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Strumentalizzare la paura
Scritto da Giovanni Curreli   
martedì 18 gennaio 2005

«Guarda che se non mangi arriva l’uomo nero…»
L’utilizzo di figure spaventose come l’uomo nero è tipico del genitore esasperato nel vedere il proprio figlio rifiutare categoricamente la pappa. In questo caso il genitore fa leva sull’ingenuità del bambino che non ha gli elementi per decidere da solo se ciò che gli è stato detto è vero o meno; nel dubbio, crede e obbedisce, facendo così ciò che gli è possibile per liberarsi dalle tetre fantasie che lo spaventano.
Allo stesso modo, da sempre, chi ha in mano il potere, è ricorso nell’esercitarlo all’ utilizzo di simili mezzi per tenere a bada le grandi e ingenue masse che, al pari del bambino, non hanno gli elementi per considerare qualcosa che appare così tremendamente vero, visto che tutti ne parlano e tutti ne sembrano davvero spaventati.
La Chiesa, i totalitarismi del '900, in tanti  hanno governato anche per mezzo del terrore utilizzando la paura come risorsa a proprio favore, facendo accettare politiche che altrimenti sarebbero state ben più difficili da far digerire.
Una volta era il Dio vendicativo che puniva chi non seguiva la strada della “giustezza” e questo timore si propagava tra le diverse generazioni con la tradizione orale, ora invece è molto più facile: veniamo bombardati dai vari mass-media che annunciano ad ogni ora i pericoli cui siamo continuamente esposti, ed oggigiorno i pericoli sono molti di più, mica uno solo: stupratori, ladri, terroristi. I “terroristi”, queste malvagie creature di Satana che minacciano la nostra esistenza in ogni momento della nostra vita, possono colpirci quando vogliono e come vogliono. Si lanciano sopra di noi con un aereo, ci mettono del veleno nell’acqua, ci spediscono l’antrace per posta. Oh Dio mio, già lo vedo il “terrorista”, seduto nella sua scrivania a spedirmi lettere di morte senza nemmeno scomodarsi tanto.
Ma cosa può fare la brava e povera gente davanti a una minaccia così grande se non rifugiarsi in chi questa minaccia dice di poterla sconfiggere? Come può l’ultima delle massaie dubitare della veridicità di alcune affermazioni quando la TV lo dice e lo ripete ogni santo giorno?
Ci affidiamo così alle parole di chi sostiene di poter sconfiggere il male che ci attanaglia, un male che è stato creato ad arte proprio per poter meglio vegliare su di noi, inconsapevoli pedine che non si pongono nemmeno il dubbio se quel male esista o meno, se sia davvero così pericoloso, perché dovrebbe riguardare proprio noi.
Naturalmente chi ha questa capacità di proteggerci è chi ha in mano il potere politico: allora siamo anche disposti a privarci di fette della nostra libertà pur di non rinunciare alla nostra sicurezza. Dall’ 11 Settembre in poi abbiamo assistito ad un esponenziale aumento dei poteri di controllo dei governi sulla popolazione; il Patriot Act è il più evidente risultato, ma purtroppo non il solo, di una società terrorizzata che si mette a nudo davanti ai propri governanti pur di avere assicurata l’incolumità fisica.
La nostra paura viene tenuta costantemente viva al fine di poter portare avanti il l’interesse di una piccola cerchia di persone che della nostra sicurezza se ne interessano come il tennista della macrobiotica, e intanto mascherano le proprie magagne dietro le battaglie della comunità.
Troppe volte ci siamo sentiti dire quanto fosse giusto, necessario ed inevitabile andare ad Oriente a ristabilire ordine, legalità e democrazia in Paesi che fin poco tempo fa ignoravamo e valutavamo come  i più anonimi al mondo; Paesi che ora sembrano essere la più grande minaccia verso la nostra civiltà mentre invece non sono altro che una minaccia per i piani di espansione di qualche gruppo economico.
Ed ancora, il nostro sentimento d’ansia viene ulteriormente strumentalizzato con la precisa identificazione e la successiva demonizzazione del nemico. L’uomo, infatti, ha spesso paura di ciò che non può riconoscere: la paura dell’ignoto è forse la paura più ancestrale che l’uomo porta con sé nella sua lunga storia; con l’identificazione del nemico di cui avere timore questo pericolo viene circoscritto e in un certo senso se ne diminuisce la portata. Con la successiva demonizzazione del nemico, con la propaganda partigiana del “Io sono nel Giusto e chi non è con me è contro di me”, con l’attuale considerazione dell’ avversario come il Diavolo, l’ansia diventa odio ed anch’esso viene utilizzato come energia per portare avanti delle battaglie che non ci riguardano. Siamo convinti di andare a combattere contro l’incarnazione del Male e non ci poniamo nessun problema di coscienza perché pensiamo di eliminare un nemico dell’umanità, ci sentiamo monaci-combattenti  che non devono pentirsi davanti alle atrocità che commettono perché non le commettono per pura crudeltà, ma in difesa di sacri valori come la “Libertà”.
Così quella che inizialmente era paura, prima è stata utilizzata per controllarci e tenerci in ordine e poi è stata ulteriormente impiegata per darci quel coraggio che ci permette di andare in prima linea a combattere contro nemici immaginari che contribuiamo a rendere sempre meno invisibili.
Non ci decidiamo a crescere, abbiamo ancora paura dell’uomo nero, ma questa volta ingoiare controvoglia quel boccone amaro di pappa non ci porterà conforto, piuttosto ci porterà via porzioni di libertà unitamente al rischio di compromettere davvero la nostra incolumità. A quel punto il boccone sarà ancora più duro da digerire.

 
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