tacere), sull’argomento avrebbero attaccato il solito monologo politico di destra o di sinistra o di niente, Giuseppe Culicchia sul bamboccione zitto zitto ha scritto un bel romanzo che si intitola Ameni inganni (Mondadori, pagg. 211, euro 18). Attenzione: non è sociologia facile postmarxista in forma narrativa, non è, per esempio, Nicola Lagioia, che tra un discorso sull’Occidente e Blade Runner avrebbe citato Adorno e Pasolini per dimostrare di essere un intellettuale impegnato. |
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Peter Russel. This is not my hour |
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Scritto da Leonello Rabatti
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mercoledì 23 marzo 2011 |
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Il pressoché totale silenzio della critica, successivo alla scomparsa del poeta, certo conferma come la volontaria marginalità della vicenda di Peter Russell renda oltremodo difficoltosa la valorizzazione della sua figura ed opera, in questi nostri clamorosi tempi massmediatici. Si deve al coraggioso impegno editoriale di Gilberto Gavioli ed alle sue Edizioni del Foglio Clandestino, se il prolungato silenzio sull’opera del poeta inglese viene finalmente interrotto. |
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Ocampo e Drieu La Rochelle, quando l’amore è troppo intelligente |
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Scritto da Stenio Solinas
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venerdì 18 marzo 2011 |
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Dalla corrispondenza, durata quindici anni, fra la Ocampo e Drieu La Rochelle emergono due mondi, due culture, due caratteri. Così il sentimento che li legò fu qualcosa di più e di meno di una vera passione. L’anno in cui si incontrarono, il 1928, Victoria Ocampo era una bella e ricca argentina non ancora quarantenne, sposata, ma di fatto separata e con un unico grande amore alle spalle, e Pierre Drieu La Rochelle un brillante trentacinquenne senza lavoro fisso, al secondo e già fallito matrimonio, con molte avventure sentimentali dietro di lui. |
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L'eleganza del disincanto |
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Scritto da Stenio Solinas
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venerdì 11 marzo 2011 |
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Nella foto che Henri Cartier-Bresson scattò nel 1952 all’allora ottantenne Paul Léautaud, c’è un concentrato di storia e di memoria. Il vecchio signore che si offre alla macchina fotografica senza degnarla di uno sguardo indossa gli abiti lisi e fuori moda degni di un barbone, se a nobilitarli non ci fosse un tocco di civetteria: un foulard annodato negligentemente intorno al collo, la catena dell’orologio che attraversa il gilet da un occhiello a una tasca, un cappello che mostra l’usura del tempo, ma anche la cura che nel tempo gli è stata riservata, la strisca di velluto che lo circonda lucida e ben spazzolata. Seduto su una sedia da giardino, il bastone da passeggio in grembo, gli occhi chiusi per riposare una vista che andava sempre più declinando, ciò che colpisce in quel corpo minuto, fragile all’apparenza, sono le mani: grandi, nodose. |
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gerardo e la signora arrivederci |
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Scritto da Alfio Génitron
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lunedì 07 marzo 2011 |
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Gerardo apre la porta della cabina 112, sul ponte Aurora. Il pavimento è di velluto blu; i suoi passi – dopo aver acceso la luce – non fanno rumore quando si dirigono verso il letto con la testiera a prua; se dovesse avere freddo – gli hanno detto alla reception – se dovesse avere freddo troverà una coperta nell'armadio. Gerardo, posata la valigia al centro della stanza, è la prima cosa che ha fatto, guardare se dentro l'armadio ci fosse la coperta; rassicurato dalla vista di questa si è disteso sul letto e ha liberato i piedi dalle scarpe bloccando le mani dietro la nuca, ha chiuso gli occhi qualche minuto, ha sentito la voce del comandante uscire dal soffitto della cabina: la voce ha salutato i passeggeri presenti nella nave diretta a Tangeri via Cagliari, informandoli dell'avvenuta chiusura delle sale d'imbarco. |
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Le bugie hanno le gambe corte, ma vedeste che caviglie |
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Scritto da Fabrizio Gabrielli
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venerdì 04 marzo 2011 |
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E poi niente: penserete sia una sciocca. No, dico, crederete mica non gli abbia dato peso quando m’ha detto, [espressione stizzita] e dovevate vederlo come succhiava ogni lettera, neanche fosse di glucosio, con quel sorriso d’accondiscendenza caritatevole che s’incastra in faccia agl’uomini che vogliono farmi fessa ed io lì che sciocchèrrima ci casco ogni volta, [torna seriosa] no, dico, crederete mica non gl’abbia dato peso quando m’ha detto sai dove la cercava, Céline, la bellezza delle donne?: nelle caviglie. E poi niente: m’ha guardato le caviglie. |
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terra di confine [estratto] |
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Scritto da Decimo Cirenaica
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venerdì 25 febbraio 2011 |
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Parliamo di queste campagne: non trovate siano troppo silenziose? Qual è stato il punto di non ritorno, quale il momento in cui l'equilibrio è andato in mille pezzi, dov'è la chimica che avrebbe potuto e magari dovuto sorridere davanti alla camera, e le bestie liberate senza una lettera di commiato, dov'è il tessile che rende liberi dalle punture bastarde che mi stanno rovinando le arance, dove sono le macchine che devo respirare? «Industria.» «Troppo facile sostenere la sua imposizione.» «La lingua è un atto politico.» |
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altri sono solo delle uova |
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Scritto da simone rossi
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venerdì 18 febbraio 2011 |
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Quando piove a New York è come in quella battuta di Taxi Driver, Un giorno verrà giù una pioggia come si deve e laverà via tutto lo schifo da queste strade. Solo che non succede mai: piove, e basta. Tutto acquista questo aspetto lucido, brillante, come se fosse stato appena verniciato, ma non è che ti senti più pulito, quando piove. Comunque mi piace la pioggia. La uso spesso come immagine, è bello quello che succede alla gente quando piove, è come se stessero sempre a urlare Emergenza!, non riescono mai a controllarla, in un certo senso è rassicurante. C’è da dire che non porto mai ombrelli, mi sento un cretino con un ombrello in mano. |
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Scritto da Girolamo Lanzafame
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giovedì 17 febbraio 2011 |
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il nostro è un falso movimento il nostro luogo è altrove soffriamo di alterità cronica siamo diversamente contestualizzabili fuori sincrono siamo [...]
