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Regia: Richard Kelly Interpreti: Jake Gyllenhall, Patrick Swayze, Drew Barrymore, Maggie Gyllenhall Produzione: USA, 2001, In Italia: Novembre 2004 Durata: 108 minuti Si riaccendono le luci in sala ed il mondo, le emozioni, le paure, gli incubi di Donnie Darko ti hanno lentamente travolto costringendoti a fare i conti con inedite prospettive e visioni di vita che credevi inimmaginabili. È la potenza del debutto cinematografico del regista americano Richard Kelly realizzato nel 2001, che un sotterraneo ma incessante tamtam (il web ha fatto la parte da leone!) ha trasformato in un vero film cult, nonostante diverse traversie distributive attinenti a problematiche contingenze storiche e temporali sembrarono decretarne l’insuccesso (il film in America uscì poco dopo l’11 Settembre). È arduo riuscire a raccontare dell’intrigante e sconvolgente trama di Donnie Darko, film che volutamente sfugge a qualsiasi classificazione di genere (thriller soprannaturale? Sci-fiction? Horror? Apologo moralistico travestito da film giovanilistico?) e che in un ambizioso e riuscito mix di umori, colori, visioni e prospettive si rivela come una delle più illuminanti e scioccanti fotografie sul sistema di vita americano. Lo spietato e cinico ritratto di una società sull’orlo del baratro fa da sfondo ad una favola avveniristica sui viaggi nel tempo concatenata ad una storia d’amore adolescenziale, pura ed assoluta. Alla vigilia delle elezioni presidenziali che vedevano contrapposti Dukakis e Bush senior, Donnie Darko muove i primi incerti e risoluti passi di vita, mentre nella sua scuola si sperimentano lezioni di ottimismo del nuovo guru di turno e i rivoli più stretti e lontani della società americana sono ricondotti nelle vicine e facili sponde che delimitano l’amore e la paura. Donnie Darko si presenta al mondo adulto come il peccatore da educare: è troppo diverso, non si riconosce nei ritmi e nelle angosce del mondo moderno, non è integrato e quindi non ha paura. La guerra fredda è ormai agli sgoccioli, ma questa piccolissima fetta d’America ha paura e va educata all’amore. I problemi di sonnambulismo di Donnie Darko, così come le sue turbe psichiche, le allucinazioni o l’insofferenza nei confronti di una società, quella americana, che tende a banalizzare l’esistenza umana, lo portano a convivere con una dose quotidiana di psicofarmaci e a chiacchierare sotto ipnosi con la sua psicanalista. Ma è tutto frutto della sua immaginazione o è invece una scioccante realtà il terrificante mondo che lo circonda? Una fantasia tipica degli anni '80 abbruttita dalla cultura pop, dagli eccessi materialistici, dal fondamentalismo, da un cinismo ed individualismo prevaricante e dall’ipocrisia dilagante? Infinite possono essere le risposte ed interpretazioni che ogni singolo spettatore darà alla storia di Donnie Darko (e questo era nelle intenzioni dell’autore!), tutti però concordi nell’aver assistito ad uno dei più promettenti e fortemente originali debutti della recente cinematografia americana. Supportato da un cast d’attori strepitoso e perfetto in ogni singolo ruolo (Jake Gyllenhall/Donnie, Jena Malone/la sua amata, Mary McDonnell/la madre iper wasp, Katharine Ross/la psicologa, Patrick Swayze/il guru, Drew Barrymore/la professoressa alternativa) e coadiuvato da un cast tecnico che è riuscito nell’impresa di rendere l’aspetto fantascientifico della storia in modo realistico, Kelly ha diretto così il suo American Beauty speciale e folgorante, impreziosito da una geniale fusione di elementi che fanno della sua opera prima un’esperienza visiva, emozionale ed intellettuale veramente unica, illuminata da una regia bellissima e visionaria, che si sofferma con leggerezza ed eleganza su altri protagonisti del film, mostrandoci il lato oscuro che alberga in ognuno di noi. La capacità di Kelly di ridare un senso alle immagini, rendendole indipendenti dalla parola, è una delle maggiori sorprese di questo film; una tra le tante. Donnie, ha la colpa di mostrare il suo lato nero (Dark/o), in un mondo che invece lo nasconde, incapace di guardare oltre l’apparenza. Nonostante gli attacchi massicci del sistema, allineato e coperto nel demonizzare la sua diversità, indicandogli i rimedi (analisi e medicine), Donnie Darko resiste e reagisce, vuole capire, seminare scomode domande e vivere di dubbi… La schizofrenia di Donnie diventa così il modo migliore per fuggire dalla follia della normalità e dei luoghi comuni; nella ricerca “dell’universo tangente” è celato il mistero di un film colto, raffinato, elegante che mette in guardia sulle derive del mondo odierno. |