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Autore: Kirkpatrick Sale Titolo: Ribelli al futuro. I luddisti e la loro guerra alla rivoluzione industriale Edizioni: Arianna editrice, Casalecchio (BO), 2005 Pagine: 272 «Non cantar più i tuoi vecchi versi sull’audace Robin Hood, le sue prodezze solo un poco ammiro. Io canterò le imprese del generale Ludd, ora l’eroe del Notthingamshire». Il generale Ludd e l’infallibile arciere della foresta di Sherwood, due personaggi che sfumano in quella indistinta linea di orizzonte che confonde leggenda e realtà. Due destini: da una parte una resistenza carsica nell’immaginario collettivo, dall’altra un mito universale ancora oggi fonte di imitazione letteraria e cinematografica. Sul movimento luddista – che nei primi decenni dell’Ottocento reagì all’industrializzazione forzata con la distruzione dei macchinari tessili nelle contee un tempo abitate da Robin Hood – il giornalista (The Nation) e militante ecologista, bioregionalista, Kirkpatrick Sale ha scritto letterariamente questo avvincente racconto popolare, senza trascurare la verità storica e il dettaglio bibliografico, con l’esplicito intento di riproporre quelle gesta come esempio per l’oggi. La sfida luddista infatti non si riduce al contesto storico a ai “modi di produzione” del tempo, perché fu eminentemente morale. Chiama in causa sul terreno della giustizia e dell’equità le premesse fondamentali di quella politica economica “industrialista” e la legittimità dei principi di profitto sfrenato, competizione e di innovazione che ne sono alla base. Una resistenza in nome della comunità di villaggio, della cultura familiare, dell’artigianato, del tempo biologico, della natura minacciata dall’incedere del pragmatismo produttivistico. Quella rivolta è terminata sotto le baionette dei fanti di sua Maesta tra l’aprile e l’ottobre del 1814? Non proprio. Le braci ardono ancora sotto le ceneri. Il divorzio sempre più straziante tra cultura e natura vede oggi migliaia di figli abbandonati e disponibili a mettere in discussione le lusinghe dello sviluppo. Sono le persone ordinarie che si ritrovano in Val Susa, piuttosto che sullo stretto di Messina, nelle pratiche della decrescita piuttosto che della “ecologia del profondo”, in quella wilderness che, ancor prima che naturalistica è spirituale, olistica, contro le chimere biotecnologiche e l’alienazione indotta dall’automazione elettrotecnologica. Insomma, se avete la tentazione di buttare nel cestino il computer del vostro ufficio, un po’ Ned Ludd lo state diventando anche voi. |