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ma quelle poche le prendo tutte |
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Scritto da simone rossi
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venerdì 04 febbraio 2011 |
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Non so cosa mi faccia piangere. Una volta ero lì che guardavo Bugs Bunny e una tartarughina si è presa una mazzata in testa con una clava e mi sono venuti i brividi. I documentari dove i leoni sbranano le gazzelle: nemmeno quelli riesco a guardarli. Credo che per piangere mi basti una storia triste, anche solo Via col vento. L’avrò visto 15 volte quel film: c’è dentro tanta di quella libertà perduta che fa quasi male. |
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Scritto da Marialuisa Fascì Spurio
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venerdì 07 gennaio 2011 |
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Se fossi un uomo mi innamorerei di lei. La guardo, guardo ogni piccolo dettaglio e me ne convinco. Se fossi un uomo mi innamorerei di lei. Piccola, debole, le mani dolci, gli occhi chiare lune, la stanchezza dei movimenti, la cassiera del supermercato con i capelli mossi. È bella, è vuota. È bella perché assolutamente vuota. È questo che la rende più bella: non esiste. Ride, una smorfietta, quella vocina stridula e fastidiosa. Sì, sei una donna. |
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Scritto da dogonreview.org
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mercoledì 05 gennaio 2011 |
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NOTIZIE SEMPRE NUOVE RIPETONO L’ETERNE. D’un solo istante si piegano i millenni, ciò che è stato è e sarà, da sempre. Come a dire che la vita per rigenerarsi necessita della morte e questa di quella. Infinite sono le vicissitudini di tali baldracche, ma una sola è la loro danza. Il mondo è la sua copertura. download WOM n. 5 |
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Archivio 2010
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Scritto da Simone Belfiori
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venerdì 31 dicembre 2010 |
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Tacete, voi adorabili stronzi. Tutti quanti insieme. Non c’è nulla che potete cambiare. Avete perso il vostro tempo, lo avete perso da tanti anni. Siamo arrivati al punto di non ritorno. E voi altri, che in buona fede dispensate ovvietà, tacete!
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Archivio 2010
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Scritto da dogonreview.org
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giovedì 02 dicembre 2010 |
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Non esiste una società senza l’opinione. L’opinione è il collante degli individui. Fornisce ad essi ciò di cui parlare, e più importante ancora, fornisce loro dei nemici e amici comuni. Allarmanti giungono in Europa e America le notizie sui pestaggi e le rivolte in Iran, ma molto meno risalto prendono quelle, non certo dissimili (sempre di manganeli e sbirri si tratta) , in Europa. Quando la repressione di una manifestazione di belanti supporter dell’opposizione di Stato scende nelle strade, ecco che le pattuglie in massa s’assiepano in armi. Ma se il pestaggio avviene in Iran allora sono “atti illeciti”, “chiari segni di intolleranza”, “il male” ecc, mentre quando lo stesso avviene in Europa, sono dei tafferugli che hanno degenerato, i quali vengono paternalisticamente redarguiti dal ministro di turno che si premura, alla tv, di lanciare la sua costernazione e ricordare come lo Stato (che ora ormai diventa sempre più Il Governo) abbia sempre lavorato per il meglio (ed infatti i manganelli e i fumogeni in dotazione, hanno funzionato a perfezione). |
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Archivio 2010
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Scritto da Alfio Génitron
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venerdì 26 novembre 2010 |
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Davide C. fa ridere il primo quarto d'ora, poi diventa insopportabile. Questo è quello che pensa Fulco del suo responsabile; pensa anche altre cattiverie che riguardano l'aspetto fisico di Davide o i suoi rapporti con le donne. Qualche tempo fa, suo fratello Plaugo, in risposta alle insinuazioni su Davide C., gli avrebbe detto: «Fulco, ma cosa stai dicendo?» |
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Archivio 2010
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Scritto da Dario Falconi
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mercoledì 24 novembre 2010 |
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Charles Dickens diceva d'essere soggetto a sbalzi d'umore pazzeschi. Passava da una disperazione immobilizzante ad una furiosa allegria. Mi rimase profondamente impressa questa sua espressione. Furiosa Allegria. Ecco, è il medesimo stato d'animo che avverto io in questo momento.
