Oh tepore d'infinito scuoti il valico di nebbia che abbranca questo tempo vile
Dammi ti prego apogei di grandezza
Luce! (se comunque cieca è la mia strada) Che sia la luce ad abbacinare i miei orizzonti e non la miserabile tenebra che tutto infonde di minacciose ombre
Salti nel buio solo chi tema l'essere veduto
Pochezza istrionica di un attore che si nasconda per la paura dell'essere da altri nascosto
Si faccia finalmente chiarezza che il palcoscenico vibri della mia nuda essenza
Il teatro è deserto Il teatro è deserto Il teatro è deserto
Un uomo che urla nel deserto è teatrale
Io sono quell'uomo
Io urlo nel deserto con le braccia distese come chi camminasse solo per non cadere
per non cadere solo
nel pozzo nero maleodorante petrolio infame che tutto arde
Preferisco aspettare
-magnifico frastornante struggente miraggio-
l'incantevole apparizione d'un altro superstite
dissetarmi
-furiosa incontenibile memorabile riconoscenza-
alla sua esile borraccia
[Meraviglia d'esser vivo e dire grazie, grazie, grazie a te vivo! No, grazie a te sono vivo ma grazie a te vivo!]
Piuttosto che sguazzare
orridamente pago
nella mia torbida poltiglia
diffidando sempre che l'onestà millanti ipocrite scaltrezze cinismo impiegatizio di chi si laceri al realistico terrore che gli altri siano (e già questo li inibisce) che gli altri siano esattamente come lui
Il deserto è teatro
il giorno lentamente muore un bagliore che della vivida luce ha soltanto una flebile eco m'allerta: la notte è prossima e con essa il gelo la ragione del più forte la mia penosa resa
Arriva presto! (quanto tempo ancora avrò voglia di aspettarti?)