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Dialogo tra la Dolce Guo ed il Disilluso Hu |
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Archivio 2010
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Scritto da Dario Falconi
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venerdì 19 novembre 2010 |
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La dolce Guo: (Piangendo) Io ti amo! Il Disilluso Hu: Mi dispiace Dolce Guo, ma io non ti amo più. La Dolce Guo: Cosa ho sbagliato? Il disilluso Hu: Tu non mi credi mai. Non ti fidi di me. La dolce Guo: Quando è successo questo? Dimmelo? |
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Archivio 2010
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Scritto da Dogon
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venerdì 12 novembre 2010 |
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Ovunque la dolce voce dell’imbonitore ritardava la lezione di lingua che bisbiglia sotto tutti i vostri cuscini “Illustra ogni tipo di masturbazione e onanismo. Ne hanno sopratutto bisogno i giovani” sbiaditi genitali color seppia nel cassetto di un salone per tatuaggi carta argentea nel vento suoni sfilacciati di una città lontana tirano i risvolti dei pantaloni che passano sventolando preservativi pieni di sborra. |
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Intorno a Gabriel Matzneff |
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Archivio 2010
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Scritto da Stenio Solinas
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giovedì 04 novembre 2010 |
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Les Émiles de Gab la Rafale (Léo Scheer, pagg. 364, euro 20) è il titolo dell’ultimo libro di Gabriel Matzneff e rimanda al soprannome che i suoi commilitoni gli diedero quando era sotto le armi. Rafale in francese vuol dire raffica, sventagliata, e come tiratore Gab era imbattibile: «A 200 metri mettevo una pallottola nel culo di una mosca». Emile sta invece per e-mail, termine anglosassone che Matzneff non ama. Nel chiamare così la sua posta elettronica, quest’ultima ha anche il merito di ricordare il nome di battesimo di Cioran, che di Matzneff fu amico e lettore, e di Littré, il celebre lessicografo al cui amore per la lingua francese Matzneff è debitore. |
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Archivio 2010
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Scritto da Dogon
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lunedì 01 novembre 2010 |
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La nostra artiglieria riprende fiato e sparge il terrore tra le riserve nemiche, si espugna fronte su fronte.
È questo un giornale che si colloca accanto ai più belli, ai più impressionanti giornali sull’attuale guerra! |
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Piccoli capitoli di un nuovo giorno |
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Archivio 2010
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Scritto da Crystal Pixie Nwankwonta
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giovedì 21 ottobre 2010 |
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Guardami. Ossa, pelle, anima. Io sono una donna. Sguardo, sorriso, capelli. Io sono colei che tu devi essere. Madre, figlia, sposa. Guardati. Luna, stelle, piuma. Tu sei quello che sei, creatura meravigliosa e perfetta. Terra, sogno, albero. Respira quest'aria e renditi conto di cosa hai perduto nel tempo. Nuvole, gioia, cioccolata. Guarda le tue mani, le vedi sporche? |
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Archivio 2010
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Scritto da Dogon
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sabato 16 ottobre 2010 |
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L’informazione ci fornisce una lettura delle cose, rapportandoci a tutto ciò che è, tutto ciò che riguarda il tempo, i fenomeni che infestano le coscienze. Il mondo è la sua copertura: le cose che accadono al di sopra delle parole tacciono, sommerse dal frastuono delle parole che forniscono la loro fattuale realtà. |
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Archivio 2010
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Scritto da Valerio Zecchini
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venerdì 15 ottobre 2010 |
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Spiaggia nudista di Sitges, cinquanta chilometri a sud di Barcellona; ovvero una delle tre cale che costituiscono questo baluardo del cosiddetto naturismo. Sono le tre di un pomeriggio di agosto di vent'anni fa, sole battente. Nudo come un ramarro cerco inutilmente di continuare a leggere Céline ma è dura tenere gli occhi aperti, il duello con l'implacabile palla di fuoco è estenuante e sudo come un boia alla sua prima esecuzione, ma l'abbronzatura bisogna pur guadagnarsela. |
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Archivio 2010
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Scritto da Dario Falconi
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giovedì 14 ottobre 2010 |
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Libertà = Libertà di espressione + Libertà di pensiero Esprimersi liberamente non è = Pensare liberamente |
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